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16 Luglio 2026 11:57

Le migliori acque frizzanti secondo Altroconsumo: le più economiche battono le costose

Nel focus su 19 bottiglie, Coop Imperiale guida la classifica e due marche low cost sono Miglior Acquisto. TFA diffuso, ma entro i limiti di legge.

A cura di Francesca Fiore
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Dopo il confronto dedicato alle acque minerali in bottiglia, Altroconsumo ha approfondito i risultati relativi alle sole acque frizzanti, naturali effervescenti e addizionate di anidride carbonica. Il focus prende in esame 19 prodotti tra i più diffusi nei supermercati italiani e valuta non soltanto la qualità dell’acqua, ma anche la presenza di contaminanti e metalli, la chiarezza delle etichette e l’impatto degli imballaggi.

Anche in questa categoria il prezzo non sembra essere un indicatore affidabile: alcune delle bottiglie meno costose ottengono giudizi migliori rispetto a marchi più noti e più cari. Nessun campione supera i limiti di legge, ma la presenza di TFA, arsenico e altri elementi ha inciso sui risultati finali.

Le migliori acque frizzanti del test di Altroconsumo

Tra le 19 acque analizzate, Coop Imperiale conquista il titolo di Migliore del Test grazie ai risultati positivi ottenuti nella maggior parte delle prove e a un prezzo contenuto, compreso tra 0,26 e 0,36 euro per la bottiglia da 1,5 litri. Alpe Guizza Caudana e Viviland Presolana, venduta da MD, sono invece indicate come Miglior Acquisto per il buon rapporto tra qualità e prezzo.

Alpe Guizza è l’acqua più economica del gruppo, con un costo medio di circa 16 centesimi al litro, mentre Viviland costa circa 17 centesimi al litro. Entrambe hanno ottenuto valutazioni complessivamente buone. Alpe Guizza si ferma alla sufficienza nella prova sui contaminanti per la presenza di TFA, mentre per Viviland Altroconsumo segnala alcune informazioni migliorabili in etichetta.

I risultati confermano quindi quanto già emerso dal confronto generale sulle acque minerali: per acquistare un prodotto di buona qualità non è sempre necessario scegliere le marche più famose o spendere di più.

TFA rilevato nella maggior parte delle acque frizzanti

Uno degli aspetti principali dell’analisi riguarda il TFA, acido trifluoroacetico, una sostanza molto persistente associata alla famiglia dei PFAS. Il composto può derivare dalla degradazione di alcuni pesticidi, dai gas refrigeranti, da processi industriali, acque reflue e ricadute atmosferiche. Essendo molto solubile e resistente alla degradazione, può entrare nel ciclo dell’acqua e raggiungere anche le sorgenti utilizzate per l’imbottigliamento.

Nel focus di Altroconsumo il TFA è stato individuato nella maggior parte dei campioni: le sole acque in cui non è stato rilevato sono Conad, San Benedetto Benedicta e Ferrarelle Maxima.

I valori riscontrati non indicano un rischio immediato e restano al di sotto dei riferimenti previsti per le acque destinate al consumo umano. La presenza diffusa della sostanza viene comunque considerata un segnale da monitorare, soprattutto a causa della sua elevata persistenza nell’ambiente.

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Arsenico presente in tutti i campioni

Le analisi hanno riguardato anche arsenico, alluminio, manganese, nichel e altri contaminanti potenzialmente collegati alla sorgente, all’ambiente o al processo di imbottigliamento: la buona notizia è che nessuna delle acque esaminate supera i limiti stabiliti dalla legge.

Il nichel non è stato rilevato, mentre il manganese risulta assente nella maggior parte dei prodotti. L’arsenico è invece presente in tutti i campioni, anche se sempre in quantità inferiori alla soglia massima consentita. I valori più elevati hanno inciso negativamente sulla valutazione di Sant’Anna e Levissima, mentre Valmora e Ferrarelle Maxima hanno ottenuto un giudizio appena sufficiente. Conad si ferma alla sufficienza nella prova sui metalli per la presenza di alluminio. In tutte le acque sono state inoltre rilevate tracce di antimonio, una sostanza che può migrare dal PET delle bottiglie, ma anche in questo caso i livelli restano entro i limiti ammessi. Non sono stati invece individuati BTEX né sostanze riconducibili a trattamenti di disinfezione non consentiti per le acque minerali.

Quanto pesano le bottiglie delle acque frizzanti

Altroconsumo ha valutato anche gli imballaggi, considerando la quantità di plastica utilizzata per ogni litro d’acqua, la presenza di materiale riciclato, il tipo di etichetta e la praticità della confezione. Il peso delle bottiglie varia da poco meno di 18 grammi di plastica per litro per Conad a oltre 26 grammi per litro per San Pellegrino. Sono stati premiati l’impiego di plastica riciclata e l’utilizzo di etichette in plastica, considerate più semplici da gestire durante il processo di riciclo rispetto a quelle in carta. Tutte le bottiglie hanno superato la prova di maneggevolezza: San Pellegrino è stata però penalizzata per il peso elevato della confezione e per l’etichetta in carta.

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