
Possiamo provare a immaginarti, davanti al bancone di un bar o di una caffetteria, mentre tra cappuccini e caffellatte, ti ritrovi a chiederti: "Ma che cos'è ora questo flat white?". Un nome accattivante che sembra nascondere ingredienti esotici e una preparazione decisamente complessa. In realtà, è più semplice di quanto si possa pensare: si tratta di una bevanda calda, formata da caffè e latte e servita in una tazza di ceramica. E a dirla così sembra esattamente identica alle altre preparazioni che abbiamo citato prima: in parte lo è, infatti, ma a cambiare sono le quantità, le proporzioni e la presenza o meno di schiuma. Vediamo meglio nel dettaglio le sue caratteristiche e da dove nasce.
Dall'Oceania al resto del mondo: la storia del flat white
Rispetto alla sua definizione e ai suoi ingredienti, la storia del flat white non è così semplice: diverse sono le storie legate alla sua creazione e non si sa quale tra queste sia quella reale. La sua nascita sembrerebbe attestarsi intorno agli anni '80 – anche se alcuni documenti mostrano che il termine era già in uso negli anni '60 – in Australia o in Nuova Zelanda: questi due Paesi, infatti, ne rivendicano entrambi la paternità e, ancora oggi, non si sa con precisione chi dei due abbia ragione. Anche sul modo in cui sia nato, non esiste una sola teoria: per alcuni il flat white nasce nel 1989, a Wellington, per opera di un barista. Quest'ultimo, impegnato con la preparazione di un cappuccino, non riuscì a realizzare la schiuma desiderata, e anziché buttare via il latte, lo impiegò ugualmente, ottenendo una bevanda meno schiumosa e più vellutata. Un'altra teoria, invece, afferma che il flat white affonda le sue radici ad Auckland, grazie all'ingegno di due baristi italiani che cercavano un'alternativa al classico caffellatte (di cui più avanti vedremo le differenze).
Altri sostengono che sia nato dal desiderio di alcuni cittadini australiani di trovare un'alternativa al classico cappuccino, ossia una bevanda che risultasse meno schiumosa ma comunque con un sapore più forte di un semplice latte. Un'ultima ipotesi, infine, afferma che questa tipologia di bevanda sia nata in seguito alle lamentele di alcuni baristi, i quali ritenevano che il latte venduto all'epoca fosse difficile da montare e non producesse la giusta schiuma: di conseguenza, nacque una variante del cappuccino, con una schiuma più sottile e "piatta" (flat).

Qualunque sia la verità, possiamo affermare che il flat white sia nato da qualche parte in Oceania e che oggi si sia diffuso in gran parte del mondo, a partire dagli inizi degli anni 2000. Il primo Paese a scoprire questa deliziosa bevanda fu il Regno Unito, nel 2005, grazie al Flat White – caffetteria che, ancora oggi, si trova nel quartiere londinese di Soho – che cominciò a far conoscere alla Capitale inglese questo nuovo modo di consumare il caffè e le sue varianti con il latte. Successivamente, il flat white si è inserito nei menu delle caffetterie di tutto il mondo, dall'Europa agli Stati Uniti, nei locali specializzati in specialty coffee e nelle più grandi catene internazionali.
Caratteristiche e differenze con cappuccino, latte macchiato e caffellatte
Passiamo ora alla domanda fondamentale: com'è fatto questo flat white? Molto semplicemente, come abbiamo anticipato, si tratta di una combinazione di latte e caffè, solitamente in queste proporzioni: 100-120 ml di latte, 30-40 ml di caffè e una parte di microschiuma. In questo modo si ottiene una bevanda vellutata, con un leggero strato di schiuma, in cui l'aroma del caffè si percepisce molto chiaramente.
Secondo questa definizione sembra che non ci siano particolari differenze rispetto ad altri tipi di bevande formate dagli stessi ingredienti, come il più famoso cappuccino, ma anche come caffellatte e latte macchiato. In realtà delle piccole differenze ci sono e comportano un cambiamento nel sapore e nella consistenza percepita. Partiamo con il cappuccino che, rispetto alle altre bevande sopraelencate, è l'unica a presentare una schiuma fitta, densa e corposa. A cambiare è anche la proporzione tra i due componenti: abbiamo tra i 100 e i 130 ml di latte che si uniscono a circa 25-30 ml di caffè (corrispondenti a un classico espresso). Cappuccino e flat white, infine, sono sempre serviti all'interno delle tradizionali tazze di ceramica.

Il latte macchiato è quello che più si avvicina a un flat white per quanto riguarda la quantità e la composizione della schiuma: infatti, in entrambi i casi, il latte viene montato a vapore, come anche per il cappuccino, ma rispetto a quest'ultimo viene lasciato solitamente più liquido e con una schiuma più sottile. Rispetto al flat white, però, il latte macchiato presenta una quantità maggiore di latte e una minore di caffè e viene solitamente servito in un bicchiere alto di vetro (chiamato tumbler). Per concludere, il caffellatte è quello che si differenzia maggiormente dagli altri tre: si tratta, infatti, semplicemente di latte caldo (150-200 ml) a cui viene aggiunta una tazzina di caffè, corrispondente a circa 25-30 ml e si può trovare servito sia in una tazza di ceramica sia un bicchiere di vetro come il latte macchiato.
