
Il caffè è una delle bevande più consumate al mondo, ma anche uno dei prodotti agricoli con la filiera più ampia e complessa. L’Assemblea generale dell’Onu ha infatti adottato una risoluzione che riconosce formalmente la ricorrenza, già celebrata da anni nel settore del caffè a livello internazionale. La giornata esiste dal 2015, quando fu lanciata dall’International Coffee Organization durante Expo Milano per riunire in una sola data le diverse celebrazioni dedicate al caffè nel mondo. Con il nuovo atto approvato a New York, l’Onu ne riconosce ora il valore culturale, sociale ed economico, sottolineando il ruolo di una delle bevande più diffuse a livello globale e di una filiera agricola che coinvolge milioni di persone.
Il valore economico di una tazzina
Dietro una semplice tazzina c’è una filiera enorme. Secondo i dati ricordati dalla Fao, l’industria globale del caffè genera oltre 200 miliardi di dollari l’anno e rappresenta una delle commodity agricole più importanti a livello internazionale. La coltivazione del caffè è concentrata soprattutto nella cosiddetta “cintura del caffè”, la fascia tropicale che comprende Paesi come Brasile, Vietnam, Colombia ed Etiopia. Qui il caffè non è solo un prodotto agricolo: è spesso la principale fonte di reddito per le comunità locali.
Sempre secondo i dati Fao, nel mondo circa25 milioni di agricoltori dipendono direttamente dalla coltivazione del caffè, mentre milioni di altre persone lavorano nelle fasi successive della filiera: lavorazione, torrefazione, commercio e distribuzione.
Nel testo della risoluzione Onu si sottolinea anche la dimensione culturale del caffè., che non è soltanto una materia prima, ma un elemento che ha accompagnato la storia sociale di molti Paesi. Questa diffusione globale si riflette anche nei consumi: negli ultimi dieci anni il consumo pro capite mondiale è cresciuto in media dell’1,2% all’anno, segno di una domanda stabile e in continua espansione.
Con la nuova giornata internazionale, l’obiettivo è anche quello di accendere i riflettori sulla sostenibilità della filiera, sul lavoro degli agricoltori e sul valore economico e culturale di uno dei prodotti più globali della tavola. Perché dietro ogni tazzina di caffè non c’è solo un aroma riconoscibile: c’è una storia agricola, commerciale e gastronomica che attraversa continenti.
L'aumento dei costi: cosa sta succedendo al mercato del caffè
Negli ultimi anni il mercato del caffè sta attraversando una fase di forte tensione sui prezzi. Nel 2024 e nel 2025 le quotazioni internazionali hanno registrato aumenti significativi, in alcuni casi ai livelli più alti degli ultimi decenni, soprattutto per alcune varietà come l’Arabica. Tra le principali cause ci sono eventi climatici estremi nei Paesi produttori, in particolare in Brasile e Vietnam, che hanno ridotto i raccolti e reso più incerta la produzione futura.
A incidere sono anche altri fattori strutturali: l’aumento dei costi di trasporto e di energia, la crescita della domanda globale e le difficoltà legate alla disponibilità di manodopera nelle aree agricole. Secondo analisi della Fao e dell’International Coffee Organization, queste dinamiche stanno contribuendo a rendere il mercato del caffè più volatile, con ripercussioni lungo tutta la filiera, dalla produzione fino al prezzo finale della tazzina.

Per i consumatori l’impatto è già visibile: negli ultimi mesi il costo del caffè verde e tostato è aumentato in molti mercati, e diversi torrefattori hanno segnalato rincari inevitabili. Una tendenza che potrebbe continuare anche nei prossimi anni, se le condizioni climatiche e produttive nei principali Paesi coltivatori resteranno instabili.