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Women on fire
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2 Marzo 2026
15:00

L’ingegno è donna: le invenzioni al femminile che ci hanno migliorato la vita in cucina

Pur essendo il regno delle donne da sempre, spesso la storia della cucina e i suoi progressi vengono associati agli uomini. E invece la cucina è donna, in tutti i sensi: ecco le invenzioni al femminile che hanno cambiato per sempre la nostra vita, dal frigorifero alla lavastoviglie, e alcune ricette iconiche nate da menti femminili.

A cura di Martina De Angelis
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La cucina è donna, ma non solo nel modo in cui sei abituato a pensare. Di certo l’associazione donna-cucina è qualcosa di ancestrale, un’immagine associata a mamme e nonne, a matriarche intente a impegnarsi per sfamare la famiglia non solo per un bisogno fisiologico ma per espressione di amore. Ma donna e cucina è un connubio molto più profondo di così: nonostante spesso, troppo spesso, i grandi progressi del mondo della cucina vengono associati agli uomini – ma, in generale, il concetto di “genio” spesso è declinato al maschile – in realtà alcune delle invenzioni più iconiche e utili del mondo culinario sono arrivate da menti femminili. E no, non parliamo di ricette, anche se di quelle ne esistono tantissime ideate da donne e, in questa sede, te ne illustreremo qualcuna. Parliamo di invenzioni di oggetti, elettrodomestici e utensili che oggi diamo per scontate, ma che in realtà sono state idee rivoluzionarie che hanno stravolto in positivo la nostra vita quotidiana attraverso il loro approccio visionario.

Arguzia e cervello sono gli ingredienti speciali che hanno permesso a donne uniche di avere l'intuizione giusta per rendere più semplice la vita di tutti i giorni, specialmente in cucina: sono proprio delle donne molte delle invenzioni che, tutt’oggi, permettono al genere umano di affrontare con più leggerezza la quotidianità dell’ambiente casalingo. Sapevi, per esempio, che dobbiamo ringraziare una donna per il mantenimento al fresco del cibo, per far lavare i piatti a una macchina invece che farlo a mano o, banalmente, per preparare il caffè con il filtro? Ecco i tanti oggetti di uso comune, e qualche ricetta a cui siamo particolarmente affezionati, nati grazie al genio di donne che hanno reso migliore la nostra vita in cucina.

1. Il frigorifero

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Una delle rivoluzioni più grandi nel mondo della cucina e della conservazione alimentare è il frigorifero, elettrodomestico che ha permesso di dimenticare ghiacciaie e sale e tutti gli antichi metodi per allungare la vita degli alimenti. Il frigorifero domestico non nasce da un’unica invenzione, ma da una serie di tappe. In questo percorso rientra anche Florence Parpart, inventrice statunitense che nel 1914 depositò un brevetto per un “refrigerating apparatus”, un sistema di refrigerazione pensato per l’uso domestico.

Il primo brevetto della macchina frigorifera risale al 1851 e fu depositato dallo statunitense John Gorrie, poi surclassato negli anni 10 del Novecento dal primo frigorifero domestico realizzato nel 1915 da Alfred Mellowes. Persino Albert Einstein, insieme a Leó Szilárd, se ne occupò inventando un frigorifero senza parti in movimento nel 1930. Florence Parpart, inventrice statunitense, nel 1914 brevettò il modello di frigorifero elettrico che rese la ghiacciaia obsoleta per chi poteva usufruire della corrente elettrica e che, negli anni, è diventato l’unica tipologia di frigorifero che utilizziamo. Non solo: oltre alla progettazione dell’elettrodomestico, Florence ha gestito con successo la sua commercializzazione e la sua promozione, tra campagne pubblicitarie e partecipazione a fiere, dimostrando anche grandi abilità imprenditoriali nel campo del marketing.

2. La lavastoviglie

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Ogni giorno, quando non lavi piatti e stoviglie a mano ma li metti in lavastoviglie e approfitti di questo piccolo miracolo domestico, devi ringraziare proprio una donna, che ha brevettato una delle prime lavastoviglie pratiche. Il suo nome è Josephine Cochrane, una nobildonna di fine Ottocento, abituale organizzatrice di cene sfarzose presso la sua dimora. Stanca delle porcellane che si rompevano durante i lavaggi a mano, decise di creare uno strumento in grado di “salvaguardare” l’integrità di piatti e bicchieri: nel 1886 ebbe l’intuizione della lavastoviglie, inizialmente costituita da un sistema di pompe azionato manualmente. Dopo circa sette anni di prove e miglioramenti, la macchina viene esposta al World’s Columbian Exposition di Chicago ottenendo un successo tale da indurre l'inventrice ad aprire la sua fabbrica, la Garis-Cochran Dish-Washing Machine Company, acquisita poi dalla Whirlpool Corporation. Il resto è storia.

3. Il frullatore elettrico, le mensole nel frigo, la pattumiera a pedale

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Lillian Gilbreth fu la prima donna a entrare nella National Academy of Engineering e una pioniera nell’applicazione dell’ingegneria alla vita quotidiana. Madre di 12 figli, trasformò l’osservazione dei gesti domestici in uno studio sull’efficienza, con l’obiettivo di rendere la casa – e soprattutto la cucina – più funzionale. Il suo contributo non si lega a una singola invenzione, ma a un modo nuovo di progettare gli spazi e gli strumenti. A lei vengono attribuiti miglioramenti fondamentali come l’organizzazione interna del frigorifero con ripiani e scomparti dedicati, oltre a soluzioni pratiche come la pattumiera a pedale. Anche l’evoluzione di piccoli elettrodomestici da cucina rientra nel suo lavoro sull’ergonomia domestica. Più che inventare un oggetto specifico, Gilbreth ha contribuito a rendere la cucina moderna più razionale ed efficiente.

4. I sacchetti di carta con fondo piatto

sacchetti di carta con la spesa

A volte ci sono oggetti di uso quotidiano che diamo per scontati, proprio come i sacchetti di carta: siamo talmente abituati ad utilizzarli che nemmeno ci chiediamo quando siano nati o come fosse la vita prima della loro invenzione, ma qualcuno che li ha inventati c’è, e anche in questo caso è una donna. I sacchetti di carta, nello specifico quelli dal fondo quadrato, sono stati inventati da Margaret Knight nella seconda metà del 1800. A lei venne l’intuizione di ideare una macchina per tagliare e attaccare il fondo piatto alle buste cartacee, in modo che potessero contenere una maggiore quantità di cibo. A (pre)vedere l'importanza dell'invenzione è Charles Annan, che corre a depositare il brevetto prima dell'inventrice originaria, la quale si vede costretta a intentare causa. L'uomo, forte della misoginia del tempo, sostiene la sua ragione affermando che nessuna donna avrebbe potuto ideare qualcosa di così tanto complesso. Fortunatamente, Margaret Knight è riuscita a dimostrare che il prototipo fosse suo a suon di avvocati, prove e schizzi. Non si è certo fermata: nei registri americani si trovano ben 87 brevetti a suo nome ed è parte della National Inventors Hall of Fame dal 2006.

5. La gelatiera

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Se oggi puoi gustare un gelato artigianale cremoso, omogeneo e più facile da preparare per i maestri gelatieri, il merito è tutto di una donna, la prima a ideare quello che divenne il prototipo delle gelatiere moderne. Nancy Johnson, una casalinga di Philadelphia, brevettò nel 1843 una macchina chiamata "Artificial Freezer", un progetto che avrebbe rivoluzionato il mondo del gelato. Fino a quel momento, infatti, la produzione del gelato richiedeva ore di lavoro manuale faticoso, ma l’invenzione di Nancy cambia tutto: proprio lei ha l’intuizione di creare una macchina composta da un tamburo metallico interno per la miscela, avvolto da un secchiello di legno pieno di ghiaccio e sale, con una manovella esterna che azionava delle pale per mantecare il composto. Questa idea, semplice e geniale allo stesso tempo, ha reso il gelato più cremoso, omogeneo e accessibile, riducendo drasticamente tempi e costi di produzione. Nonostante l'invenzione, Nancy Johnson non ebbe i mezzi per sviluppare commercialmente il prodotto e vendette il suo brevetto per pochi dollari a Thomas Sands, che lo ha poi perfezionato brevettandolo ancora nel 1879. Ma fu l’invenzione di Nancy Johnson a rivoluzionare il settore: ancora oggi si producono gelatiere come quella inventata dalla geniale donna americana, anche se nei modelli attuali la manovella esterna viene azionata da un piccolo motore elettrico.

6. Filtro per il caffè

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Il caffè filtrato, così comune oggi nelle nostre cucine, deve la sua nascita all’ingegno di Melitta Bentz. Alla fine del XIX secolo i metodi di preparazione erano laboriosi, si bollivano i chicchi in panni di lino o in porcellana, con risultati spesso amari o pieni di residui. Frustrata da questa routine, Melitta decise di trovare una soluzione più pulita e semplice. La sua intuizione fu geniale: perforò il fondo di una piccola tazza di ottone e vi inserì un foglio di carta assorbente preso dal quaderno di scuola del figlio. Versando acqua calda sui chicchi, il liquido filtrato gocciolava nella tazza, privo di polveri e con un aroma più delicato. Il brevetto fu depositato il 20 giugno 1908, dando inizio alla produzione dei primi filtri di carta. Da quella semplice idea domestica, Melitta costruì un’azienda familiare che sopravvisse anche alla Prima guerra mondiale, durante la quale dovette adattarsi alla scarsità di materiali e alla mobilitazione del marito. L’attività si espanse rapidamente negli anni successivi, con i figli che ne presero la guida: tutt’oggi è un’azienda attiva e ancora di proprietà degli eredi di Melitta.

7. Straccio per pavimenti con secchio

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Interpretata da Jennifer Lawrence nel film che le hanno dedicato nel 2015, Joy Mangano è la perfetta incarnazione del sogno americano. Classe 1956, newyorkese nata da genitori italo americani, madre single con tre figli, è diventata un’imprenditrice di successo per merito del suo ingegno e di un’intuizione che ha cambiato non solo la sua vita, ma anche la nostra. Grazie al suo pragmatismo (e alla sua laurea in economia aziendale), nel 1990 inventa il Miracle Mop, conosciuto in Italia come lo straccio per pavimenti con il secchio che consente di essere strizzato senza bagnarsi le mani. Un'intuizione geniale spinta da attività intraprendenti come le televendite che ha reso Joy Mangano milionaria ma che non ha fermato la sua inventiva: la Mangano ha inventato diversi oggetti e al momento sarebbe proprietaria di oltre 100 brevetti tra cui diversi prodotti best seller.

8. Il tostapane

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Per anni tutto il mondo ha creduto che il primo tostapane elettrico fosse stato creato da Alan MacMasters, un presunto scienziato nato in Scozia nel 1865 la cui invenzione avrebbe anticipato quella dei modelli più evoluti, sviluppati nel Novecento. In realtà, però, sia la storia dell’invenzione che quella dell’inventore erano false e inventate dal vero Alan MacMasters, uno studente di vent’anni che nel 2012 ha diffuso la notizia per scherzo tramite Wikipedia e poi è andato avanti per vedere fino a che punto sarebbe potuto arrivare. Secondo molte ricostruzioni il primo brevetto per un apparecchio elettrico che tostava il pane fu rilasciato nel 1909 negli Stati Uniti al disegnatore tecnico Frank Shailor, ma sono diverse le fonti storiche che attribuiscono la primissima idea di un prototipo di tostapane, seppure non elettrico, all’inglese Sarah Guppy: l’inventrice dell’Ottocento fu una mente molto prolifica, nota soprattutto per essere stata la prima donna a brevettare un ponte sospeso nel 1811. Ma le sue invenzioni in realtà abbracciarono tantissimi ambiti, tra cui quello della cucina: fu lei a ideare una sorta di primissimo bollitore pensato principalmente per il tè, ma che allo stesso tempo permetteva di cuocere le uova a vapore e di mantenere caldo il toast.

9. La forchetta

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Gli utensili da cucina esistono da sempre e risalire all’inventore non è cosa semplice: per questo la forchetta non ha un singolo inventore e le sue origini si perdono tra le pieghe del tempo. La teoria più accreditata è che sia l’evoluzione di uno strumento a due punte simili a spilloni che era molto diffuso nell’antica Roma, la lingula, diventato poi di comune uso nella Bisanzio del X secolo. Cosa c’entrano le donne in questo caso? Forse la forchetta non è un’invenzione femminile, ma quel che è certo è probabilmente furono le donne a farne un uso moderno, cioè a diffondere la forchetta come strumento individuale per cibarsi. La leggenda vuole che intorno al 1077 la principessa Teodora, figlia dell’imperatore Costantino, si rifiutava di toccare il cibo con le mani e usava, invece, una forchettina d’oro a due rebbi: un’usanza insolita, esotica e scandalosa per i tempi. Maria Argyropoulaina, principessa bizantina, portò forchette d'oro a Venezia intorno al 1000, dove inizialmente furono viste con sospetto dalla Chiesa come "strumento del diavolo", e poi nel XVI secolo Caterina de' Medici contribuì a diffondere lo stesso strumento in Francia. La forchetta a quattro punte come la conosciamo oggi fu perfezionata nel 1770 da Gennaro Spadaccini, ciambellano alla corte di Ferdinando IV di Borbone a Napoli, ma la sua diffusione come strumento per mangiare ha decisamente un’impronta tutta femminile.

Non solo utensili: il genio delle donne nelle ricette

Avrai intuito che le donne sono state fondamentali per rendere l’ambiente della cucina funzionale e pratico, inserendovi strumenti e utensili oggi considerati comuni, ma che ai tempi furono una vera e propria rivoluzione. Ma il contributo del mondo femminile alla cucina non si ferma qui: sono tante, tantissime le ricette oggi considerate iconiche che sono nate dall’ingegno o dall’intuizione di una donna. Ne sono un esempio lampante i dolci conventuali, tutta quella serie di ricette (per esempio i cannoli, la frutta di Martorana o la pastiera) nati tra le mura dei conventi italiani dalle mani delle monache, che spesso erano solo donne costrette dalle famiglie a prendere i voti. Molte di queste ragazze cercavano una via di sfogo e la trovarono proprio in cucina: creare dolci, per molte, era un modo di realizzarsi nonostante la costrizione, spesso l’unica forma di svago dalle regole monastiche proprio perché considerata, in qualche modo, “peccaminosa”.

baci perugina confezione bigliettino invenzione

I dolci della tradizione italiana sono l’esempio più noto di inventiva femminile in cucina, ma i ricettari sono costellati di preparazioni inventate da donne. Un’altra storia affascinante è quella dei Baci Perugini, cioccolatini che tutti gli innamorati d’Italia (e non solo) si sono scambiati almeno una volta. Celebri sia per la loro forma che per il messaggio poetico nascosto nell'incarto, furono inventati nel 1922 da Luisa Spagnoli. L’imprenditrice escogitò un modo originale per il riciclo intelligente di nocciole e cioccolato e diede vita a un bon bon dalla silhouette irregolare che in origine venne chiamato “cazzotto”. E i cookies con le gocce di cioccolato? Sono tra i biscotti più amati, particolarmente apprezzati per colazione, da immergere nel latte freddo, ma anche per un veloce quanto ghiotto spuntino. L’intuizione, per ovviare a una necessità improvvisa, fu di Ruth Wakefield, locandiera che nel 1930 li creò “per sbaglio”: mentre stava preparando dei dolcetti per alcuni suoi ospiti, infatti, si accorse di aver finito la cioccolata da cucina, così pensò di sbriciolare una barretta nell’impasto, credendo che i pezzi di cacao si sarebbero sciolti in fase di cottura. Per fortuna ciò non avvenne, altrimenti non avremmo mai avuto i cookies.

Rimaniamo in tema parlando di un’altra preparazione con la cioccolata protagonista: i brownies, deliziose e fragranti mattonelle di cioccolato piatte e dal cuore morbido. La leggenda vuole che siano frutto della distrazione di una casalinga statunitense del Maine che, nella realizzazione di una torta al cioccolato, dimenticò di aggiungere il lievito. L’impasto, quindi, non aumentò di volume e per ovviare alla sua svista la donna decise di tagliare a quadrotti grossolani il dolce, presentando ai suoi ospiti una specialità tutta nuova. Non è la versione più accreditata riguardo alla nascita dei brownies, ma di certo è la più affascinante.

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I brownies non sono gli unici dolci nati per caso: anche la tarte tatin, una delle ricette francesi più famose, è dovuta a un errore. Siamo a fine ’800 in un hotel transalpino, gestito dalle sorelle Carolina e Stephanie Tatin. Una di loro, nel preparare una classica torta di mele, dimenticò di aggiungere sul fondo la pasta brisée, e in forno la frutta si caramellizzò con il burro e lo zucchero. Solo a fine cottura venne aggiunta la pasta, e ai clienti il dolce venne presentato “rovesciato”. L’apprezzamento verso la torta fu tale che la ricetta venne sistematicamente replicata, e da quel piccolo hotel si diffuse poi in gran parte del Paese.

Persino la storia di una bevanda considerata stereotipicamente “da uomo” come la birra è strettamente legata alle donne. Sembra che la sua invenzione, nella Mesopotamia del 4500 a.C., avvenne casualmente perché una donna lasciò all’aperto una ciotola piena d’orzo come dono propiziatorio per gli dei. L’orzo, nutrito dalla pioggia battente e scaldato dal sole, iniziò a fermentare dando vita alla prima birra della storia. A prescindere da questa leggenda affascinante, in antichità la birra è sempre stata legata al mondo femminile: era considerata un alimento, al pari del pane, e la sua produzione era affidata alle donne. Associata al concetto di fertilità, la birra era legata anche al rito delle messi e alle divinità femminili come Ninkasi, venerata dai sumeri e considerata dea della birra. Nel 1° secolo a.C. fu la regina Cleopatra, grazie alle relazioni diplomatiche con i romani, a facilitare l’esportazione della birra al di là del Mediterraneo, dove il vino all’epoca la faceva da padrone. Nel corso dei secoli la birra riuscì ad affermarsi tanto da legarsi alla dea Cerere, la controparte femminile di Bacco, e poi ancora più avanti fu la monaca tedesca Hildegard von Bingen intorno al 1100 a sistematizzare per prima gli studi sul luppolo e ad impiegarlo come aromatizzante al posto delle spezie. E nel 1700, nelle campagne e tra i villaggi inglesi, l’80% delle licenze per produrre birra era di fatto in mano alle donne, anche se dovevano comunque avere l’appoggio di un uomo per ottenerla. Questi sono solo alcuni degli infiniti esempi che la storia della gastronomia ci propone, di quanto il genio femminile abbia rivoluzionato il mondo della cucina e di come continua a farlo.

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A cura di
Martina De Angelis
Laureata in Scienze della Comunicazione con indirizzo Editoria e Giornalismo presso la LUMSA di Roma e giornalista pubblicista dal 2016, lavoro come freelance principalmente nel settore food&travel. Amo la cucina e raccontare ciò che mi appassiona, per questo ho iniziato a scrivere per alcune delle più importanti testate del settore, tra cui Cookist e le riviste Marcopolo e Alice Cucina. Sono stata inoltre curatrice della collana “I Quaderni” di Marcopolo, coordinatrice e redattrice della rivista “La Gola in Viaggio”. Mi piace scoprire le storie si nascondono dietro a un piatto o un ingrediente, raccontare le tradizioni dietro le ricette che amiamo e unire più settori: una mia grande passione è ricreare i piatti tratti da film e romanzi.
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