
Piatti classici come gli spaghetti alle vongole, il sauté di cozze e o le alici marinate potrebbero diventare sempre più difficili da portare in tavola. L’aumento delle temperature marine sta infatti mettendo sotto pressione alcune delle produzioni simbolo della pesca e dell’acquacoltura italiana. A lanciare l’allarme sono Coldiretti Pesca e Confcooperative Agroalimentare e Pesca, secondo cui il surriscaldamento delle acque sta provocando morie di molluschi, riducendo la disponibilità di ossigeno e alterando gli equilibri dell’ecosistema marino.
Il problema non riguarda soltanto cozze e vongol: le temperature elevate possono infatti ridurre la presenza di plancton, fondamentale per l’alimentazione di sardine e acciughe, e compromettere la riproduzione di numerose specie. Le conseguenze si riflettono anche sugli allevamenti ittici, che rischiano di avere meno risorse disponibili per la produzione dei mangimi. Secondo le stime diffuse da Confcooperative, i danni legati agli effetti del cambiamento climatico sul comparto ittico ammonterebbero a circa 200 milioni di euro all’anno.
Nel Delta del Po acque oltre i 30 gradi
Tra le aree maggiormente colpite figura il Delta del Po, dove in alcuni tratti la temperatura dell’acqua ha superato i 30 gradi. Una condizione estrema che ha favorito la moria di cozze, vongole e altri organismi marini. Nella Sacca degli Scardovari, in provincia di Rovigo, dalla fine di giugno è stata sospesa la vendita delle cozze Dop che mostravano evidenti segnali di sofferenza. L’area, riconosciuta dal 2015 come Riserva della Biosfera MaB Unesco, ospita anche allevamenti di ostriche. Queste ultime sono considerate più resistenti rispetto ad altri molluschi, ma non sono completamente immuni agli effetti del caldo eccessivo.
Una situazione altrettanto critica si registra nella laguna di Goro, dove lo scarso ricambio delle acque e la proliferazione di microalghe hanno favorito fenomeni di anossia, cioè una grave carenza di ossigeno. In alcune zone le perdite di vongole allevate avrebbero raggiunto il 90%. Un danno che si aggiunge alle difficoltà già provocate dalla diffusione del granchio blu, specie invasiva che negli ultimi anni ha compromesso una parte consistente della produzione.

A rischio anche sardine e acciughe
Il surriscaldamento del mare potrebbe avere conseguenze importanti anche sul pesce azzurro, elemento centrale della tradizione gastronomica italiana. Le acque più calde trattengono infatti meno ossigeno e possono modificare la quantità e la distribuzione del plancton, alla base della catena alimentare marina. Una minore disponibilità di nutrimento rischia di incidere sulla crescita e sulla fase riproduttiva di sardine e acciughe, riducendo la sopravvivenza delle larve.
Il fenomeno può coinvolgere anche le specie utilizzate per produrre farine e mangimi destinati all’acquacoltura, con possibili ripercussioni sull’intera filiera. Lungo la costa marchigiana cresce inoltre la preoccupazione per la formazione di mucillagini, aggregati gelatinosi favoriti dalle elevate temperature e dall’abbondanza di sostanze nutritive nell’acqua. Pur non essendo sempre tossiche, le mucillagini possono ostacolare la pesca, danneggiare le reti e ridurre l’ossigenazione dei fondali.
Monitoraggio e adattamento per proteggere le produzioni
Secondo gli operatori del settore, per affrontare l’emergenza sarà necessario rafforzare il monitoraggio delle acque in tempo reale, migliorare la gestione idraulica delle lagune e delle sacche e investire nella ricerca. L’obiettivo è individuare specie più resistenti, tecniche produttive capaci di adattarsi alle nuove condizioni climatiche e sistemi che favoriscano il ricambio e l’ossigenazione delle acque.
Restano fondamentali anche le precauzioni per i consumatori. Cozze e vongole non devono essere mangiate crude: né il succo di limone né l’aceto eliminano batteri e altri microrganismi potenzialmente pericolosi. Prima della cottura è opportuno scartare i molluschi con le valve già aperte, mentre dopo la cottura vanno eliminati quelli rimasti chiusi. È inoltre importante acquistare esclusivamente prodotti confezionati, muniti di etichetta, tracciabilità e bollo sanitario del centro di depurazione.