
Siamo in provincia di Cosenza, in uno dei borghi medievali più celebri della splendida Riviera dei Cedri, sulla costa tirrenica della Calabria, luogo noto per le bellezze paesaggistiche, tra l’azzurro del mare e la natura del Parco Nazionale del Pollino, ma anche per le perle gastronomiche che vanta questa piccola porzione di territorio, dove si trovano antichi agrumi, peperoncini e specialità come la ‘nduja, vere e proprie icone regionali. La star di Belvedere Marittimo è un ortaggio meno popolare, di cui la coltivazione per un lungo periodo è stata dimenticata e ripresa solo negli ultimi anni, in un'ottica di salvaguardia della biodiversità e di valorizzazione delle tradizioni agricole locali: stiamo parlando del gilò, un frutto che esteticamente assomiglia a un pomodoro, ma che in termini nutrizionali e organolettici è a tutti gli effetti una melanzana dalle caratteristiche uniche.
Com’è fatto il gilò: la piccola melanzana che arriva dall’Africa
Partiamo subito dall’aspetto: il gilò alla vista è tondeggiante, ha le dimensioni di un pomodoro medio, la buccia è liscia e presenta striature e sfumature di colore che variano a seconda del grado di maturazione: dal verde pallido al verde scuro, arrivando all’arancio-rossastro, ma parte anche da tonalità bianco-crema per giungere a tinte scarlatte, quasi nerastre. La sua polpa è chiara e puntellata di semi. Fa parte della grande famiglia delle solanacee (insieme a patate, melanzane, peperoni, pomodori) e le sue origini non sono italiane, ma africane: si tratta, infatti, di un ortaggio approdato nella nostra penisola dall’Africa e che in queste aree ha trovato condizioni favorevoli per svilupparsi, in quanto le piante si adattano bene ai climi caldi e siccitosi e ai terreni esposti al sole.

Sapore, profumo e usi in cucina
Come spiegato a Calabria News 24 dalla nutrizionista Maria Massimilla, dal punto di vista delle proprietà e dei benefici, il gilò è un ortaggio che può portare diversi vantaggi all’organismo: è ricco di antiossidanti, come flavonoidi, antocianine e acido ascorbico, è ipocalorico, in quanto composto principalmente di acqua (più del 90%), mentre le sostanze amare come le saponine aiutano le funzionalità epatiche, e le fibre quelle intestinali, con azione detossinante e depurativa. Tra i minerali spiccano magnesio e potassio, mentre a livello di vitamine, oltre alla C, sono presenti quelle del gruppo B e la E. Uno dei modi più tradizionali per valorizzare il gilò è metterlo sott’olio tagliato a fettine dopo la raccolta estiva, per averlo a disposizione quando non è di stagione: una preparazione che lo rende tenero, aromatico e saporito, spesso arricchita con del peperoncino. Oppure, sempre sotto forma di conserva, è popolare trasformarlo in una crema, da spalmare su crostini e in panini gourmet, o da servire con taglieri di salumi (prosciutto crudo, capocollo) e formaggi (scamorza e mozzarella). Via libera anche a ricette che lo vogliono fritto o stufato: l’abbinamento perfetto è con cibi dal retrogusto dolciastro, morbido e delicato, che ne ingentiliscono il lato amaro e piccante.

Riscoprire il gilò: un ortaggio che parla di Calabria
Il gilò in Calabria esisterebbe da secoli e la sua patria sarebbe Belvedere Marittimo, noto anche come la “città dell’Amore” per le reliquie del Santo degli innamorati custodite nel Convento dei Frati Cappuccini: in un’intervista il sindaco Vincenzo Cascini parla, infatti, di un prodotto “che la nostra popolazione mangiava da sempre, con le nostre nonne che lo preparavano a noi piccoli”. Qui è riconosciuto con il marchio De.Co.(Denominazione Comunale di Origine), in quanto è un ortaggio che si è tramandato generazione dopo generazione tra i piccoli coltivatori e negli orti domestici, ma che si rischiava di perdere. Le istituzioni locali con la collaborazione di esperti ed università (come gli atenei di Napoli e Roma Tre) stanno andando alla ricerca del suo Dna confrontandolo con quello di specie affini come la già citata melanzana comune (Solanum melongena) e le cosiddette melanzane rosse, che appartengono a un gruppo di cultivar conosciuto scientificamente come Solanum aethiopicum, di cui fanno parte anche la Melanzana Rossa di Rotonda, un ortaggio tipico della Basilicata, tutelato dalla Dop, la Melanzana Gilò di Maratea, dalla forma più allungata, nonché la melanzana jilò brasiliana, arrivata nelle Americhe sempre dal continente africano attraverso il commercio degli schiavi.