
Finalmente è arrivata la notizia che tutti gli amanti del formaggio stavano aspettando: secondo una recente ricerca svedese, il consumo di formaggi ad alto contenuto di grassi potrebbe essere associato a un rallentamento del rischio di demenza in età avanzata. Un risultato che sembra troppo bello per essere vero: ma a quanto pare lo è. Per questo, prima di correre a comprare 7 chili di provolone e mozzarella di bufala, vale la pena fermarsi un attimo e fare qualche piccola (ma fondamentale) precisazione, specificare cosa è stato scoperto e capire quali sono i limiti di questa analisi.
La rinascita dei formaggi grassi
Lo studio, pubblicato sulla rivista Neurology e condotto dal gruppo di ricerca Malmö Diet and Cancer, ha osservato 27.670 persone, di età compresa tra i 45 e i 73 anni, per oltre 25 anni. Il risultato, assolutamente sorprendente data la continua demonizzazione di certi cibi, è stato scoprire che chi consumava quotidianamente circa 50 grammi di panna o formaggio grasso – ossia con più del 20% di grassi saturi – aveva una probabilità inferiore di sviluppare demenza rispetto a chi mangiava quelli magri o "low fat".
Ai partecipanti è stato chiesto di annotare su un diario tutto ciò che hanno mangiato in una settimana, di compilare un questionario scritto e di sottoporsi a un'intervista di persona. Inoltre, nel 2014 e nel 2020, gli esperti li hanno sottoposti a dei controlli sullo stato di salute: chi mangiava più formaggi ad alto contenuto di grassi aveva il 13% in meno di rischio di sviluppare demenza rispetto a chi ne mangiava poco o niente. Lo stesso è stato dimostrato anche per la panna: chi ne consumava circa 20 grammi al giorno presentava un rischio inferiore di chi non ne consumava affatto.

Perché bisogna andarci piano
È una precisazione che siamo soliti fare ogni volta che si parla di nuove ricerche e, in questo caso, è ancora più necessario: nonostante l'esperienza del team, lo studio presenta alcuni limiti importanti che bisogna valutare prima di fare scorta di tutti i nostri formaggi preferiti. Prima di tutto, i ricercatori hanno tenuto conto della dieta dei pazienti solo all'inizio della ricerca, senza considerare che le abitudini alimentari potrebbero essere cambiate nel corso degli anni. Inoltre, si tratta di uno studio osservazionale: ciò significa che non dimostra un rapporto diretto di causa-effetto, ma solo un'associazione statistica.
I risultati, poi, vanno inseriti in un quadro più ampio e va considerata la dieta del soggetto per intero: infatti, se il formaggio, grazie all'apporto di vitamine e minerali, va a sostituire altri cibi potenzialmente più "pericolosi", come carni rosse processate o molto grasse, allora può essere davvero un valido alleato per la nostra salute. Lo studio non ha valutato, invece, cosa accade se i formaggi grassi sostituiscono fonti di grassi insaturi considerati benefici come pesce, olio di oliva, noci o semi. Va però sottolineato che i ricercatori hanno aggiustato i risultati tenendo conto di fattori come età, sesso, livello di istruzione e qualità complessiva della dieta, cercando di sottolineare quanto più possibile il ruolo specifico dei formaggi con un alto contenuto di grassi.