La dieta vegana riduce le emissioni nocive: lo studio di Oxford

Negli ultimi anni le polemiche fra chi ha scelto una dieta vegana o vegetariana e chi invece resta fedele alla dieta onnivora non sono certo mancate. Anche se gli studi sono spesso parziali per questioni di committenti o di copertura del campione, una cosa è chiara a tutti: la produzione massiccia e industriale di carne contribuisce non poco ad aumentare l'inquinamento. Secondo uno studio condotto a Oxford, le scelte alimentari sono una delle principali cause globali di degrado ambientale e minacciano gli obiettivi di sviluppo sostenibile dell'Onu e dell'accordo di Parigi sul clima.

Cosa dice la ricerca

I ricercatori hanno analizzato come ogni porzione di cibo che contenga carne determini un impatto specifico non solo sulla salute umana, ma anche sull'ambiente. Sono diversi infatti gli studi che sostengono come il consumo di carne, in particolare di carne rossa, possa comportare effetti negativi sulla salute, arrivando a creare conseguenze nefaste come obesità e diabete. Ma anche il nostro pianeta subisce le conseguenze di un consumo sfrenato di carne: secondo i dati Fao l'allevamento di animali da macello è responsabile, da solo, del 15% del totale di tutte le emissioni di gas a effetto serra di origine antropica (anidride carbonica, metano, protossido di azoto).

Inoltre la produzione industriale di carne è responsabile della perdita di biodiversità: le aree aree verdi diventano terreni agricoli su cui spesso si coltivano cereali per gli allevamenti intensivi, distruggendo tutte le altre colture. Insomma l'impatto è doppio: sulla salute, perché la carne così prodotta non ha grandi nutrimenti e contribuisce a far aumentare i livelli di colesterolo; sull'ambiente perché aumenta le emissioni nocive e contribuisce a ridurre fortemente la biodiversità.

Secondo lo studio di Oxford gli alimenti che hanno un maggiore impatto sulla salute umana hanno le stesse conseguenze sull'ambiente: al contrario, alimenti associati a un miglioramento della salute – come cereali integrali, verdura e frutta fresca, l'olio extravergine d'oliva ma anche il pesce – hanno un impatto ambientale decisamente inferiore. Anche il pesce – e in questo caso non si tratta di dieta vegana o vegetariana – ha delle conseguenze negative minori rispetto alla carne, anche se maggiori rispetto ai vegetali.

La dieta vegana riduce le emissioni nocive: lo studio di Oxford

Calcolare l'impronta ambientale: quali alimenti hanno più impatto sul pianeta

Secondo i ricercatori di Oxford, eliminare la carne anche solo da 2 dei 3 pasti principali porterebbe una notevole riduzione dell'inquinamento prodotto dall'industria del cibo. Come fare, dunque, a calcolare l'impatto sul pianeta di quello che mangiamo? Naturalmente l'impatto ambientale del cibo in valore assoluto è impossibile da calcolare: tutto dipende dalle condizioni specifiche in cui il cibo viene prodotto. Un chilo di carne allevata, infatti, può avere un impatto maggiore o minore secondo la zona di produzione, i metodi usati, il consumo di suolo e risorse. Ma è certo che l'impatto maggiore è dato dalla carne: soprattutto manzo, a cui seguono maiale e animali da cortile come polli e conigli.

Un'altra ricerca della stessa università pubblicata su Science ha considerato infatti 40 prodotti di uso comune, considerando che il 25% delle aziende contribuisce in media per il 53% all’insieme degli impatti ambientali. “Questo significa che i danni ambientali non derivano solo dalla richiesta di un certo alimento, ma in gran parte dal modo di produrlo” ha sottolineato Joseph Poore, del Dipartimento di zoologia dell’Università di Oxford e parte del team di ricerca.

Cosa vuol dire tutto questo? Per primo, in futuro sarà cruciale non solo una riduzione del consumo di carne, ma anche l’adozione di tecnologie più rispettose e meno impattanti. In secondo luogo, l'educazione alimentare e la consapevolezza delle scelte dei consumatori saranno sempre più importanti per la riduzione delle emissioni globali. Non è necessario eliminare la carne dalla dieta: l'importante è consumarne poca, 1 massino 2 volte a settimana e meglio se bianca, e soprattutto scegliere quella prodotta localmente secondo regole di sostenibilità.