video suggerito
video suggerito
ricetta

Il tuo pesce preferito potrebbe sparire tra 20 anni? Cosa rivela una nuova ricerca sulla salute degli oceani

zoomed image
A cura di Francesca Fiore
0
Immagine

Il pesce che oggi portiamo abitualmente in tavola potrebbe diventare sempre più difficile da trovare in futuro? È una preoccupazione condivisa da molti consumatori italiani, sempre più attenti alle conseguenze della pesca eccessiva e alle condizioni degli ecosistemi marini. Secondo una nuova ricerca condotta da GlobeScan per Marine Stewardship Council (MSC), organizzazione non profit impegnata nella promozione della pesca sostenibile, il 51% dei consumatori italiani di pesce teme che il proprio pesce o frutto di mare preferito possa non essere più disponibile tra 20 anni. Un dato che evidenzia una crescente sensibilità nei confronti della tutela delle risorse ittiche, ma che non deve essere interpretato come una previsione scientifica sulla scomparsa delle specie marine.

La ricerca, pubblicata in occasione delle Settimane della pesca sostenibile 2026, in programma dal 12 al 25 ottobre, analizza il rapporto tra i consumatori, la salute degli oceani e le scelte alimentari quotidiane. I risultati mostrano una popolazione particolarmente preoccupata per le condizioni del mare, ma anche interessata a ricevere informazioni più precise sulla provenienza e sulla sostenibilità dei prodotti ittici acquistati. Emerge inoltre una maggiore richiesta di certificazioni indipendenti, considerate uno strumento utile per distinguere i prodotti provenienti da attività di pesca gestite responsabilmente.

Un italiano su due teme di non trovare più il proprio pesce preferito

Uno dei risultati più significativi della ricerca riguarda proprio la disponibilità futura delle risorse ittiche. Il 51% dei consumatori italiani di pesce ritiene possibile che il proprio pesce o frutto di mare preferito non sia più disponibile tra vent'anni. Si tratta di una percezione che riflette la preoccupazione per le conseguenze dello sfruttamento delle risorse marine e per la capacità degli ecosistemi di mantenere popolazioni ittiche sufficientemente numerose nel lungo periodo.

Questo dato, tuttavia, non significa che metà delle specie attualmente consumate sia destinata a scomparire. La disponibilità di una determinata specie dipende da numerosi fattori, tra cui le condizioni delle popolazioni ittiche, la pressione esercitata dalla pesca, i cambiamenti ambientali e l'efficacia delle misure di gestione adottate. Inoltre, la diminuzione della disponibilità commerciale di un pesce non coincide necessariamente con la sua estinzione. La ricerca GlobeScan misura quindi le aspettative e le preoccupazioni dei consumatori, senza formulare previsioni scientifiche sul futuro delle singole specie.

Immagine

Il 93% dei consumatori italiani è preoccupato per la salute degli oceani

La preoccupazione per il futuro del pesce si inserisce in un quadro più ampio. Secondo la ricerca, il 93% dei consumatori italiani di prodotti ittici si dichiara preoccupato per la salute degli oceani. Un risultato che mostra quanto le condizioni dell'ambiente marino siano considerate importanti anche da chi si trova quotidianamente a scegliere cosa acquistare e consumare.

Tra le principali minacce percepite, l'inquinamento continua a occupare il primo posto, indicato dal 55% degli intervistati; il dato risulta però inferiore rispetto al 67% registrato nel 2022. Al contrario, aumenta l'attenzione nei confronti della pesca eccessiva, che passa dal 38% del 2022 al 44% nel 2026. Queste percentuali descrivono un cambiamento nella percezione dei problemi ambientali da parte dei consumatori, non necessariamente una variazione della loro effettiva gravità. La pesca eccessiva resta comunque una questione centrale per la conservazione delle risorse marine, perché il prelievo di pesce a ritmi superiori alla capacità di ricostituzione delle popolazioni può comprometterne la disponibilità nel tempo.

Le nostre scelte al supermercato possono fare la differenza?

La ricerca evidenzia anche un altro aspetto: molti consumatori ritengono di poter contribuire alla tutela degli oceani attraverso le proprie abitudini alimentari. Il 74% degli intervistati è convinto che le decisioni prese quando acquista o consuma pesce possano avere un impatto sulla salute degli ecosistemi marini. Una percentuale che mostra come la sostenibilità sia considerata sempre più spesso anche un criterio di scelta dei prodotti alimentari.

Il problema principale riguarda però la disponibilità di informazioni sufficienti per compiere acquisti consapevoli. L‘82% degli intervistati dichiara di voler sapere di più sulla sostenibilità del pesce acquistato, mentre il 78% vorrebbe avere maggiori garanzie sulla possibilità di risalire a una fonte sostenibile, conosciuta e affidabile. Per il consumatore non è sempre semplice comprendere quali caratteristiche rendano un prodotto ittico sostenibile, soprattutto quando le confezioni riportano indicazioni ambientali generiche o difficili da verificare. Per questo motivo, conoscere il significato delle certificazioni e delle informazioni presenti sulle etichette può essere utile per orientarsi tra i diversi prodotti disponibili.

Immagine

Uno degli strumenti a disposizione dei consumatori è il marchio blu MSC, che identifica i prodotti ittici provenienti da attività di pesca certificate secondo lo Standard del Marine Stewardship Council. Il programma si basa su tre principi fondamentali: la salute delle popolazioni ittiche, la riduzione dell'impatto della pesca sugli ecosistemi marini e l'adozione di sistemi di gestione efficaci e responsabili. La certificazione prevede valutazioni indipendenti rispetto a questi criteri e un sistema di tracciabilità lungo la filiera, finalizzato a verificare che i prodotti commercializzati con il marchio provengano da attività certificate. Il marchio MSC riguarda la pesca di cattura e non deve essere confuso con le certificazioni dedicate all'acquacoltura. Inoltre, la sua presenza non fornisce necessariamente informazioni su tutti gli aspetti del prodotto, come la qualità organolettica, la freschezza o le caratteristiche nutrizionali.

Le Settimane della pesca sostenibile 2026: cosa sono e quando si svolgono

I risultati della ricerca vengono presentati in occasione della sesta edizione delle Settimane della pesca sostenibile, la campagna promossa da Marine Stewardship Council dal 12 al 25 ottobre 2026. L'iniziativa coinvolge aziende del settore ittico, supermercati, operatori della distribuzione e catene di ristorazione, con l'obiettivo di sensibilizzare i consumatori sull'importanza di scegliere prodotti provenienti da pesca certificata sostenibile. Il messaggio scelto per questa edizione è "Con il marchio blu, siamo tutti bravi a pescare", un invito a riconoscere i prodotti certificati attraverso il logo MSC. Durante la campagna sono previste attività informative, iniziative digitali e promozioni nei punti vendita, con la partecipazione di numerose aziende e insegne della grande distribuzione.

Immagine
Resta aggiornato

Ogni giorno nuove Ricette tutte da gustare

Ricette
Immagine
Quello che i piatti non dicono
Segui i canali social di Cookist
api url views