video suggerito
video suggerito
21 Maggio 2026 11:10

Mandragora, è falso l’allarme sui ricoveri: cos’è la pianta tossica confusa con gli spinaci e come riconoscerla

Torna virale un vecchio messaggio audio sui presunti casi in Campania, ma ospedali e Asl smentiscono. Con il biologo nutrizionista Simone Gabrielli abbiamo ricostruito rischi, sintomi e tutte le informazioni utili su come riconoscere la mandragora.

A cura di Francesca Fiore
0
Immagine

Negli ultimi giorni è tornato a circolare con insistenza nelle chat WhatsApp un audio allarmistico che parla di presunti ricoveri per intossicazione da mandragora in Campania, invitando i cittadini a “non comprare spinaci freschi”. Un messaggio vocale già diffuso nel 2022 e riesploso improvvisamente sui social e nelle piattaforme di messaggistica, alimentando paura e confusione tra i consumatori. Ma questa volta, come allora, non esiste alcuna emergenza sanitaria in corso.

A smentire categoricamente la notizia sono stati gli stessi ospedali citati indirettamente nell’audio, dal Cardarelli di Napoli al Santa Maria delle Grazie di Pozzuoli, che parlano di “nessuna segnalazione recente” legata a intossicazioni da mandragora. Anche l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Mezzogiorno conferma che nel sistema regionale di allerta alimentare non risultano casi attuali riconducibili alla pianta tossica. Il messaggio virale riprende infatti quasi parola per parola una vecchia catena diffusa quattro anni fa, nata in seguito ad alcuni episodi reali di intossicazione da stramonio — un’altra pianta tossica — che nel 2022 portarono a controlli su partite di verdura provenienti dal mercato di Volla.

Per capire meglio quali siano i rischi reali, come riconoscere la mandragora e quali precauzioni adottare quando si acquistano o si consumano verdure fresche, abbiamo chiesto al nostro biologo nutrizionista

Simone Gabrielli.

Le notizie fake sull'intossicazione da mandragora

L’audio che sta circolando in queste ore riprende quasi integralmente una vecchia catena vocale diffusa già nel 2022. Nel messaggio, una donna invita a “non comprare spinaci freschi”, parlando di presunti ricoveri causati dalla presenza di mandragora in partite di verdura provenienti dal mercato di Volla. In realtà, l’episodio originale riguardava alcuni casi reali di intossicazione registrati in Campania quattro anni fa, ma legati allo stramonio, un’altra pianta tossica appartenente alla famiglia delle Solanacee. Dopo quei ricoveri furono avviati controlli sulla filiera ortofrutticola e sui prodotti transitati dal Centro Agro Alimentare di Volla.

Nel tempo, però, il racconto è stato modificato e rilanciato sui social e nelle chat, fino a trasformare lo stramonio in mandragora e a far credere a una nuova emergenza sanitaria. Una ricostruzione già smentita dagli ospedali campani e dalle autorità sanitarie, che assicurano come non risultino allerte o ricoveri recenti collegati alla mandragora.

Immagine

Come riconoscere la mandragora

La vicenda, però, riaccende l’attenzione su una pianta da sempre avvolta da mistero e leggende: la mandragora. Nota fin dall’antichità per i suoi effetti tossici e allucinogeni, appartiene alla famiglia delle Solanacee e contiene alcaloidi che possono provocare sintomi anche gravi sul sistema nervoso. Le sue foglie, soprattutto allo stato selvatico, possono essere confuse con spinaci, borragine, cicoria selvatica e altre erbe spontanee commestibili, aumentando il rischio di intossicazioni accidentali.

"Un occhio poco esperto può facilmente confondere le sue foglie con quelle degli spinaci" ci ha spiegato Simone Gabrielli.  “Nel mondo di Harry Potter sarebbe tutto più semplice, perché la mandragora ha radici con sembianze umane e urla inquietanti. Nella realtà, però, non è così facile”. La somiglianza riguarda soprattutto le erbe raccolte allo stato selvatico, ma osservando meglio emergono differenze precise. “La mandragora cresce a rosetta, con tutte le foglie che partono da un unico punto centrale, ed è molto più rugosa e pelosa rispetto agli spinaci. Anche al tatto cambia completamente: le foglie risultano più spesse, quasi vellutate”.

Un altro elemento utile per distinguerla è l’odore. “Se le foglie vengono spezzate o stropicciate emanano un odore molto forte e sgradevole, quasi di erba marcia. Gli spinaci freschi, invece, hanno un odore delicato e neutro”, aggiunge il nutrizionista.

I sintomi dell’intossicazione e i soggetti più a rischio

Il vero pericolo riguarda gli effetti tossici della pianta. La mandragora contiene infatti alcaloidi come atropina, scopolamina e iosciamina, sostanze che agiscono direttamente sul sistema nervoso. “I primi sintomi possono comparire già dopo mezz’ora o nel giro di poche ore dall’ingestione" ha precisato Gabrielli. “Si manifesta una forte secchezza della bocca, sete intensa, vista offuscata, tachicardia e dilatazione delle pupille. Nei casi più seri possono comparire stato confusionale, allucinazioni, convulsioni e persino coma”.

Per questo, sottolinea l’esperto, è fondamentale non sottovalutare i segnali iniziali: “Al primo sospetto bisogna rivolgersi subito al pronto soccorso o contattare un centro antiveleni, portando con sé eventuali resti della verdura consumata, così da facilitare l’identificazione botanica”.

Secondo Gabrielli, le categorie più vulnerabili sono bambini, anziani e persone con patologie cardiache o neurologiche pregresse. “Nei bambini anche quantità minime possono provocare effetti gravissimi per via del basso peso corporeo. Negli anziani, invece, l’organismo tollera meno gli effetti cardiovascolari e neurologici delle tossine”.

Immagine

Le precauzioni: attenzione soprattutto alla raccolta selvatica

La mandragora cresce spontaneamente soprattutto nelle zone mediterranee, nei terreni incolti, nei campi e nelle aree rurali poco frequentate. La pianta tende a svilupparsi tra autunno e primavera ed è più facile trovarla allo stato selvatico, spesso mescolata ad altre erbe commestibili raccolte durante le attività di foraging.

Sulle precauzioni da adottare, il biologo nutrizionista invita soprattutto alla prudenza, quindi, nella raccolta fai-da-te delle erbe spontanee. “La maggior parte delle intossicazioni nasce proprio dalla raccolta selvatica fatta senza adeguate competenze. Se si vogliono raccogliere erbe nei campi o nei boschi è sempre meglio affidarsi a persone esperte”.

Purtroppo non esiste un servizio strutturato e diffuso come quello dei funghi, dove i cittadini possono portare gratuitamente erbe o verdure spontanee per il riconoscimento botanico. In caso di dubbio, le indicazioni degli esperti sono di evitare il consumo e rivolgersi eventualmente a botanici, università, associazioni di riconoscimento flora o, se la pianta è già stata ingerita, ai centri antiveleni e al pronto soccorso.

Nessun particolare allarme, invece, per i prodotti della grande distribuzione: “Per quanto riguarda supermercati e filiere controllate, i consumatori possono stare tranquilli: è praticamente impossibile che foglie di mandragora finiscano accidentalmente negli spinaci confezionati o nelle insalate vendute nei negozi”.

Immagine
Resta aggiornato

Ogni giorno nuove Ricette tutte da gustare

News
Immagine
Quello che i piatti non dicono
Segui i canali social di Cookist
api url views