
Nonostante l’Unione Europea abbia vietato l’uso del bisfenolo A (BPA) nei materiali a contatto con gli alimenti dal 20 gennaio 2025, molte delle lattine che riempiono gli scaffali dei supermercati contengono ancora questa sostanza. Il motivo non è una deroga: il Regolamento UE 2024/3190 ha previsto lunghi periodi di transizione, per permettere all’industria di adattare imballaggi e linee produttive. In pratica, anche se non si possono più produrre nuovi rivestimenti con BPA, i prodotti già confezionati e immessi sul mercato prima della scadenza normativa possono continuare ad essere venduti fino a esaurimento scorte, con scadenze diverse a seconda della categoria di prodotto e con alcune date chiave fino al 2028 e oltre per le conserve più complesse.
Questo spiega perché, nel 2026, lattine di tonno, legumi, conserve e persino alcune bibite possono ancora essere trovate nei supermercati con rivestimenti interni potenzialmente contenenti BPA. La situazione è stata rilanciata nei giorni scorsi anche da esperti di salute pubblica, perché la permanenza sul mercato di questi prodotti solleva interrogativi sulla sicurezza alimentare. Ecco cosa c'è da sapere su queste lattine e quali sono i rischi reali.
Cos’è il bisfenolo A e qual è il rischio reale
Il bisfenolo A (BPA) è una sostanza chimica usata per decenni nei rivestimenti delle lattine metalliche, nelle plastiche e in altre materie prime per imballaggi alimentari, sia perché aiuta a impedire che il contenuto reagisca con il metallo e sia perché prolunga la conservazione.
Tuttavia, numerose valutazioni scientifiche, in particolare quelle dell’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare (EFSA), hanno evidenziato che il BPA è un interferente endocrino e che la sua esposizione cronica può avere effetti negativi sul sistema ormonale, riproduttivo e immunitario. Per questo motivo è stato inserito nel divieto UE: l’esposizione ripetuta nel tempo al BPA è associata a possibili alterazioni della fertilità, problemi metabolici e, secondo alcune valutazioni, un aumento del rischio di tumori ormonodipendenti. I test di laboratorio pubblicati negli ultimi mesi hanno anche rilevato che, in alcuni casi, prodotti in commercio contengono livelli di BPA tali da superare la dose giornaliera tollerabile stimata dagli organismi scientifici, soprattutto in bevande come gli energy drink.
In questo contesto si inseriscono le dichiarazioni di Matteo Bassetti, direttore della Clinica di Malattie infettive del Policlinico San Martino di Genova, che ha ripreso il tema e lanciato un avviso ai consumatori. In un post sulla sua pagina Facebook, Bassetti ha spiegato con chiarezza la situazione normativa e i rischi associati al BPA: "Sono pratiche, ma non innocue" ha scritto Bassetti riferendosi alle lattine e ai barattoli che contengono bisfenolo A, sottolineando che la loro presenza nei supermercati è legata ai tempi di transizione del divieto europeo. Bassetti ha definito il BPA “un interferente endocrino che mima gli estrogeni e può alterare il sistema ormonale”, con possibili conseguenze che vanno dalla fertilità alla pubertà precoce, passando per obesità, diabete e tumori ormonodipendenti.
Rivolgendosi ai consumatori, ha anche lanciato consigli pratici, sottolineando: “Bisognerebbe evitare il consumo di alimenti in questo tipo di scatole o lattine, non riscaldare i cibi in contenitori di plastica, soprattutto nel microonde, che potrebbero rilasciare queste sostanze". Le parole di Bassetti non negano che il consumo occasionale di una lattina non sia di per sé un pericolo immediato, ma puntano l’attenzione su quanto conta l’esposizione ripetuta e quotidiana nel tempo, soprattutto in persone vulnerabili.

Quanto tempo resteranno in commercio le lattine “con BPA”
La legge europea non ha cancellato dal giorno alla notte tutte le confezioni con BPA. Secondo il calendario normativo:
- il divieto è formalmente entrato in vigore il 20 gennaio 2025 con il Regolamento UE 2024/3190;
- c’è un periodo di transizione che consente la vendita di prodotti già confezionati fino al 20 luglio 2026 per la maggior parte degli imballaggi;
- per lattine di conserve alimentari più complesse (pomodori, tonno e altri) il termine si estende fino al 20 gennaio 2028;
- inoltre, gli articoli immessi sul mercato prima delle scadenze possono rimanere sugli scaffali fino a esaurimento delle scorte.
Questo significa che molte delle lattine che compri oggi potrebbero ancora contenere BPA anche per tutto il 2026 e parte del 2027, con alcuni casi fino al 2028 o oltre.
La presenza di lattine con bisfenolo A sui nostri scaffali non è un errore né una deroga “speciale”: è una conseguenza dei tempi di transizione previsti dalla normativa UE. Tuttavia, alla luce delle evidenze scientifiche e degli avvertimenti di esperti come Matteo Bassetti, il rischio non è legato a un singolo consumo occasionale, ma all’esposizione continua nel tempo. Per questo motivo molti specialisti invitano a preferire confezioni prive di BPA o alternative come vetro e acciaio non rivestito, e a limitare la dipendenza quotidiana dalle lattine fino a quando la totale eliminazione della sostanza sarà realtà concreta.
Come riconoscere le lattine con bisfenolo A
Distinguere a colpo d’occhio una lattina con rivestimento contenente bisfenolo A non è semplice, perché la normativa non obbliga a indicare in etichetta la presenza della sostanza. Il BPA, infatti, non è un ingrediente dell’alimento ma un componente del rivestimento interno della confezione. L’unico elemento che può orientare il consumatore è l’eventuale dicitura “BPA free”, sempre più utilizzata da alcune aziende per segnalare l’assenza del composto nei materiali a contatto con il cibo. In mancanza di questa indicazione, è difficile sapere con certezza se una lattina rientri nella “vecchia” produzione precedente al divieto del 20 gennaio 2025 o nelle nuove linee già adeguate.
Un altro indizio può essere la data di produzione o di scadenza: prodotti con scadenze molto lunghe e immessi sul mercato prima del 2025 potrebbero ancora utilizzare rivestimenti tradizionali. Per chi vuole ridurre al minimo l’esposizione, la scelta più semplice resta orientarsi verso confezioni in vetro o acciaio non rivestito, almeno finché il periodo di transizione non sarà completamente concluso.