In queste settimane trovare alcune insalate in busta al supermercato potrebbe essere più difficile del solito. Non si tratta però di una generica scomparsa di frutta e verdura dagli scaffali: la situazione più critica riguarda soprattutto il comparto della quarta gamma, cioè quello che comprende insalate e altri prodotti ortofrutticoli freschi, lavati, confezionati e pronti al consumo. A lanciare l'allarme è Confcooperative Agroalimentare e Pesca, che parla di una delle fasi più difficili degli ultimi anni per il settore. Alla base delle difficoltà ci sono soprattutto le condizioni climatiche dell'estate 2026: temperature eccezionalmente elevate, siccità prolungata e una disponibilità di acqua irregolare hanno avuto ripercussioni sulla quantità, sulla qualità e sulla continuità delle produzioni. Una situazione che parte quindi dai campi, ma i cui effetti stanno arrivando anche alla grande distribuzione e ai consumatori.
Perché le insalate in busta scarseggiano nei supermercati
Il problema riguarda in particolare le insalate coltivate in pieno campo, per le quali Confcooperative segnala perdite che possono raggiungere il 40%. Le temperature molto elevate e la prolungata mancanza d'acqua hanno infatti compromesso una parte delle coltivazioni e, secondo l'associazione, per il pieno campo la stagione può considerarsi ormai compromessa nelle situazioni maggiormente colpite. È diverso invece il quadro delle coltivazioni in serra, dalle quali dovrebbe arrivare progressivamente una maggiore quantità di prodotto. Anche in questo caso, tuttavia, il recupero non sarà immediato: per tornare ai quantitativi standard potrebbe essere necessario aspettare circa un mese.
È proprio questo squilibrio tra la quantità di materia prima necessaria e quella effettivamente disponibile ad avere ripercussioni sul settore della quarta gamma: le aziende devono infatti poter contare su forniture costanti per garantire continuità alle produzioni di insalate e ortaggi pronti al consumo. Quando la disponibilità nei campi diminuisce sensibilmente, quindi, le conseguenze possono arrivare fino allo scaffale del supermercato. Confcooperative prevede un graduale miglioramento con il recupero delle produzioni in serra, ma sottolinea che serviranno alcune settimane prima di poter parlare di un ritorno ai normali livelli produttivi.
Non solo insalata: caldo e siccità hanno colpito l'agricoltura italiana
La crisi della quarta gamma si inserisce in un'estate particolarmente difficile per l'agricoltura italiana. Secondo una prima stima diffusa da Coldiretti l'11 agosto, i danni provocati da caldo estremo, siccità, grandine e incendi hanno superato i 3 miliardi di euro. Non tutte le coltivazioni e non tutte le regioni sono state colpite allo stesso modo, ma le temperature elevate e la scarsità d'acqua hanno creato problemi lungo gran parte della Penisola. In Piemonte, per esempio, Coldiretti ha segnalato criticità per riso, mais, ortofrutta, noccioleti, prati e pascoli, mentre in Veneto ed Emilia-Romagna sono state interessate produzioni come pomodoro, soia, barbabietola e foraggi.
Anche il Centro e il Sud hanno dovuto fare i conti con gli effetti del clima: nel Centro Italia le alte temperature hanno messo sotto pressione ortaggi, frutta, oliveti e vigneti, mentre al Sud e nelle Isole lo stress idrico ha interessato in particolare ortaggi e pomodoro. Il quadro è stato aggravato anche da fenomeni meteorologici estremi: alle temperature elevate e alla siccità si sono aggiunte grandinate e incendi, con danni molto diversi a seconda dei territori. È quindi importante non interpretare il dato dei 3 miliardi come riferito esclusivamente a frutta e verdura: si tratta di una stima complessiva dei danni subiti dall'agricoltura italiana a causa dei diversi eventi climatici.
In alcune zone le perdite dei raccolti sono arrivate fino all'80%
Con l'arrivo di settembre la situazione è rimasta critica. In un nuovo bilancio pubblicato il 9 settembre, Coldiretti ha segnalato perdite dei raccolti che nelle aree maggiormente colpite possono arrivare fino all'80%. Anche in questo caso è fondamentale leggere correttamente il dato: non significa che l'Italia abbia perso l'80% della propria produzione agricola, ma che alcune colture hanno registrato riduzioni di questa portata in specifiche zone. Nelle aree non irrigue della Baraggia, tra Vercelli e Biella, per esempio, Coldiretti ha indicato possibili cali del riso del 70-80%, mentre in alcune zone dell'Emilia-Romagna grandine e problemi legati alle aflatossine hanno provocato danni al mais fino all'80%.
Le conseguenze sono state molto differenti anche per frutta e verdura. In Trentino, secondo Coldiretti, caldo e siccità hanno determinato una contrazione stimata del raccolto di mele del 9-10%, accompagnata anche da pezzature inferiori. In Sardegna sono state invece segnalate forti carenze di verdure a foglia e insalate, un dato particolarmente significativo se letto insieme alle difficoltà registrate dal comparto della quarta gamma. Questi esempi mostrano quanto gli effetti dell'estate 2026 siano stati disomogenei: non esiste una singola percentuale valida per tutta l'agricoltura italiana, perché l'impatto cambia notevolmente in base alla coltura, alla disponibilità di acqua e al territorio.
Quando torneranno normalmente le insalate in busta nei supermercati?
Per quanto riguarda specificamente le insalate di quarta gamma, Confcooperative indica almeno un mese come orizzonte per il ritorno alla normalità. La previsione è stata formulata il 18 settembre sulla base della situazione delle produzioni e degli approvvigionamenti discussa anche nell'ambito del Gruppo di Contatto Quarta Gamma dei principali Paesi produttori europei, che comprende Italia, Spagna, Francia e Portogallo. Le produzioni in pieno campo maggiormente danneggiate difficilmente potranno recuperare quanto perso durante l'estate, mentre dalle coltivazioni in serra è atteso un progressivo ritorno verso i quantitativi standard.
Questo non significa, naturalmente, che trascorso esattamente un mese tutti i supermercati italiani torneranno automaticamente ad avere gli stessi prodotti e le stesse quantità disponibili. Quella di Confcooperative è una previsione del settore legata soprattutto ai tempi necessari alla produzione per recuperare volumi sufficienti. La situazione può inoltre variare a seconda delle zone, delle aziende produttrici e delle catene della grande distribuzione. L'indicazione permette però di capire perché le difficoltà osservate a settembre non dovrebbero risolversi nell'arco di pochi giorni: tra il recupero delle coltivazioni e il ritorno dei prodotti lungo tutta la filiera sono necessarie diverse settimane.