
Chi non ricorda i “falsi amici” quando si sta imparando una nuova lingua? Parole che in qualche modo ci ingannano perché risultano familiari, ma che, invece, hanno un altro significato. Ecco, granturco potrebbe essere uno di quei termini che sembra darci un indizio e, al contrario, ci porta fuori strada. Si tratta di una delle denominazioni più note del mais, ora diventata meno comune di un tempo: ci fa pensare che questo cereale possa avere qualcosa a che fare con la Turchia, pur non essendo così. Da dove viene allora? Proviamo a capirlo.
Granturco: perché il mais si chiama così
Quando si fa riferimento al mais in italiano, ecco che tra i sinonimi del termine spunta anche granturco, ma non solo: altra variante popolare è granoturco, mentre meno diffusa è la forma separata gran turco. Tutte le espressioni, però, riportano alla Turchia, come se fosse il paese d’origine di questo cereale e delle sue tante varietà (tra giallo, bianco e viola), ma in realtà sappiamo che non è così. Il mais, infatti, proviene dal Centro America, in particolare dal Messico, dov'è coltivato da millenni, e fu portato poi in Europa da Cristoforo Colombo tra la fine del ‘400 e l'inizio del ‘500. Nel nostro Paese, soprattutto nella Pianura padana, la sua coltivazione a scopo alimentare si fa sempre più frequente nel XVII e nel XVIII secolo fino a diventare nell’800 la base dell’alimentazione della maggior parte dei contadini del Nord Italia. La parola “granturco” nasce in Età Moderna, quando con “turco” nel linguaggio comune veniva indicato tutto ciò che arrivava da lontano, considerato esotico e straniero: il mais, infatti, rispetto al grano (o frumento), pur appartenendo alla stessa famiglia delle Graminacee e avendo destinazioni d'uso simili (per esempio la trasformazione in farina), è una pianta che non fa parte del genere Triticum e che si caratterizza per la sua pannocchia e l'essere senza glutine.

Le origini del termine granturco e la “confusione” con l’Oriente
Come riportato dall’Enciclopedia Treccani, le voci “granturco” e "granoturco" sono improprie, in quanto possono generare confusione sull’origine del mais che, come abbiamo accennato, arriva dal continente americano e non da quello asiatico. Un equivoco che si riscontra anche in un’altra definizione che vede protagonista sempre il mais, chiamato pure “grano d’India”, dove l’India in questione, però, deve essere coniugata al plurale, in quanto si tratta in realtà delle Indie Occidentali, ovvero le isole caraibiche dove approdarono i navigatori spagnoli nel XV secolo e non quelle Orientali, com’era conosciuto all’epoca il Sud est asiatico. Sempre l’oriente geografico compare anche in altre ipotesi che prendono in esame la diffusione del cereale tramite le rotte commerciali: i Balcani furono un territorio d’elezione per questa pianta grazie a condizioni climatiche favorevoli e sembra che la sua espansione nelle regioni settentrionali dell’Italia abbia preso il via proprio da lì, favorendo la denominazione “turco”. L’Accademia della Crusca cita, inoltre, la possibilità di un’errata traduzione dall’inglese, con il mais che veniva chiamato wheat of turkey – perché destinato inizialmente a essere un cibo per questi volatili – con turkey che può significare tanto “tacchino” quanto “Turchia”: un altro misunderstanding etimologico di cui vale la pena andare alla scoperta.

Mais, un nome che arriva da lontano
La storia della parola granoturco si unisce a quella altrettanto affascinante del termine con cui ora il cereale è comunemente noto. Mais, infatti, deriverebbe da mahís, vocabolo coniato per questa pianta dalla popolazione dei Taino, gli abitanti delle Antille che entrarono in contatto con i conquistadores, i quali lo adattarono allo spagnolo sotto forma di mahiz e maiz, per poi modificarsi nelle diverse lingue europee, diventando per esempio maize in inglese, maïs in francese e mais in italiano. Botanicamente, il mais è classificato come Zea Mays dalla metà del ‘700: la definizione scientifica si afferma progressivamente nei contesti più tecnici, mentre in Italia a livello popolare prevale per molto tempo la versione granturco. In un grafico realizzato dall’Accademia della Crusca, per esempio, viene analizzato l’andamento di entrambe le voci dall’800 al 2019 prendendo come riferimento le citazioni all’interno dei libri, mostrando come “mais” dal 1980 in poi sia diventata la denominazione principale.

Non solo granturco: i nomi regionali del mais
Se si entra ancora più nel dettaglio, granturco, granoturco e grano d’India non sono abbastanza come appellativi per il mais. Esistono infatti molteplici varianti locali che ancora resistono nei dialetti di quelle regioni in cui il mais ha avuto un ruolo centrale nell’alimentazione, basti pensare alla polenta e a una celebre espressione che identifica chi abita nell’Italia del Nord: polentoni. Tra i termini più caratteristici ci sono meiȓa e meliga in Piemonte (da qui i tipici biscotti paste di meliga), che deriverebbero dal miglio, cereale largamente coltivato in passato e che viene progressivamente sostituito dal mais, oppure formenton in Veneto e in Toscana, frumentone in Emilia Romagna o granone, per sottolineare la maggiore grandezza e rusticità dei chicchi rispetto a quelli più affusolati del classico frumento.