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2 Ottobre 2026 12:38

Il decreto imballaggi è legge: ecco gli obiettivi e cosa cambia per bar, ristoranti e hotel

Dalla cauzione sulle bottiglie ai vassoi della frutta, passando per le bustine del ketchup: le tappe del cambiamento, da qui al 2030.

A cura di Lorenzo Napolitano
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Dalla bustina di maionese al banco del bar al flacone di shampoo in hotel: la plastica monouso ha i giorni contati. Negli ultimi mesi si parla molto di imballaggi, e non è un caso: l'Unione europea ha stabilito nuove regole per ridurre la plastica inutile, aumentare la quota di materiale riciclato e limitare le sostanze considerate rischiose per l'ambiente e per la salute. Si tratta del Regolamento UE 2025/40 (PPWR), entrato in vigore nel 2025 e le cui norme principali diventeranno applicabili a partire dal 12 agosto 2026, fissando obiettivi comuni.

A differenza delle direttive, il Regolamento europeo è direttamente applicabile in tutti gli Stati membri senza bisogno di un recepimento: l'Italia affianca comunque un proprio decreto nazionale per definire gli aspetti attuativi, la gestione delle sanzioni e le specifiche regole per la filiera interna. Il nostro Paese, dunque, sta rispondendo a questa necessità con il decreto imballaggi, un testo approvato in via definitiva dall’aula della Camera con 178 sì, 57 no e 79 astenuti che prova a conciliare gli obiettivi europei con le esigenze delle imprese. La transizione sarà graduale, ma toccherà da vicino anche i consumatori, dal carrello della spesa al bicchiere del bar, fino alla colazione in albergo. Per orientarsi basta tenere separati i due livelli: prima le regole comuni a tutta l'Europa, poi la scelta italiana.

Le regole europee: meno plastica inutile, più riciclo e cauzione

Il Regolamento UE 2025/40 è in vigore dal 12 agosto 2026, ma i suoi effetti arriveranno a tappe. Le prime novità sono previste da quest'anno, con nuovi limiti per alcune sostanze chimiche presenti negli imballaggi alimentari. Il passo successivo riguarda la raccolta: entro il 1° gennaio 2029 ogni Stato membro dovrà garantire la raccolta differenziata di almeno il 90% delle bottiglie monouso per bevande fino a 3 litri. Per riuscirci servirà introdurre il deposito cauzionale, un meccanismo semplice da spiegare: chi compra una bottiglia paga una piccola cauzione e la riottiene quando riporta il vuoto. In Germania e in altri Paesi europei funziona già, mentre in Italia manca ancora un modello nazionale. Per arrivarci serviranno nuove infrastrutture, un maggior coordinamento tra istituzioni e operatori e, soprattutto, un cambio di abitudini da parte di chi fa la spesa.

C'è poi il capitolo del riciclo. Le bottiglie d'acqua continueranno a essere vendute, ma dovranno contenere una quota crescente di plastica già utilizzata dai consumatori: almeno il 30% dal 2030, con l'obiettivo di arrivare al 65% entro il 2040. Verrà inoltre introdotto un sistema di classi di riciclabilità, dalla A alla C, con soglie minime obbligatorie: chi non le raggiunge non potrà vendere. La Commissione europea ha anche adottato nuove regole per calcolare, verificare e comunicare il contenuto riciclato chimicamente nelle bottiglie nuove. L'idea è creare un sistema comune valido per tutte le tecnologie, sia meccaniche sia chimiche, per dare certezze alle imprese e incoraggiare gli investimenti.

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Le novità più evidenti nella vita quotidiana arrivano però dal 1° gennaio 2030. Da quella data, secondo le regole europee, scompariranno diversi formati monouso oggi molto diffusi: gli anelli e le pellicole che tengono insieme le bottiglie nei multipack, i vassoi per la frutta e la verdura fresca preconfezionata sotto 1,5 chili, le bustine monouso di ketchup, maionese, olio e condimenti, nonché i flaconcini di shampoo e bagnoschiuma negli hotel e altro ancora. Non si tratta quindi di un addio improvviso alla plastica, ma di una riduzione progressiva degli usi considerati superflui o difficili da riciclare. Il cambiamento si vedrà soprattutto in supermercati, bar, hotel e punti vendita dove il monouso è ancora molto presente.

Il decreto italiano: la plastica compostabile e le deroghe

Sul piano nazionale è arrivato il decreto imballaggi, approvato in via definitiva dalla Camera il 23 settembre con 178 voti favorevoli, 57 contrari e 79 astenuti. Il testo parte da un principio: oltre a rispettare formati e usi consentiti dalla normativa europea, gli imballaggi di plastica monouso immessi per la prima volta sul mercato italiano dovranno essere certificati come biodegradabili e compostabili. La certificazione spetta a organismi accreditati, secondo la norma UNI EN 13432 o standard europei equivalenti. Il governo dichiara di voler rispettare le regole comunitarie senza danneggiare l'industria, e infatti il decreto punta anche a sostenere l'innovazione e la competitività delle aziende del settore.

L'obbligo riguarda in primo luogo gli imballaggi per frutta e verdura fresca preconfezionata sotto 1,5 chili e quelli per alimenti e bevande consumati nei locali di alberghi, ristoranti e catering. Nel mondo della ristorazione e dell'ospitalità rientrano anche le monodosi di condimenti, conserve, oltre alle bustine monouso di cosmetici e prodotti per l'igiene usate nelle strutture ricettive, il cui contenuto deve essere a sua volta certificato come compostabile. Restano fuori le confezioni fornite insieme al cibo pronto da asporto per il consumo immediato e quelle necessarie a garantire sicurezza e igiene in ospedali, cliniche e residenze sanitarie. I piatti di plastica monouso, invece, restano vietati anche se compostabili, perché il divieto discende dalle direttive europee.

La parte più discussa è quella dell'ortofrutta. Le modifiche approvate dalla Camera hanno infatti introdotto un'ampia serie di deroghe: fragole, lamponi, uva da tavola, pesche, kiwi, pere e mele mature, ma anche insalat e altri prodotti di IV gamma (ovvero l'ortofrutta fresca già lavata, tagliata e pronta al consumo in busta o vaschetta) sono temporaneamente esclusi dall'obbligo, in attesa degli orientamenti della Commissione europea. Cia-Agricoltori Italiani ha accolto il risultato con soddisfazione, sostenendo che materiali compostabili e imballaggi convenzionali devono poter convivere quando servono a proteggere e conservare i prodotti. Più critico il fronte ambientalista: l'obbligo si ridimensiona e il WWF ricorda – attraverso le parole dell'esperto Giorgio Bagordo – che la strada maestra resta ridurre gli imballaggi a monte.

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