Il cartello che “vieta” l’ingresso ai bambini affisso alla pizzeria Bagà di Villa di Tirano, in provincia di Sondrio, ha scatenato la polemica sui social: “Ci riserviamo il diritto di prenderli in cucina a lavare i piatti con tanto di nastro adesivo sulla bocca” si legge dalle prime righe, in tono scherzoso. La richiesta è rivolta ovviamente ai genitori, che lasciano correre i figli per il ristorante, causando fastidio ai clienti e rischiando di farsi del male. Sul cartello si legge specificatamente che “I clienti che vengono nel nostro locale hanno il piacere di passare il loro pranzo o cena in tranquillità senza sottofondi di bambini maleducati che strillano". Gabriele Berbenni, pizzaiolo e titolare del locale, è duro con le famiglie che non educano i bambini: “Venire a Bagà senza bambini, educare i vostri figli, cambiare pizzeria, starvene a casa vostra” il vademecum per entrare nel ristorante.

Il 25enne ai microfoni di Repubblica ha spiegato che “Molte famiglie hanno consumato il pasto con bambini che urlano, corrono da tutte le parti, salgono e scendono per le scale, giocano a nascondino nei bagni. Molti piccoli finiscono addosso alle cameriere che passano con pizze e bicchieri mettendo in pericolo la loro incolumità e quella dei dipendenti quindi il problema è mio”. Non solo problemi comportamentali secondo Berbenni, ma anche di bilancio perché “Alcuni clienti storici, a metà della pizza, se ne sono andati perché il chiasso dei bambini li disturbava. So di poter perdere del fatturato con questa scelta ma devo tutelare il resto della clientela che vuole un posto tranquillo e curato”.

Lo sviluppo dei locali childfree

Non si tratta del caso di Berbenni e della sua pizzeria Bagà perché nel cartello non si vieta “realmente” l’ingresso ai bambini, anzi, in calce si legge che per entrare nel locale ci sono delle regole ed augura buon appetito ai bambini educati e alle loro famiglie; si tratta che più di un invito alle buone maniere. I locali childfree però stanno conquistando l’Europa: c’è una richiesta sempre crescente di strutture riservate agli adulti, in particolare in Germania dove si sta discutendo da tempo sul tema.

In Italia la legge c’è ed è il Regolamento di attuazione del Testo unico delle leggi di pubblica sicurezza, datato però 1940: l’articolo 187 recita che “salvo quanto dispongono gli articoli 689 e 691 del codice penale, gli esercenti non possono, senza un legittimo motivo, rifiutare le prestazioni del proprio esercizio a chiunque le domandi e ne corrisponda il prezzo”. La legge è chiara dunque e nessun ristoratore o albergatore può rifiutare l’ingresso al cliente. I promotori del childfree rinfacciano al Paese l'età della regola, a loro dire ormai superata.