È un'estate tinta di rosa quella di Marsala, la città siciliana in provincia di Trapani. E lo è per più motivi: per il suo glorioso tramonto sulle saline che tinge dal rosa al rosso-fuoco l'orizzonte, le vasche di sale che assumono colori delicati, la pietra locale delle case e delle strade che irradia sfumature dall'ocra al rosa antico. Questa particolare condizione di luce che avvolge la città è conosciuta come albarìa: il nascere e il tramontare del sole in un sereno scenario marinaro. Un nome perfetto anche per un nuovo vino, rosato ovviamente. Pellegrino ha chiamato così il suo Frappato Rosé ed è quasi un fiocco rosa per celebrare i 140 anni di questa azienda conosciuta nel mondo soprattutto per la produzione di vino marsala. Albarìa è anche il nome del Teatro a Mare delle Saline Genna – sempre di proprietà della famiglia di viticoltori – che ha un calendario fittissimo di eventi per l'estate: concerti di musica classica sull'acqua, cinema all'aperto, teatro, reading di letture. La rassegna, giunta alla sua terza edizione, si chiama ‘A Scurata, cunti e canti al calar del sole organizzata dal Mac, movimento artistico culturale.

Il marsala dai punici agli inglesi in una cantina

In verità sono tante le opportunità di svago, miste ad approfondimento, che offre la città siciliana. A cominciare proprio dal vino che porta il suo nome. Una storia affascinante che si può ripercorrere facendo visita alla cantine Pellegrino che di questa etichetta ne sono custodi e ambasciatori, anche grazie a sviluppi più innovativi. La data di inizio è il 1880, i fasti del vino marsala erano già in caduta libera e Paolo Pellegrino, notaio con la passione della viticoltura, non volle gettare la spugna. Nasce così il marchio Pellegrino grazie anche all'impegno della moglie di Paolo, la francese Josephine Despagne, una delle primissime donne a condurre un'azienda vitivinicola in Italia. Il marsala non muore, anzi inizia la sua nuova ascesa nei mercati internazionali ed è così fino agli anni '80 del secolo scorso. In seguito, il calare del successo dei vini fortificati nei mercati segna il destino di un po' tutta la categoria che ha sempre degli estimatori, ma non raccoglie consensi nei volumi.

Attraversando i grandi spazi delle cantine – costruite nel 1890 e ampliate man mano – ci si immerge in una storia imprenditoriale italiana che ha attraversato eventi storici epocali. Se ne parla con Benedetto Renda, presidente della Pellegrino: “Oggi facciamo i conti con la mancanza dei turisti stranieri a causa dell’emergenza Covid – spiega l’imprenditore – ma questa azienda ha attraversato l'influenza Spagnola, due guerre mondiali, la crisi del 1929, la crisi del 2008. Siamo ancora qui e supereremo anche questa prova”. In effetti l’enoturismo è una voce importante per la Pellegrino. L’anno scorso i visitatori sono stati 20 mila. Quest’anno si pensa soprattutto al turismo locale: “Che tuttavia – racconta Renda – sta apprezzando la nostra offerta. Niente visite e degustazioni mordi e fuggi, ma un pubblico attento e alto-spendente”. Gli appassionati di storia antica potranno vedere il calco dei resti dell’unica nave punica mai rivenuta. Marsala infatti è l’antica Lilybaeum, fondata dai Punici esuli dall’isola di Mozia e scampati all'assedio del tiranno Dioniso di Siracusa. Il mare antistante le cantine fu lo scenario della Prima Guerra Punica – 241 a.C – dove i Romani ebbero la meglio. Il recupero e il restauro del relitto si deve anche al contributo della famiglia Pellegrino. L’originale è nel Museo Archeologico Baglio Anselmi, mentre il calco fu donato alla famiglia dall’archeologa Honor Frost in segno di riconoscenza.

Le oltre mille botti di rovere disseminate lungo i corridoi sono a loro modo un museo “vivo”, perché sono ancora i contenitori pieni del prezioso vino liquoroso. “E ci riservano ancora delle sorprese – sottolinea il presidente – come la botte 167 che all'assaggio ha rivelato un marsala secco del 2001 così speciale da meritare una bottiglia tutta per sé. È nato così il Marsala Vergine Riserva Doc 2001 Single Barrel, un unicum nel panorama del marsala”. Altro pezzo di storia importante è la libreria con 110 volumi originali contenenti la corrispondenza degli scambi commerciali tra la Sicilia e il resto del mondo avvenuti dal 1814 al 1928. In queste pagine si snoda la trama delle alleanze politiche e commerciali tra le famiglie siciliane e quelle inglesi, i Whitaker, i Woodhouse, gli Ingham, i padri del successo del vino liquoroso nel mondo.

Rendere cool il marsala grazie ai cocktail

La famiglia Pellegrino non hai mai smesso di credere nel marsala e continua a produrlo nelle sue tante tipologie. Le uve sono quelle della Doc che è anche la più antica d’Italia: grillo, catarratto, inzolia, nero d’avola (per la versione rubino). Il resto lo fa il tempo, perché parliamo di un vino eterno. Le ragioni sono sostanzialmente due: innanzitutto perché nasce già come vino volutamente ossidato. Di conseguenza, l’ossigeno che è la causa di morte numero uno di altri vini, non può più far niente. In seconda battuta viene fortificato, pratica che ulteriormente lo stabilizza. L’ultima veste è quella della Marsala Revolution, cinque interpretazioni di questo vino pensate per entrare direttamente nel mondo della mixology. Packaging accattivante, nomi pop e un racconto anche un po’ rétro con storie di personaggi che hanno compiuto grandi imprese: Old John, Bip Benjamin, Uncle Joseph, Horatio, Anita, ovvero John Woodhouse, Benjamin Ingham, Joseph Whitaker, Horatio Nelson e Anita Garibaldi, i pionieri di questo prodotto.

Per usarli in drink contemporanei la Pellegrino si è affidata a Gianluca Di Giorgio, bartender e bar manager siciliano, ma con importanti consulenze in tutta Italia: “In realtà la sfida l’avevo lanciata io – racconta Di Giorgio – perché contattai i Pellegrino per usare i loro marsala nelle mie ricette. Sono cresciuto con questo vino liquoroso e ne ho sempre apprezzato la versatilità. Dopo qualche anno sono stato scelto dall'azienda come ambassador Marsala Revolution. È un prodotto perfetto per noi bartender perché sa essere discreto: non toglie e non aggiunge troppo, ma, partendo dalle sue peculiarità, puoi costruirci attorno tante ricette".

Foto di WMF Italia.
in foto: Foto di WMF Italia.

I cocktail Marsala Revolution

1. Il Vento

3cl di Old John Marsala Superiore Riserva Ambra semisecco 1998, 3cl di Campari, Soda all’origano, twist di limone, ramoscello di origano.

L’Old John è il più raffinato con le sue note di carruba, albicocca e pepe nero. Sta benissimo con focaccia calda e mortadella.

2. Golden Negroni

5cl BIP Benjamin Marsala Superiore Riserva Oro dolce 2013, 3cl di London dry Gin, 1,5cl Biancosarti, twist di arancia.

Il Bip è la versione più divertente e anche più “ruffiana” perché si miscela un po’ con tutto. Ha ancora note fruttate e questo aiuta la sua combinazione in cocktail che puntano alla freschezza. Provatelo con le paste di mandorla.

3. Little Sicily

3 cl Uncle Joseph Marsala Superiore Rubino, 4 cl di Bourbon, 3 cl di succo di agrumi, 1,5 cl di money mix (miele d’ape nera sicula e Five-O), acquafaba.

Qui l’austerità del Nero D’Avola si fa sentire con i frutti rossi e un maggior corpo. Però avvolge anche con note vanigliate. Da accompagnare a dolci di ricotta o pasta frolla al pepe.

4. Carosello

5 cl Horatio Marsala Superiore Ambra secco 2011, Campari 3 cl, Ginger Ale, chips di Parmigiano, salvia.

Freschezza e acidità caratterizzano questo cocktail che ha anche affascinanti note salmastre. Perché quindi non puntare sulle alici come aperitivo? Oppure da assaggiare accompagnato a formaggi.

5. M&M

3 cl Anita Garibaldi Marsala Superiore Ambra Dolce 2012, 6 cl Mezcal Joven 100% Espadin, angostura 2 dash, twist di arancia.

Miele, vaniglia, mela cotogna, dalle forti note di pasticceria, per chi ama i sapori avvolgenti e un po’ esotici. Da provare con dolci lievitati tipo panettone.