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14 Ottobre 2026 16:00

Formaggi a latte crudo, è polemica sui controlli: cosa sta succedendo in Italia (e non solo)

Il latte crudo torna al centro delle polemiche tra rischi per la salute, nuove proposte sui controlli e difesa dei formaggi tradizionali. Ecco cosa sta succedendo in Italia.

A cura di Francesca Fiore
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Il latte crudo è tornato al centro del dibattito sulla sicurezza alimentare, tra le preoccupazioni degli esperti per i rischi microbiologici, le richieste di maggiori tutele per i consumatori e la posizione di chi difende le produzioni casearie tradizionali. A riaccendere la discussione sono stati alcuni gravi casi di infezione associati al consumo di formaggi a latte crudo e le recenti proposte di revisione delle misure di controllo. Il tema riguarda da vicino l'Italia, dove numerosi formaggi tipici vengono ancora realizzati con latte non pastorizzato, secondo tecniche produttive tradizionali.

La questione è complessa perché il latte crudo non è necessariamente contaminato, ma può contenere microrganismi patogeni che la pastorizzazione permette di eliminare o ridurre significativamente. Tra questi ci sono alcuni ceppi di Escherichia coli produttori di Shiga-tossine (STEC), che possono provocare infezioni gravi, soprattutto nei bambini. Dall'altra parte, i produttori sottolineano l'importanza del latte crudo per le caratteristiche organolettiche dei formaggi e per la sopravvivenza delle piccole realtà artigianali. Il confronto riguarda quindi la possibilità di tutelare queste produzioni senza compromettere la sicurezza alimentare.

Perché il latte crudo è tornato al centro delle polemiche

Uno dei principali motivi è il dibattito politico e sanitario sviluppatosi in Lombardia: nell'ottobre 2026, infatti, è stata presentata una mozione regionale che punta a sostenere i piccoli produttori di formaggi a latte crudo e a riconsiderare alcuni aspetti dei controlli microbiologici e degli adempimenti richiesti alle aziende. Tra le proposte figurano verifiche proporzionate al rischio delle singole produzioni, sostegni economici e una revisione delle disposizioni considerate troppo onerose per i piccoli caseifici.

La proposta ha suscitato preoccupazioni perché arriva in un momento di particolare attenzione verso le infezioni alimentari associate al latte non pastorizzato. Secondo i sostenitori della mozione, l'obiettivo è evitare che obblighi eccessivamente gravosi mettano in difficoltà le produzioni tradizionali. Chi la contesta teme invece che una revisione delle misure possa indebolire la prevenzione.

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Il caso di Mattia Maestri e le richieste della famiglia

A rendere particolarmente delicata la discussione è la vicenda di Mattia Maestri, che nel 2017, ancora bambino, aveva sviluppato una grave infezione da Escherichia coli STEC associata al consumo di un formaggio a latte crudo contaminato. L'infezione aveva provocato una sindrome emolitico-uremica, una complicanza che può causare gravi danni renali e neurologici. Mattia è morto nell'agosto 2026, dopo nove anni trascorsi in stato vegetativo.

Il padre, Giovanni Battista Maestri, è intervenuto nel dibattito lombardo per chiedere che la sicurezza dei consumatori rimanga una priorità e per contestare le ipotesi di alleggerimento delle misure preventive. La sua posizione richiama l'attenzione sull'importanza dei controlli lungo la filiera, considerando che la presenza di batteri patogeni non può essere riconosciuta dal consumatore attraverso l'aspetto, l'odore o il sapore del prodotto.

Che cos'è il latte crudo e perché viene utilizzato per produrre formaggi

Per latte crudo si intende il latte che non è stato sottoposto a trattamenti termici superiori a 40 °C né a trattamenti con effetti equivalenti. Si distingue dal latte pastorizzato, riscaldato a temperature e per tempi sufficienti a ridurre significativamente i microrganismi patogeni, e da quello termizzato, sottoposto a un trattamento più blando. La differenza è importante perché influisce sulle caratteristiche microbiologiche del latte e sulle modalità della sua trasformazione.

Nella produzione casearia, il latte crudo viene utilizzato perché conserva parte della flora microbica originaria, che può contribuire allo sviluppo degli aromi durante la maturazione. È una caratteristica particolarmente apprezzata in alcune produzioni tradizionali. Tuttavia, bere latte crudo e consumare un formaggio a latte crudo non comportano necessariamente lo stesso rischio: acidificazione, salatura e stagionatura possono influenzare la sopravvivenza dei microrganismi, ma non garantiscono sempre l'eliminazione dei patogeni.

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Il principale problema sanitario riguarda la possibile presenza di batteri patogeni, tra cui Campylobacter, Salmonella, Listeria monocytogenes ed Escherichia coli produttori di Shiga-tossine. La contaminazione può verificarsi durante la mungitura o nelle successive fasi di lavorazione, anche attraverso il contatto con attrezzature e superfici contaminate. Il rispetto delle norme igieniche riduce il rischio, ma non lo elimina completamente. Inoltre, un latte contaminato può presentare colore, odore e sapore del tutto normali.

Particolare attenzione viene riservata agli STEC, perché alcune infezioni possono evolvere in sindrome emolitico-uremica (SEU), una condizione che può provocare danni renali acuti e, nei casi più gravi, richiedere la dialisi. I bambini piccoli sono tra i soggetti maggiormente vulnerabili: per questo le autorità sanitarie raccomandano di non consumare latte crudo senza averlo prima bollito e di prestare particolare attenzione ai formaggi a latte crudo, soprattutto quando destinati a bambini, donne in gravidanza, anziani e persone immunodepresse.

Perché i produttori difendono i formaggi a latte crudo

Per numerosi produttori italiani, soprattutto nelle realtà montane e nei piccoli caseifici, il latte crudo rappresenta un elemento importante della tradizione casearia. Il suo utilizzo permette di preservare parte della flora microbica naturale del latte, che contribuisce a determinare le caratteristiche aromatiche di alcuni formaggi. In determinate produzioni, queste caratteristiche sono strettamente legate al territorio, all'alimentazione degli animali e alle tecniche di lavorazione.

Le preoccupazioni del settore riguardano soprattutto i costi degli adempimenti necessari per garantire la sicurezza microbiologica. Analisi di laboratorio, procedure di autocontrollo e investimenti nelle strutture possono essere particolarmente impegnativi per le aziende più piccole. Da qui la richiesta di misure proporzionate alle caratteristiche delle diverse produzioni, senza compromettere la loro sostenibilità economica. Resta comunque fermo l'obbligo dei produttori di garantire la sicurezza degli alimenti commercializzati.

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Cosa dice la scienza: il latte crudo è davvero più sano?

Uno degli argomenti più ricorrenti a favore del latte crudo riguarda i suoi presunti benefici nutrizionali rispetto a quello pastorizzato. Secondo questa interpretazione, il trattamento termico eliminerebbe anche sostanze utili per l'organismo, impoverendo il prodotto. In realtà, la pastorizzazione può ridurre il contenuto di alcune vitamine sensibili al calore, ma non modifica in modo sostanziale il valore nutrizionale complessivo del latte. Proteine, grassi, calcio e altri nutrienti importanti rimangono largamente disponibili.

Non esistono inoltre prove scientifiche sufficienti per sostenere che bere latte crudo sia complessivamente più salutare. Alcuni studi osservazionali hanno individuato associazioni tra il consumo di latte non pastorizzato in ambienti agricoli e una minore prevalenza di determinate condizioni allergiche, ma non dimostrano che il latte crudo ne sia la causa. Questi risultati non giustificano quindi l'esposizione ai rischi microbiologici. Le caratteristiche gastronomiche dei formaggi a latte crudo, per quanto apprezzate, non costituiscono una prova di maggiori benefici per la salute.

Cosa prevedono le regole e come riconoscere un formaggio a latte crudo

In Italia la produzione e la vendita di latte crudo e dei formaggi derivati sono consentite nel rispetto delle norme europee sulla sicurezza alimentare. Il Regolamento (CE) n. 853/2004 stabilisce requisiti specifici per il settore lattiero-caseario, mentre il Regolamento (CE) n. 852/2004 disciplina gli obblighi generali di igiene e autocontrollo. Nel 2025 sono state inoltre definite linee guida nazionali per il controllo degli STEC nel latte non pastorizzato e nei prodotti derivati, con indicazioni sulle misure di prevenzione e sulla gestione del rischio.

Per il consumatore, un elemento importante è l'etichetta: la normativa europea prevede, per i prodotti interessati, l'indicazione "fabbricato con latte crudo", che permette di riconoscere i formaggi ottenuti da latte non sottoposto a trattamenti termici o equivalenti durante il processo produttivo. Quando si acquista un formaggio al banco o direttamente dal caseificio, è comunque utile chiedere informazioni sul latte utilizzato e sulle modalità di lavorazione, soprattutto se il prodotto è destinato a persone vulnerabili.

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Formaggio a latte crudo e formaggio a pasta cruda: perché non sono la stessa cosa

Una confusione comune riguarda le espressioni formaggio a latte crudo e formaggio a pasta cruda, che indicano caratteristiche differenti.

  • Nel primo caso si fa riferimento al latte utilizzato, che non è stato pastorizzato.
  • Nel secondo, invece, l'espressione riguarda la lavorazione della cagliata, che non viene sottoposta a una fase di cottura ad alta temperatura; un formaggio a pasta cruda può quindi essere prodotto anche con latte pastorizzato.

La distinzione è importante per valutare correttamente le informazioni presenti sulle confezioni. La dicitura "a pasta cruda" non significa che il latte utilizzato sia necessariamente crudo, così come "a pasta cotta" non garantisce automaticamente l'assenza di rischi microbiologici. Anche la stagionatura, da sola, non assicura l'eliminazione di eventuali patogeni. Per conoscere il trattamento subito dal latte bisogna quindi verificare le informazioni riportate in etichetta o fornite dal produttore.

Quanti casi di infezione sono legati ai formaggi a latte crudo?

Per comprendere la dimensione del problema è importante distinguere i casi complessivi di infezione da STEC e di sindrome emolitico-uremica da quelli effettivamente attribuiti al consumo di latte crudo o dei suoi derivati. In Italia la sorveglianza viene svolta attraverso il Registro italiano della sindrome emolitico-uremica, coordinato dall'Istituto Superiore di Sanità. Nel 2025 sono stati registrati 43 casi di SEU in pazienti pediatrici, secondo i dati del Registro.

Questo numero, però, non corrisponde ai casi causati dai formaggi a latte crudo: gli STEC possono essere trasmessi anche attraverso carne poco cotta, vegetali, acqua contaminata o contatto con animali e persone infette. Non sempre le indagini epidemiologiche permettono di individuare con certezza l'origine dell'infezione. Per valutare il peso effettivo dei prodotti lattiero-caseari è quindi necessario considerare soltanto i focolai e i casi per i quali sia stata documentata un'associazione epidemiologica, senza attribuire automaticamente tutti i casi di SEU al consumo di formaggi a latte crudo.

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Latte crudo, cosa sta succedendo negli Stati Uniti?

Anche negli Stati Uniti il latte crudo è al centro di un acceso dibattito, alimentato dalla crescente popolarità del prodotto tra chi sostiene un'alimentazione più naturale e dalla promozione da parte di alcuni influencer e figure pubbliche, tra cui Robert F. Kennedy Jr. Nonostante la vendita di latte crudo tra Stati sia vietata a livello federale dal 1987, diversi Stati ne consentono la commercializzazione all'interno dei propri confini.

A preoccupare le autorità sanitarie sono soprattutto i recenti focolai di infezioni: nel 2026, in Idaho, quasi 60 persone si sono ammalate dopo aver consumato latte non pastorizzato, mentre a settembre i CDC hanno segnalato un focolaio di Escherichia coli associato a formaggi a latte crudo, con oltre la metà dei casi riguardanti bambini fino a 5 anni. Di fronte a questi episodi, l'American Academy of Pediatrics ha chiesto di vietare la vendita di latte crudo, mentre FDA e CDC continuano a raccomandare il consumo di latte pastorizzato, sottolineando che i presunti benefici del prodotto non sono supportati da prove scientifiche sufficienti.

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