Il WWF stila un report sul sul legame tra consumi e deforestazione, un rapporto molto crudo che dimostra quanto sia importante scegliere il cibo responsabilmente. Molti prodotti di largo consumo, infatti, vengono importati da Paesi responsabili della deforestazione globale, prodotti come caffè, soia, carne bovina. Dal report emerge che i consumi dei cittadini europei causano il 10% del disboscamento mondiale. Secondo l'associazione ambientalista ogni anno spariscono 10 milioni di ettari di foreste a causa della riconversione dei terreni agricoli. Finché si parla di agricoltura i dati sono "solo" tragici, quando si entra nel mondo della carne questi dati diventano catastrofici.

Il WWF afferma che l'80% della deforestazione mondiale è, infatti, dovuta alla necessità di fare posto ai pascoli per la produzione di carne, alle piantagioni di soia e olio di palma. Per tutti questi motivi il titolo del report è emblematico: "Quanta foresta avete mangiato, usato e indossato oggi?".

Una spesa responsabile è un dovere, non più una scelta libera

Il problema del cambiamento climatico ha più di un secolo di vita: il fisico Svante Arrhenius pubblica infatti il primo calcolo del riscaldamento globale da un aumento della CO2, e comprende il ruolo del vapore acqueo nell'amplificazione del fenomeno, nel 1896; ora secondo le associazioni ambientaliste non c'è più molto tempo per salvare il pianeta.

Considerando esclusivamente il consumo di caffè, di cui l'Europa è il principale mercato, entro il 2050 il 50% delle aree attualmente coltivate a caffè diventeranno inadatte alla produzione perché il fabbisogno sarà triplicato. Questo spingerà le coltivazioni verso nuovi terreni e nuove deforestazioni. Per questo motivo nel report il WWF chiede di acquistare il caffè esclusivamente da aziende certificate. Il problema di questa richiesta? Solo il 20% delle torrefazioni sono certificate.

Problema enorme anche per la soia perché negli ultimi anni la produzione è aumentata in modo esponenziale. La cosa sconvolgente è che l'aumento non è dovuto al consumo umano: il 97% delle farine di soia prodotte finisce negli allevamenti intensivi, dov’è ingrediente principe dei mangimi per animali. L'incremento esponenziale della domanda di carne ha influito in maniera molto seria sul ridimensionamento della foresta Amazzonica, il polmone della Terra, perché il Brasile è il principale produttore di soia nel mondo. Da quando Bolsonaro è al governo, 2 anni ormai, le tutele che dovrebbero proteggere uno dei più preziosi ecosistemi al mondo sono state totalmente ignorate, molto più di quanto non venissero ignorate prima.

Sul caso della foresta Amazzonica e la responsabilità dell'Europa (e dell'Italia) del suo disboscamento c'è stato un interessante reportage di Milena Gabanelli sul Corriere della Sera qualche mese fa. Secondo quanto emerso dalla ricerca della giornalista piacentina "dietro le immagini dell’Amazzonia che brucia si nasconde l’import europeo". L’aggravante che riguarda direttamente gli italiani è che il nostro Paese è il massimo importatore del continente di carne bovina dal Brasile (25,4 mila tonnellate per 134,7 milioni di euro nel 2018); di cui 13 mila tonnellate sono andate al Consorzio di Tutela della Bresaola della Valtellina IGP.

Quando facciamo la spesa è importante prestare attenzione anche alla provenienza della bresaola che portiamo in tavola, così come di tutti gli altri prodotti: fare la differenza non è poi così difficile. Per la Giornata mondiale dell'alimentazione il WWF ha anche pubblicato un decalogo fatto di indicazioni cruciali per l'alimentazione giornaliera. Dieci regole da seguire per un'agricoltura sana sette parole chiave per una dieta amica del pianeta: nulla di complicato o arzigogolato.