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Non è proprio un 2021 memorabile per gli inglesi, in particolar modo se si parla loro di Italia. Dopo la bruciante sconfitta a Euro2020, e la vittoria al fotofinish di Filippo Tortu nella finale dei 400 metri olimpici proprio davanti agli atleti britannici, ecco che i sudditi della Regina si ritrovano a fare a meno di un bel po’ di cibo nostrano. Soprattutto pasta, olio extravergine di oliva e passata di pomodoro. Ai britannici insomma sta rimanendo particolarmente di traverso il Made in Italy, stavolta però non c’è di mezzo nessuno sport ma si tratta delle conseguenze burocratiche causate dalla Brexit.

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A causa dell’uscita dall’Unione Europea, infatti, a Londra stanno conoscendo un significativo taglio delle specialità gastronomiche provenienti dal nostro Paese. Stando ai primi dati per colpa della Brexit gli inglesi hanno ridotto le importazioni (e dunque i consumi) di molte materie prime che compongono la Dieta mediterranea.

La Brexit “blocca” il cibo italiano: i numeri del calo

Bye bye dunque a pasta, olio e pomodoro, che hanno conosciuto rispettivamente un calo nelle importazioni del 28, 13 e 16%, ma anche il formaggio non se la passa bene con un -9%. E per un popolo che non è proprio noto per le sue prelibatezze cibarie, questi numeri rappresentano una vera mazzata dal punto di vista gastronomico. Ma in che modo la Brexit sta ostacolando l’importazione dei prodotti Made in Italy in Gran Bretagna? “Le criticità maggiori, per chi esporta verso il Regno Unito – precisa Coldirettiinteressano le procedure doganali e riguardano anche l’aumento dei costi di trasporto dovuti a ritardi e maggiori controlli”.

Un trend negativo che non riguarda solamente il cibo ma anche il beverage. Conosce un calo pure il comparto del vino e degli spumanti, con Coldiretti che comunica un -7%.

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I guai, ovviamente economici, riguardano anche il nostro Paese. L’Italia, con il calo delle esportazioni in una Nazione che rappresentava il quarto partner commerciale (dopo Francia, Germania e Usa), dovrà fronteggiare una perdita di quasi 3 miliardi e mezzo di euro dai mancati scambi con Londra. Dallo stravolgimento dei mercati e dell’import-export potrebbero “beneficiarne” i prodotti italian sounding, spacciati per nostrani ma di infima qualità. In passato l’Unione Europea aveva diffidato il Regno Unito dalla vendita di falso Prosecco alla spina, in lattina, o dal commercio di kit per produrre in casa vini contraffatti. Il calo delle importazioni non riguarda solamente il commercio con l’Italia, ma anche l’ingresso nel Regno Unito di specialità gastronomiche di altri Paesi dell’Unione Europea. A rischio, tra gli altri prodotti, le scorte di chorizo spagnolo e formaggio francese.