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15 Febbraio 2026 11:00

Digiuno quaresimale: cosa mangiare e cosa evitare durante i 40 giorni di astinenza

I quaranta giorni che precedono la Pasqua per i fedeli sono un momento legato alla penitenza in vista della Resurrezione. A preghiere e opere di bontà, si affiancano anche restrizioni a tavola, che riguardano in particolare la carne e che si sono evolute nel corso del tempo.

A cura di Federica Palladini
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Quello del digiuno quaresimale in preparazione della Pasqua in passato era un obbligo religioso particolarmente sentito e che nel corso degli ultimi decenni ha perso sempre più importanza. La stessa Chiesa, in riferimento a questo periodo di ristrettezze a tavola e di penitenza in generale, ha specificato che “il digiuno e l’astinenza rientrano in quelle forme di comportamento religioso che sono continuamente soggette alla mutazione degli usi e dei costumi”, come scritto in una nota redatta dalla Conferenza Episcopale Italiana nel 1994, intitolata Il senso cristiano del digiuno e dell’astinenza. Che cosa si può mangiare e che cosa, invece, è vietato? Non si tratta di mettere in pratica o meno questi precetti, di credere o meno, ma potresti scoprire che al giorno d’oggi non sono così lontani da quelli di una corretto comportamento alimentare. Vediamo perché.

Quaresima: perché non si mangia la carne

Prima di capire perché durante la quaresima non si mangia la carne, è utile capire che cosa si intende per digiuno all’interno della Chiesa, che coinvolge i fedeli e che è normato dall’autorità ecclesiastica, secondo delle regole che in tempi recenti hanno come punto di riferimento la Paenitemini, ovvero la costituzione apostolica di Papa Paolo IV redatta nel 1966 dopo il Concilio Vaticano II, il Codice di Diritto Canonico e la nota sopra citata: tutto ruoto attorno al concetto di penitenza, strettamente legato, come si legge nel documento, “alla richiesta di perdono per i peccati, dell’implorazione dell’aiuto divino, di rendimento di grazie e di lode al Padre”. Quando si tratta della Quaresima, si fa riferimento ai quaranta giorni che Gesù Cristo passò nel deserto, digiunando e combattendo le tentazioni di Satana. È il periodo che precede la Pasqua, durante il quale limitare l’assunzione di cibo si associa a questa ricorrenza come azione di purificazione dai peccati in attesa della Resurrezione. Privarsi della carne rientra nelle consuetudini in quanto considerato un alimento sinonimo di abbondanza e di celebrazioni, con Tommaso d’Aquino che nella sua Summa Theologiae scriveva che mangiare carne rossa portava piacere. Lo stesso termine Carnevale, quando eccessi a tavola (e non solo) sono consentiti, deriverebbe dal latino “carnem levare”, togliere la carne, cominciando dal giorno dopo il Martedì Grasso, ovvero il Mercoledì delle Ceneri.

Perché il pesce è concesso?

A osservare con attenzione i precetti religiosi, in realtà non c’è una vera e propria eliminazione totale della carne, che è proibita solo in determinati giorni del calendario liturgico, come appunto il Mercoledì delle Ceneri (mentre nel rito ambrosiano si indica il primo venerdì di Quaresima) e il Venerdì Santo: è consigliata il Sabato Santo e in genere, tutti i venerdì, in quanto preparatori alla Messa domenicale. In passato, vigeva la distinzione tra i cosiddetti “giorni di grasso” (in cui è protagonista la carne, compreso il pollame e i suoi derivati, quindi latticini e uova) e “giorni di magro”, dove compare il pesce: quest’ultimo rientrava all’interno di pietanze povere, facilmente reperibili, ma comunque nutrienti. In più, a fare da guida c’era il discrimine tra animali a sangue caldo (come mammiferi e volatili) e a sangue freddo, come le specie ittiche: i primi vietati, i secondi ammessi come atto di fede.

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Cosa mangiare e cosa no

Il digiuno quaresimale non è così restrittivo come si potrebbe immaginare: per i fedeli, si tratta di rispettare uno dei Cinque precetti generali della Chiesa, tra cui la confessione annuale e l'eucaristia almeno a Pasqua. Il quarto recita: “In giorni stabiliti dalla Chiesa astieniti dal mangiare carne e osserva il digiuno”. Alla base c’è la direttiva di compiere un solo pasto durante la giornata, quello del pranzo, potendo però mangiare qualcosa al mattino e alla sera. A chi è rivolto? A tutti: dai 18 ai 59 anni si osservano il digiuno e l’astinenza, mentre la sola astinenza si pratica a partire dai 14 anni, con ammalati, donne incinta o che stanno allattando esenti. Le nuove disposizioni che dal XX secolo regolano questo momento di penitenza sono molto più permissive dal punto di vista degli alimenti tout-court, evocando però sobrietà, quindi niente ingredienti costosi o ricercati, porzioni generose e preparazioni elaborate (vale anche per le bevande), ed evitando quei comportamenti che ledono non sono il singolo, ma anche la società, tipo il consumo sovrabbondante di cibo che porta allo spreco e il bere e il fumare in eccesso, come si legge nel documento della CEI del 1994. Riassumendo:

  • Nei giorni stabiliti non si mangia la carne rossa e bianca.
  • Uova e latticini non sono proibiti, ma si consumano con moderazione.
  • Il pesce è ammesso a patto che non sia economico e cucinato in maniera poco elaborata.
  • Via libera a verdure, cereali e legumi, sempre in piatti non ricercati, ma semplici.
  • Vietate quelle bevande, così come quei cibi, che si considerano ricercati e costosi.
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