
C'è un evidente e profondo divario tra ciò che l'Europa promuove e ciò che, in concreto, incentiva. Mentre da un lato si incoraggia (giustamente) un maggior consumo di alimenti vegetali rispetto alle proteine animali, dall'altro la stessa Unione Europea continua a destinare molte più risorse economiche agli allevamenti rispetto alle colture vegetali. A rendere nota questa discrepanza è un rapporto pubblicato da Foodrise, un'organizzazione non governativa, che evidenzia come la Politica Agricola Comune (PAC) stia finanziando un modello alimentare considerato poco coerente con gli obiettivi climatici e sanitari dichiarati.
I numeri del rapporto
Il report si basa su uno studio dell'Università di Leida relativo all'anno 2020 e restituisce cifre impressionanti: i finanziamenti destinati agli allevamenti di carne ovina e bovina risultano circa 580 volte superiori a quelli destinati ai legumi. Una sproporzione che riguarda anche il comparto lattiero-caseario, che avrebbe ricevuto sussidi 554 volte superiori rispetto a frutta secca e semi. Un sistema che, in questo modo, incentiva un modello alimentare ricco di carne e latticini, nello stesso momento in cui medici ed esperti sottolineano la necessità di ridurre il consumo per ragioni di salute pubblica e anche di impatto ambientale.
In termini assoluti, nel periodo di riferimento sono stati destinati circa 39 miliardi di euro ai settori della carne e del latte, contro i soli 3,6 miliardi a frutta e verdura e i 2,4 miliardi ai cereali. Una differenza che emerge nonostante si stimi, secondo il report, che gli alimenti di origine animale siano responsabili tra l'81% e l'86% delle emissioni di gas serra incorporate, ossia quelle generate lungo tutto il ciclo di vita di un alimento. Una quota particolarmente rilevante soprattutto se si considera che questi prodotti forniscono solo il 32% delle calorie consumate nell'Unione Europea. Ciò vuol dire che due terzi dell'energia quotidiana arriva da cereali, legumi, frutta, ortaggi e altri prodotti vegetali.

Come funziona la PAC e perché favorisce gli allevamenti
Questa disparità affonda le radici nei criteri di assegnazione dei fondi della PAC, che sono legati alle dimensioni dell'azienda agricola, piuttosto che alla tipologia di produzione o alla modalità con cui viene realizzata. Le filiere della carne e del latte, in questo senso, occupano una quota maggiore di terreno rispetto alle colture vegetali – soprattutto se si considerano le coltivazioni destinate ai mangimi – e, di conseguenza, ricevono una parte più cospicua di fondi.
Martin Bowman, attivista di Foodrise e autore del rapporto, ha affermato: "È scandaloso che una quota così ingiusta di sussidi UE, pari a miliardi di euro di denaro dei contribuenti europei, venga investita per sostenere la produzione di carne e latticini ad alte emissioni e per distorcere le diete europee. La PAC è a un bivio e i responsabili politici dell'UE hanno un'enorme opportunità di cambiare rotta e adottare le misure necessarie per sostenere una transizione giusta verso diete sane, sostenibili e ricche di vegetali".

Un possibile cambio di rotta
Come abbiamo detto, il rapporto si fonda sui dati più recenti disponibili al momento dell'analisi, relativi al 2020. Sebbene siano passati diversi anni, gli autori ritengono improbabile che, nel frattempo, si sia verificato un cambiamento che abbia portato a un miglioramento del quadro generale. Tuttavia, un piccolo spiraglio è arrivato nel 2024, durante un dialogo strategico promosso da Ursula von der Leyen insieme a agricoltori, supermercati, scienziati e gruppi di ambientalisti, in cui è stato riconosciuto che gli europei mangiano più proteine animali di quanto raccomandato dagli esperti, rendendo quindi necessario un cambio di rotta per incentivare diete a base di vegetali.
Secondo il report di Foodrise, l'adozione di una dieta sana e sostenibile nei Paesi ad alto reddito porterebbe una riduzione delle emissioni della produzione agricola di circa il 61%, "oltre a ridurre la dipendenza dell'UE dalle importazioni alimentari, aumentare i redditi agricoli, ridurre l'uso di fertilizzanti nell'UE di circa un quarto, ridurre i decessi dovuti all'inquinamento atmosferico, e prevenire dal 10 al 39% dei tumori in Europa".