
Negli ultimi giorni si è tornato a parlare di Dormex, un fitoregolatore il cui principio attivo – l’idrogeno cianammide – è stato escluso a livello europeo per i suoi profili tossicologici. A riaccendere l’attenzione è stata l’autorizzazione temporanea in deroga concessa dal Ministero della Salute per l’utilizzo nelle coltivazioni di kiwi in alcune regioni italiane.
La notizia ha rapidamente alimentato preoccupazioni, soprattutto tra i consumatori, complice il riferimento a una sostanza considerata potenzialmente pericolosa. Ma il punto centrale è un altro: i rischi più rilevanti riguardano gli operatori agricoli esposti direttamente, mentre per chi consuma il prodotto finito il livello di rischio è considerato molto basso, a condizione che vengano rispettate le normative su residui e tempi di sicurezza.
Per chiarire meglio la questione, abbiamo interpellato il nostro biologo nutrizionista Simone Gabrielli, che invita a leggere la vicenda con maggiore equilibrio. In realtà, il quadro è meno allarmante di quanto possa sembrare e va valutato con maggiore attenzione, senza creare allarmismi inutili o perfino dannosi.
Dormex: rischio molto basso per i conusmatori (ma non per i lavoratori)
"Come spesso accade, si tende a generare allarmismo – spiega Gabrielli – In realtà, i prodotti ortofrutticoli che arrivano sul mercato sono sottoposti a controlli rigorosi: esistono limiti di residui fissati ben al di sotto delle soglie di sicurezza e che non possono essere superati. I rischi principali legati a questa sostanza riguardano piuttosto gli operatori agricoli esposti direttamente, non i consumatori". Il nutrizionista sottolinea inoltre l’importanza di mantenere corrette abitudini alimentari: "Dal punto di vista nutrizionale, non c’è alcun motivo per ridurre il consumo di frutta. Al contrario, è raccomandato assumere almeno tre porzioni al giorno: alimenti come il kiwi apportano fibre, vitamine e composti bioattivi fondamentali per la salute. Per chi lo gradisce, anche il consumo con la buccia può offrire ulteriori benefici.»
Cos'è e perché viene utilizzato il Dormex
La deroga non è casuale, ma legata a un problema agricolo concreto e sempre più diffuso. Il kiwi, come altre colture arboree, ha bisogno di accumulare durante l’inverno un certo numero di “ore di freddo” – generalmente al di sotto dei 7 °C – per uscire correttamente dalla dormienza vegetativa. Si tratta di un processo fondamentale per garantire una ripresa uniforme della pianta, una fioritura regolare e, di conseguenza, una produzione omogenea in termini di quantità e qualità.

Negli ultimi anni, tuttavia, gli inverni più miti legati ai cambiamenti climatici stanno riducendo in modo significativo queste ore di freddo: quando il fabbisogno non viene soddisfatto, le piante possono germogliare in modo disomogeneo, con fioriture scalari e frutti di calibro e qualità irregolari. Il risultato è una perdita economica per i produttori e una minore competitività sul mercato.
In questo contesto, il Dormex viene utilizzato come strumento agronomico per “sostituire” artificialmente lo stimolo naturale del freddo: se applicato in momenti precisi del ciclo vegetativo, induce una ripresa più uniforme delle gemme, sincronizzando la fioritura e migliorando la gestione della coltura. Si tratta quindi di un intervento tecnico che risponde a un’esigenza concreta del settore, soprattutto in aree dove il cambiamento climatico sta alterando in modo evidente i cicli produttivi.
I rischi reali: chi è più esposto
Il nodo centrale della questione riguarda la sicurezza e la distinzione tra esposizione professionale e consumo alimentare. L’idrogeno cianammide è una sostanza che presenta criticità tossicologiche ben documentate, soprattutto in caso di esposizione diretta e ripetuta. Gli operatori agricoli sono la categoria più esposta, in particolare durante le fasi di preparazione della miscela, distribuzione del prodotto e gestione delle attrezzature.
L’esposizione può avvenire per contatto cutaneo o inalazione e, senza adeguate misure di protezione, può comportare effetti sulla salute che hanno portato le autorità europee a escludere la sostanza dalle approvazioni ordinarie. È proprio sulla base di queste valutazioni che l’uso del Dormex è oggi consentito solo attraverso deroghe temporanee, in presenza di condizioni specifiche e documentate.
Per questo motivo inoltre, anche quando viene autorizzato in via eccezionale, il suo impiego è accompagnato da prescrizioni stringenti: utilizzo di dispositivi di protezione individuale, limitazioni nelle modalità di applicazione e controlli sull’intero processo. L’obiettivo è ridurre al minimo il rischio per i lavoratori, che rappresentano il punto più critico dal punto di vista sanitario.
Cosa cambia per i consumatori
Diverso è il discorso per chi acquista e consuma il prodotto finito: i kiwi destinati al mercato devono rispettare limiti di residui molto rigorosi, stabiliti dalla normativa e fissati ampiamente al di sotto delle soglie di sicurezza dal Regolamento (CE) n. 396/2005. Questi limiti vengono definiti sulla base di valutazioni scientifiche che tengono conto dell’esposizione complessiva dei consumatori e includono ampi margini di sicurezza. In pratica, le quantità considerate accettabili vengono infatti ridotte di almeno 100 volte, e in alcuni casi anche di più, per tenere conto delle differenze tra individui e delle incertezze scientifiche.”
A questo si aggiungono i cosiddetti tempi di carenza, ovvero l’intervallo obbligatorio tra il trattamento e la raccolta, che consente alla sostanza di degradarsi prima della commercializzazione. Se queste regole vengono rispettate, i livelli residui risultano molto bassi: in questo scenario, il rischio per i consumatori è considerato minimo.