L'autunno di bello ha i colori. Nuance caldissime, dal giallo oro al marrone più intenso, attraverso un ventaglio di sfumature confortevoli che richiamano i boschi, i funghi, le foglie, il camino acceso. E poi ci sono loro, le castagne, con un colore così peculiare che hanno un pantone specifico, color castagna per l'appunto. Raccoglierle vuol dire addentrarsi davvero nell'autunno e, per fortuna, l'Italia ha posti incantevoli dedicati ai castagneti. Ecco quali sono i posti migliori per raccogliere le castagne sulla nostra Penisola.

Il castagno, ovvero l'albero del pane

I frutti del castagno, noti fin dai tempi dei Romani, diventano centrali nell'alimentazione con i Longobardi, a partire dal VI secolo. Siamo nell'Alto Medioevo e nella cucina longobarda la farina di castagne gioca un ruolo centrale, soprattutto nei periodi di carestie. Per questo motivo i castanetum, i castagni, erano considerati gli alberi del pane: un alimento diffuso tra tutte le popolazioni submontane grazie all'apporto energetico importante. In effetti è un frutto ricco di glucidi, lipidi, protidi, sali minerali, calcio, sodio, potassio, fosforo, rame e ferro. In particolare il frutto è ricco di amidi (31% allo stato fresco, 60% allo stato secco), carboidrati, proteine, vitamine B,C e PP. Inoltre i decotti fatti con le foglie sono sempre serviti per la loro azione sedativa e antispasmodica nei confronti dei malanni da raffreddamento, tipicamente autunnali. Agiscono bene anche contro il catarro, la diarrea, le emorroidi, le emorragie e come coadiuvanti nella terapia delle sindrome pre-varicose, flebiti e degli stati di fragilità capillare.

Il legno del castagno è tra i più pregiati perché resistente, di lunga durata, buono per le costruzioni di travi, mobili, navi. Il suo tannino è sempre stato utilizzato per la concia delle pelli e tanti produttori di vino ancora decantano le virtù delle botti in legno di castagno. Le varietà dei frutti conosciute sono circa trecento: una prima distinzione importante è quella tra castagne e marroni, dove i secondi si distinguono per qualità della polpa, grana fine, gusto più dolce, nascono dell'intervento umano e da terreni più vocati. La castagna infatti è un frutto selvatico che ha avuto, come abbiamo visto, soprattutto una funzione nutritiva. Passando dalla raccolta spontanea alla coltivazione scientifica sono nate diverse cultivar di pregio. Vediamole assieme andando in giro per i territori italiani.

Le castagne in Nord Italia

Nel regno delle nocciole, che è il Cuneese con le sue Langhe, c’è spazio anche per castagne di qualità. La castagna di Cuneo è nei boschi tra i fiumi Po e Tanaro: una volta raccolta viene essiccata in strutture in murature conosciute come secou. Le vere chicche sono quelle Garrone Rosso, prodotto di pezzatura medio-grande e ottima qualità, e il Marrone di Chiusa Pesio, particolarmente pregiato.

Oltre a queste, un’altra ventina di tipologie possono fregiarsi della denominazione Igp Cuneo. Una zona assai suggestiva è quella di Montà, nella zona del Roero, dove esiste un vero e proprio “sentiero del castagno” con alberi secolari che connotano fortemente il paesaggio delle Rocche, falesie di calcare tipiche del Roerino. C’è anche una cultivar speciale, la castagna della Madonna, tipologia a precoce maturazione settembrina, raccontata dai contadini della zona lungo un percorso di oltre dieci chilometri.

Classica zona submontana è quella della Val di Susa, un’area del Piemonte dove la farina di castagne si utilizza da millenni. Ben cinque sono qui le tipologie di marroni da cercare: il m arrone di San Giorio di Susa, quello di Meana di Susa, di Sant’Antonio di Susa, di Bruzolo e di Villar Focchiardo (qui i coltivatori si sfidano alla gara della castagna più pesante), con frutti medio grandi, croccanti e dolci. Anche qui esiste una Igp e i posti da segnare sulla cartina sono il Colle Braida e in generale i boschi che circondano la sacra di San Michele.

In provincia di Brescia la direzione è quella della Valle Trompia dove, alle pendici del Monte Spina, nel comune di Bovezzo, i terreni terrazzati si alternano a vigneti e castagneti fino a Sant’Onofrio, un santuario ricco di affreschi dedicati all’eremita. Il percorso continua fino a Casarole per ammirare i marroni secolari. Se cercate un posto adatto anche ai più piccoli puntate verso Prim’Alpe Sopra Canzo, nel Comasco, dove oltre a raccogliere le castagne si può passeggiare nel sentiero dello Spirito del bosco, ricco di sculture in legno e pietra che raffigurano animali, gnomi e creature magiche. Alla fine del sentiero c’è anche un divertente labirinto.

Luogo incantevole per il foliage autunnale è il Parco naturale del Monte Baldo in Trentino, conosciuto come il “Giardino d’Italia”. In particolare tra Brentonico e Castione esiste un sentiero dei castagneti che fa da cinta al paese di Castione e dove gli alberi sono maestosi e antichi: qui è il marrone a farla da padrone.

Anche l’Alto Adige vanta una tradizione importante, fatta di molte feste dedicate alla castagna. A cominciare da quella di Lana, in provincia di Bolzano: è la Keschtnriggl, dal nome locale dell’attrezzo in vimini utilizzato un tempo per sbucciare le castagne. Si preparano nelle piazzette del paese e si accompagnano al Sußer, il vino novello altoatesino. Altro nome un po’ impronunciabile è quello del Torggelen, la festa del vino nuovo in Valle Isarco, sempre in Alto Adige, dove il sentiero dedicato alla castagna è lungo ben 60 chilometri e va da Bolzano a Bressanone. Si può dividere in più tappe, con momenti dedicati alla visita dei borghi e facendo soste nei diversi masi e nelle cantine che si incontrano lungo i sentieri, per gustare i prodotti di stagione nelle tipiche stube di legno.

Per i patiti di documentazione, sull’Appennino modenese c’è il Museo del Castagno e del Borlengo nell’Ospitale di San Giacomo di Zocca, in provincia di Modena. Tre sale per ripercorrere la storia della castagna, la sua diffusione, le caratteristiche dell’albero, le malattie a cui va soggetto e uno spazio chiamato Fantacastagneto per far toccare con mano l’habitat ideale. Il percorso museale prosegue poi all’esterno dell’Ospitale e si inoltra lungo un sentiero pianeggiante nel cuore dei castagneti di monte San Giacomo, articolato in 13 tappe e attrezzato con cartelli informativi che illustrano le fasi della coltivazione dell'albero. La parte del Borlengo è dedicata a un piatto tradizionale, una ricetta povera della zona, ovvero una frittata sottile fatta con acqua e farina.

Parlando di castagne in Emilia-Romagna non possiamo non citare il borgo di Pavullo del Frignano, il cui territorio (di interesse archeologico) è caratterizzato da boschi vasti dove addentrarsi alla ricerca del buonissimo Marrone di Pavullo, perfetto per cucinare il marron glacé. Nell’Antico Frignano fa tappa la Strada Europea del Castagno, che parte dalla Turchia e arriva fino al Portogallo. Gli amanti della fotografia potranno inoltre fermarsi nel borgo di Toano, dove troveranno l’omonimo castagno alto 10 metri e con un diametro di 182 centimetri. Si tratta di una sorta di monumento storico, in quanto i partigiani si nascondevano sempre nel fusto di questo castagno per non farsi trovare dalle truppe nazifasciste.

Le castagne in centro Italia

Il posto più noto per le castagne in Toscana è il Monte Amiata. È possibile addentrarsi in castagneti pubblici per ammirare le colossali piante, rimanere stupiti dalla loro bellezza e raccogliere, laddove è consentito, anche i frutti. Al fine di promuovere un turismo consapevole e amante della natura è nata anche “La strada della castagna del Monte Amiata” a salvaguardia della Igp della zona. Qui, oltre il marrone, sono infatti  conosciute le tipologie bastarda rossa e cecio. Piacciono arrostite, ma conquistano anche con il castagnaccio e la polenta di castagne. I terreni derivati dal disfacimento di rocce vulcaniche regalano a questo frutto un sapore inconfondibile.

Sul versante grossetano i castagneti pubblici sono abbastanza frequenti e in particolare è bene tener presenti quelli Piancastagnaio, località famosa per le qualità e le quantità di castagne. Tra i migliori frutti d’Italia ci sono quelli del Mugello, ancora castagne toscane dunque dal polpa bianca, croccante e dolce. L’Igp è il Mugello del Marradi, località che è anche uno snodo del trekking dell’Alta Via dei Parchi ed è poco distante dal Sentiero di Garibaldi, passeggiata facile e istruttiva per i bambini che vogliono conoscere le imprese dell’eroe dei Due Mondi.

La Provincia di Arezzo vanta addirittura una Dop, il Marrone di Caprese Michelangelo. Gli fa eco la Tuscia viterbese, nel Lazio, che con la Castagna di Vallerano si è aggiudicata un'altra Dop. Il borgo medievale è tutto dedicato al frutto del castagno fino a metà novembre, con assaggi nelle grotte di tufo, cortei storici con sbandieratori, visite a chiese ed eremi della zona. Tutto, ovviamente accompagnato da caldarroste e vino nuovo.

Le castagne nel Sud Italia

La Campania tira la volata con diverse castagne a marchio Igp e Dop. Nel Salernitano è famoso il marrone di Roccadaspide con due varietà, Abate e Nzerza, ma la raccolta è permessa in tanti castagneti dei Monti Alburni e nella valle del Calore, dove si possono degustare conserve di castagne sciroppate, cioccolatini e altri dolci tradizionali. Nell’Avellinese è Montella a vantare un frutto di pregio in due varianti, la Palummina e la Verdole. Un prodotto natalizio della zona è la Castagna del Prete, castagne in guscio essiccate, tostate e successivamente idratate con acqua. Una volta sgusciate si presentano dal colore marrone intenso e dal sapore caratteristico che richiama la caramellizzazione degli zuccheri.

I castagneti della Valle Roveto, in provincia dell’Aquila, si estendono alla destra del fiume Liri, lungo tutta la valle. Qui troviamo la Roscetta della valle Roseto Igp, di solito abbrustolita e conservata tutto l’anno. Ci sono numerosi esemplari di castagni con diametro maggiore di due metri e altezze intorno ai 30 metri che sicuramente superano i 200 anni.

Dal Pollino all’Aspromonte ci si imbatte facilmente in castagni che hanno anche 400 anni, in particolare nella Vallata del Gallico. Anche qui diverse le varietà: la Lucente, la Giacchettara, la Curcia, la Nserta.  Fra queste anche la Riggiola, ovale e leggermente schiacciata, è ottima essiccata e per alcune trasformazioni, come la canditura o le castagne al mosto cotto. La Mamma ed il Selvatico di Cenadi sono, invece, ottime varietà da legno. L’abbondanza e l’uso ancora così frequente di questo frutto hanno meritato un museo, quello di Cerva, in provincia di Catanzaro.

In Sicilia troviamo una delle leggende più note legate a questo albero, il castagno dei 100 cavalli, un albero monumentale plurimillenario – simbolo di pace per l’Unesco – alto più di venti metri e largo altrettanto. Siamo nel comune di Sant’Alfio, nel parco regionale dell’Etna, dove si narra che una regina vi trovò riparo con cento dei suoi cavalieri per scampare a un temporale.

Questa è zona di esemplari unici al mondo: poco distante da questo infatti, ce n’è un altro, il Castagno Nave, appena più piccolo, 19 metri in altezza per venti di diametro. In verità è tutto il vulcano siciliano a regalare castagne dal sapore peculiare, grazie alla particolare tipologia di terreno lavico, ricco di minerali.

Altri castagneti si trovano in provincia di Palermo, in zona Rocca Busambra, nel Corleonese o nel bosco della Ficuzza. L’area nasce come riserva di caccia di Ferdinando III di Borbone, nel XIX secolo e presenta una grande varietà di ambienti: varie tipologie di bosco, aree rupestri e semi rupestri, zone umide sia fluviali che lacustri, oltre mille diverse specie vegetali e la quasi totalità degli animali presenti in Sicilia. Nel parco delle Madonie gli abitanti di Petralia Soprana sono conosciuti anche come “castagnusu” per il loro carattere arcigno: in realtà il richiamo è ai folti boschi di castagno madoniti. Con alcuni esemplari di tutto rispetto, come quello in contrada Taccarelle, alto quasi trenta metri e il più famoso "castagno coricato sul torrente", con i suoi quattro rami che si sono sviluppati in verticale, ormai  veri e propri alberi.