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17 Dicembre 2021 11:37

Cronaca semiseria delle prime due puntate di Masterchef: che cosa è successo

È cominciata l'edizione numero undici di Masterchef Italia. Ieri in onda su Sky le prime due puntate e un dubbio ci assale subito: sono più benevoli i giudici o più bravi i concorrenti?

A cura di Alessandro Creta
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Si riapre la cucina più famosa d’Italia. Si riaccendono i fornelli più ambìti della televisione nostrana. Venghino signori e signore, ritorna Masterchef e il suo circus a colpi di selezioni, mistery box, pressure test, invention test e prove in esterna. Capitani, confermatissimi (e non poteva essere altrimenti), giudici insindacabili quanto tosti, severi ed esigenti il trio gastronomico più famoso d’Italia, composto dagli chef Bruno Barbieri, Antonino Cannavacciuolo e Giorgio Locatelli.

Masterchef spegne 11 candeline e dopo aver varcato la soglia del primo decennio (“battezzato” dal volo dell’Aquila) è pronto a prendersi la scena televisiva da qui alle prossime settimane. “Questo è il luogo che ha acceso i sogni degli italiani… ”, comincia così, con la voce fuori campo, l’edizione numero 11 del talent di cucina più famoso dello Stivale. La puntata non fa nemmeno in tempo a iniziare che le cose vengono messe in chiaro sin da subito: le selezioni saranno più severe, e sulla scia del format dello scorso anno con due grembiuli (equivalenti ad altrettanti sì) si accede alle prove di abilità. Tecnica, gusto e originalità i parametri attorno ai quali ruoteranno le valutazioni.

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A balzare subito all’occhio, prima ancora dei piatti, è lo stiloso completo color evidenziatore di Bruno Barbieri, arrivato direttamente (ma comunque a testa alta) dalla Settimana della moda. I suoi colleghi, però, la pensano in modo differente: per noi invece è un bel “diesci”, tanto per citare un competitor. Ma cosa è successo nelle prime due puntate della nuova stagione di Masterchef? Tanti sorrisi, qualche lacrima, storie belle e meno belle, cucina vegana, cucina grassa, cucina filosofeggiante, rock, tradizionale e d’innovazione. Le abbiamo viste tutte, con una proposta asiatica e fusion capace di ritagliarsi il suo spazio e convincere i giudici.

Se ancora non avete visto le prime due puntate, e non volete spoiler, passate anche al prossimo articolo.

Cosa è successo nella prima puntata di Masterchef

Le regole, ancora, sono piuttosto chiare e semplici: 5 minuti per scegliere gli ingredienti in dispensa, altri 40 per cucinare. In questo lasso di tempo gli aspiranti chef si giocano la possibilità di accedere alla classe.

Il primo concorrente è Gabriele da Anzio, simpatico ragazzone dalla barba folta, lunga treccia, stazza cannavvaciuolesca e dal grande sorriso. Nel suo piatto, oltre alla seppia ripiena con purea di cavalo e patate, ci mette anche cuore ed entusiasmo. Una ricetta cromaticamente in pandàn con l’outfit di Barbieri, ma evidentemente anche meritevole di ben tre sì da parte dei giudici. Alla faccia dei bulli, aggiungiamo noi… È lui quindi il primo aspirante chef ad accedere al prossimo step, e qualora Gabriele non dovesse riuscire a proseguire nel programma immaginiamo pronta per lui un ruolo da protagonista nella serie Vikings.

Il buon umore tra i giudici è palpabile e mentre tra i tre inizia anche un singolar tenzone (a dire il vero decisamente squilibrata) a suon di pacche, il "purgatorio" in cui i concorrenti attendono il loro turno si trasforma improvvisamente nello studio di Uomini&Donne. Merito (o colpa) di Marco, 34enne pugliese che in attesa del suo turno con modi decisamente diretti e poco ortodossi getta il personale amo nella vana attesa che qualcuna delle concorrenti abbocchi. La provola, insomma, non è solo in dispensa.

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Atteso al varco e alla prova della cucina, Marco (che parla in terza persona, come Giulio Cesare nel De bello gallico) non sfonda nemmeno di fronte alla triade di Masterchef. Entusiasmo e sicurezza di sé non mancano a questo ragazzone pugliese, ma qualcuno potrebbe anche obiettare “va bene, ma anche meno”. E infatti gli chef cercano, invano, di placarlo. Il talento, ciò che conta davvero, non pervenuto: il suo (non) guazzetto di terra e mare non osa come chi l’ha fatto, e alla fine dopo aver preso “picche” dalle ragazze presenti arriva il “no” più salato di tutti, quello dei giudici. En plein, insomma. E a differenza di Giulio Cesare, capace di prendersi la Gallia, il buon Marco non riesce nella missione apparentemente più semplice di far suo il grembiule bianco. Rimandato a settembre, da valutare però di quale anno.

Differente l’approccio alla sfida, e l’atteggiamento, della “preda” di Marco: Anna, nutrizionista, con i suoi cappellacci ricotta e grana riesce invece a ottenere due sì, dimostrando come a Masterchef ci possa essere spazio anche per la cucina sana, ipocalorica e salutare. Antonino Cannavacciuolo first reaction: shock.

La puntata avanza tra cous cous declinati in svariate ricette, ansie, branzini che si credono orate, intoppi, bruciature, insicurezze, sifoni, concorrenti chi troppo chi troppo poco sicuri di sé e salse non sempre convincenti, sicuramente divisive. Proprio su una di queste Barbieri perde il suo proverbiale aplomb, dimostrando di non condividere il giudizio dei colleghi più “benevoli” verso una concorrente non tecnicamente impeccabile. Lo chef bolognese che stizzito manda a quel paese (edulcoriamo) i colleghi ci mancava, ma è quello di cui non sapevamo avessimo bisogno. Ci ha decisamente movimentato la serata, dopo tanto buonismo.

Bella la storia di Christian, ragazzo affetto dalla sindrome di Asperger con dichiarate difficoltà a relazionarsi con gli sconosciuti. Prova umana, prima ancor che culinaria, la sua, capace di raccogliere il guanto di sfida (assieme a tanto coraggio) nel nome di coloro nella sua stessa situazione. Poche parole ma buone le sue, ma soprattutto è buono il piatto presentato: due sì e dritto al prossimo step delle selezioni.

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Nel frattempo, tra una selezione e l'altra, Cannavacciuolo si riscopre improvvisamente nelle (insolite?) vesti di latin lover, al punto che tante aspiranti/spasimanti chef ne rimangono vittime e non solo per i suoi giudizi. Le avances, però, non sempre bastano per conquistare il grembiule.

Dopo il buon Ciuccio, fotografo, psicologo, modello (almeno a quanto rivela) e cuoco amatoriale, che propone i “profumi del bosco” incapaci però di inebriare la giuria, arriva il diciottenne riccioluto Carmine, ragazzo alle quali sono riservate le prime importanti parole dei tre. I suoi gyoza “Il mondo che vorrei” lasciano a bocca aperta, con Barbieri che si limita a una semplice frase: “C’hai stoffa”. Benedizione importante per il giovane: tre sì, teniamolo d’occhio.

Cosa è successo nella seconda puntata

La seconda puntata inizia con il botto. Pronti via davanti ai giudici si presenta una figlia d’arte, Dalia, il cui papà fu chef stellato. Il sangue evidentemente non mente e i giudizi sono senza appello, per la sua anatra si parla di perfezione ed “emozione”: candidata numero due (in ordine temporale) capace di arrivare fino in fondo?

Di fronte alla trinità laica della gastronomia televisiva si presenta chi, invece, è pratico della più comune trinità religiosa. Ecco Don Paolo, ma per espiare le evidenti colpe del suo cous cous con gallinella (praticamente intera) sarebbe servita l’intercessione divina. L’Altissimo, però, stavolta non risponde presente e il giudizio complessivo è netto: no. Contente le pie donne della sua diocesi.

Il piatto di tagliatelle con salamino, pancetta e funghi di Bruno non sembra rock così come chi l’ha preparato, ma è abbastanza per ottenere due sì. Si parla anche sudamericano con Federico, ragazzo 30enne da Buenos Aires a Milano che dall'Argentina non ha portato solo l'asado, ma anche tanto (troppo?) gel. Camicia a cuori e tanti tatuaggi per lui, ma soprattutto un discreto talento tra i fornelli. Al punto che la sua entraña con patate dolci si prende tre sì.

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Lo scontro tra creatività e tradizione prende forma con la verace, schietta ma soprattutto “ribelleOriana, la tipica mamma (o nonna) della domenica impegnata a fare la pasta all’uovo per tutta la famiglia. Paladina della tradizione, combatte la sua battaglia con padelle, condimenti grassi, dosi abbondanti, in difesa di tutto coloro che l’alta cucina proprio non riescono a mandarla giù (nonostante le tanto osteggiate porzioni mignon). E quando una donna della tradizione incontra un Bruno Barbieri particolarmente toccato nell’orgoglio, la donna della tradizione è una donna… promossa con due sì! La signora Oriana infatti la vedremo anche più avanti, quando il clima sarà ancor più caldo (e non solo per i fuochi dei fornelli) e teso. La “punizione” più grande (o opportunità?) è portare una strenua militante della tradizione sul campo dell’innovazione. Lo scontro continua…

La puntata prosegue tra molti sì e relativamente poche bocciature. Le proposte giapponesi e siriane convincono, così come convince la coppia di fidanzati che si sfida davanti agli chef. A Letizia, però, serve la firma (e la faccia) di Locatelli per proseguire, Nick invece se ne esce con ben tre giudizi positivi. Al romano trapiantato a Londra il primo round di un dualismo tutto homemade. Attendiamo le prossime riprese.

Insomma, se al termine delle due puntate ci sono tre cose che abbiamo capito è che i giudici non sono sembrati poi così severi (oppure il livello dei concorrenti è veramente alto), che Antonino Cannavacciuolo deve dimagrire (a detta dei concorrenti, per noi sta bene così), ma che sopratutto il paese di Bronte sembra abbia un sapore tutto suo

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Quello che i piatti non dicono
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