Siamo nel mese del Ramadan, quel periodo di digiuno e purificazione in cui si pratica lo Sawm in commemorazione della prima rivelazione del Corano a Maometto da parte dell’angelo Gabriele. In un'Italia sempre più multietnica, il Ramadan è ormai conosciuto da tutti, ma dire che è "il mese in cui i musulmani digiunano" è a dir poco semplicistico. Innanzitutto perché fa parte di una tradizione religiosa secolare, in quella che è la seconda religione d'Italia per numero di fedeli, e poi perché il digiuno c'è di giorno, ma dal tramonto si può mangiare. Vediamo quindi tutte le tradizioni gastronomiche legate alla commemorazione islamica.

Cos'è il Ramadan

Innanzitutto spieghiamo in cosa consiste il Ramadan e perché cade sempre in un mese diverso. Il calendario islamico è basato sul moto della Luna, parte dal venerdì 16 luglio 622 del calendario giuliano, data in cui fu compiuta l'Egira da Maometto, e si articola in 12 mesi lunari di 29 o 30 giorni; un anno dura 354 giorni e, circa ogni tre anni, un giorno in più. Per questo motivo, proprio come la Pasqua cristiana ed ebraica, non c'è mai una data precisa nella celebrazione.

Per l'Islam il Ramadan si celebra nel nono mese dell'anno e dura 29 o 30 giorni, in base all'osservazione della luna crescente. Questa ricorrenza annuale è considerata uno dei Cinque Pilastri dell'Islam e il digiuno è un precetto religioso per i musulmani adulti. Sono esonerati dal digiuno tutti gli anziani, le donne in gravidanza, allattamento o con il ciclo mestruale, i diabetici, i malati terminali e i bambini.

Al termine del Ramadan, viene celebrato l'Eid al-fitr che significa "festa dell'interruzione del digiuno", la seconda festività più importante dell'Islam. Quest'anno la festa sarà celebrata nella notte tra il 12 e il 13 maggio.

Cosa si mangia durante il Ramadan

Durante il mese di digiuno sono previsti due pasti principali, uno poco prima dell'alba, il suhur, l'altro subito dopo il tramonto, chiamato fitùr o iftar. Il suhur è un pasto leggerissimo, a volte consiste in un semplice sorso d'acqua, ma la scelta è libera: dipende da quanto si è mangiato durante la notte. Si può consumare comunque una colazione classica, che va dai cereali agli yogurt o alla frutta fresca, a seconda della tradizione del Paese in cui si vive. Non ci sono molte restrizioni in merito.

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L'iftar si celebra invece al calare del sole: comincia mangiando un dattero in ricordo della maniera in cui il profeta Maometto spezzò il digiuno. Solitamente si alternano tre portate, la prima composta da un numero dispari di datteri seguiti dall'acqua, da bere a piccoli sorsi per poi fare la preghiera del Maghrib.

Terminato questo rituale si può mangiare serenamente; solitamente si comincia con una zuppa a base di lenticchie, pollo, avena e patate. L'ultima portata è in genere la più abbondante e varia a seconda di quanta fame ha il fedele. In questa fase si iniziano a consumare anche bevande fredde per dissetarsi, se il digiuno capita in un periodo caldo. Di notte ci si può concedere della frutta, qualche dolcino o bere succhi di frutta.

Questa abbondanza non è una semplice abbuffata pensata per recuperare le calorie perse durante il giorno: ogni pietanza va servita e mangiata con decoro e moderazione, senza mai esagerare, infatti sono visti con grande sospetto tutti quegli alimenti eccessivamente grassi. Bisogna mangiare quanto basta per sopire la fame.

Quanto descritto fino a ora sono suhur e fitùr generici, comuni più o meno in tutto il mondo, ma in alcuni Paesi le cose sono diverse.

In Bangladesh ad esempio, per celebrare l'iftar, viene preparata una grandissima quantità di cibo. In primis troviamo i piatti tipici della cucina bengalese come lo jalebi, il beguni o il piyaji. Tipiche anche le lenticchie gialle lessate in un'acqua arricchita da cipolla, aglio e peperoncino. Non manca mai il samosa, uno dei piatti più celebri della cucina indiana, che ha però conquistato tutte le aree circostanti. Le bevande più usuali sono la sharbat al limone, una sorta di sorbetto dalla consistenza densa, e la Rooh Afza, una bevanda commerciale a base di frutta e erbe.

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Molto interessante anche la variante indiana dell'iftar, i cui preparativi cominciano molte ore prima, sia nelle case dei fedeli sia nei mercati cittadini. Ci sono alcune differenze tra gli Stati del Sud e del Nord: nel primo caso i musulmani sono soliti rompere il digiuno con il nonbu kanji, un piatto a base di riso, cocco, dhal (un misto di legumi secchi) e carne di montone. Nell'India del Sud ci sono tantissimi vegetariani e questi ultimi sostituiscono l'abbondante piatto con la surkumba, una sorta di budino dolce a base di latte. Nel Nord della nazione invece il pasto si apre con i tradizionali datteri, seguiti da frutta fresca; la terza portata è invece a base di cibi fritti e il piatto più importante è proprio il samosa.

La nazione che ha più restrizioni sui pasti del Ramadan è l'Iran: qui la gamma di cibi a disposizione per l'iftar è davvero ristretta. Gli elementi più comuni del pasto sono: čai (un tè), il pane nun, il panir (un formaggio), verdura fresca, qualche dolce tradizionale e, naturalmente, gli onnipresenti datteri.