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La seconda causa dell’emergenza climatica che stiamo vivendo è la deforestazione, alle spalle dei combustibili fossili. Le foreste che bruciano hanno un duplice effetto negativo, perché rilasciano anidride carbonica e riducono la capacità di assorbire i gas serra. L’80% della deforestazione è dovuto alla necessità di nuovi pascoli per la produzione di soia, olio di palma e carne, tre prodotti enormemente consumati nei Paesi occidentali secondo l'inchiesta della coppia Gabanelli-Ravizza.

L’Europa brucia l’Amazzonia

Secondo il reportage realizzato da Milena Gabanelli e Simona Ravizza, i responsabili della deforestazione potrebbero essere gli europei, a causa dell'enorme richiesta di carne, mangimi, legno e olio di palma. La filiera interna, infatti, non basta a soddisfare il bisogno dei singoli Stati che fanno dunque appello all'importazione dal Sudamerica e dal Sud-Est asiatico. Paesi che, nella gran parte dei casi per motivi commerciali, bruciano le proprie foreste, in modo da fare spazio alle coltivazioni intensive.

L’importazione di carne per la Bresaola IGP

Secondo quanto emerso dal reportage pubblicato sul blog che Milena Gabanelli tiene sul Corriere della Sera, “dietro le immagini dell’Amazzonia che brucia si nasconde l’import europeo”. L’aggravante che riguarda direttamente gli italiani è che il nostro Paese è il massimo importatore del continente di carne bovina dal Brasile (25,4 mila tonnellate per 134,7 milioni di euro nel 2018); di cui 13 mila tonnellate sono andate al Consorzio di Tutela della Bresaola della Valtellina IGP.

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Il Consorzio ha risposto alla Gabanelli, non contestando l’importazione della carne, che viene utilizzata per uno dei prodotti più noti della gastronomia italiana, ma contestando il ruolo nella deforestazione: “I volumi di carne che il Consorzio importa dal Brasile, anche se la cifra di 13 mila tonnellate potrebbe sembrare ingente, corrispondono allo 0,2% del totale dei bovini da carne prodotti dal Paese sudamericano. Un quantitativo irrisorio, lungi dall’essere rappresentativo”. Inoltre viene specificato che “Non esiste prova che la carne utilizzata per realizzare la Bresaola della Valtellina IGP provenga da allevamenti che pascolano in aree sotto l’embargo”.

Va detto che nel disciplinare non c’è menzione di un obbligo riguardante l’allevamento in Lombardia e lo stesso consorzio nel 2015 ha cominciato un programma di selezione dei fornitori che prevede visite in Brasile di ispettori per avere queste garanzie.

L’importazione della soia da Brasile e Paraguay

Discorso simile per la soia, a cui si aggiunge anche il Paraguay: l’Italia resta il secondo Paese importatore dal Brasile con 267 mila tonnellate, ma è il primo importatore dal Paraguay da cui trae 114 mila tonnellate di soia. A che ci serve tutta questa soia? A produrre mangimi destinati ai nostri allevamenti intensivi. Praticamente importiamo carne o mangimi per produrre altra carne.

Ancora sul banco degli imputati: l'importazione di olio di palma

Per queste due materie prime si lascia l’Amazzonia per passare al Sud-Est asiatico perché un terzo delle importazioni UE dall’Indonesia di olio di palma arriva in Italia. Secondo posto nell’importazione dalla Malesia per 357 mila tonnellate. I dati, scrive la Gabanelli, sono stati raccolti in collaborazione con il progetto «Deforestazione Made in Italy», realizzato dal giornalista Francesco De Augustinis che, in un lavoro durato due anni, ha indagato il rapporto diretto tra le eccellenze del Made in Italy e la deforestazione tropicale.

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Il ruolo dell’Europa nel contrasto alla deforestazione

La commissione europea ha creato una Commissione per lo Sviluppo Sostenibile con una serie di esperti che hanno individuato nella protezione delle foreste uno dei primi obiettivi per proteggere il pianeta. Per fine anno sarà presentato un documento sul tema, in cui verranno incoraggiati i prodotti provenienti da catene di approvvigionamento che non incidono sulle aree deforestate.

I singoli Stati si stanno organizzando in maniera autonoma e nelle 13 pagine della Dichiarazione di Amsterdam firmate da Francia, Danimarca, Olanda, Regno Unito, Norvegia, Germania ed Italia, si legge la volontà ferma di contrastare l’importazione di soia, olio di palma e cacao proveniente dalle aree colpite al fine di scoraggiare nuovi roghi dolosi. Francia e Germania, in aggiunta, stanno discutendo di alcune tasse: i primi hanno stanziato accordi commerciali con i Paesi esportatori che garantiscono filiere pulite, mentre la Germania vuole portare l’Iva sulla carne dal 7 al 19%.