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4 Agosto 2026 11:00

Cosa mangiare a Tropea e sulla Costa degli Dei: dalla cipolla rossa al tartufo di Pizzo

Tropea non è solo spiagge da cartolina e panorami mozzafiato: è anche una terra ricca di sapori e tradizioni gastronomiche. Tra prodotti simbolo della Calabria, ricette di mare e specialità dell’entroterra, ecco un viaggio alla scoperta della cucina della Costa degli Dei.

A cura di Arianna Ramaglia
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Affacciata su uno dei tratti di costa più suggestivi della Calabria, Tropea è conosciuta in tutto il mondo per il suo mare cristallino e il centro storico arroccato sulla roccia. Ma il fascino della Costa degli Dei – con un nome già promettente di per sé – passa anche dalla tavola, dove ogni piatto racconta un pezzo di territorio, tra tradizioni contadine, cultura marinara e prodotti nati dal particolare legame tra terra e mare.

Qui ingredienti semplici diventano sensazionali protagonisti di piatti dal carattere deciso: dalla dolce Cipolla Rossa di Tropea Calabria Igp alla piccante ‘nduja di Spilinga, dalla pasta fresca fatta a mano ai prodotti dell’entroterra come il Pecorino del Monte Poro Dop. Tra prodotti simbolo e piatti meno conosciuti, ogni assaggio diventa un modo per scoprire l'anima più autentica di questo pezzettino del nostro Paese che troppo spesso viene sottovalutato. Ecco allora cosa mangiare e quali sono le specialità da non perdere durante un viaggio in questa splendida zona della Calabria.

1. Cipolla Rossa di Tropea Calabria Igp

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Dolce, croccante e dal colore inconfondibile: la Cipolla Rossa di Tropea Calabria Igp è senza dubbio l'ingrediente simbolo della Costa degli Dei. Coltivata lungo la fascia tirrenica calabrese, tra le province di Cosenza, Catanzaro e soprattutto Vibo Valentia, deve le sue caratteristiche uniche all'incontro tra terreno, clima mediterraneo e vicinanza al mare. Sono proprio queste condizioni, insieme al patrimonio genetico della varietà locale, a donarle il suo gusto delicato e naturalmente dolce, molto diverso dalle cipolle comuni.

La sua storia affonda le radici nella tradizione agricola calabrese: secondo diverse fonti, la coltivazione della cipolla in quest'area sarebbe legata alla presenza dei Fenici e successivamente dei Greci, diffondendosi lungo la costa tirrenica. Oggi questo prodotto è tutelato dal marchio Igp, riconoscimento europeo ottenuto nel 2008, che ne garantisce origine e qualità.

In cucina è un ingrediente estremamente versatile: si può gustare cruda nelle insalate estive, in agrodolce, trasformata in confettura da abbinare ai formaggi oppure utilizzata per arricchire primi piatti, focacce e ricette di mare.

2. ‘Nduja di Spilinga

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Tra i vicoli di Spilinga, piccolo centro sulle pendici del Monte Poro a pochi chilometri da Tropea, nasce uno dei prodotti più conosciuti della Calabria: la ‘nduja. Questo particolare salume spalmabile è diventato negli anni un vero ambasciatore della cucina regionale, ma la sua storia affonda le radici in una tradizione molto più semplice e contadina. In origine, infatti, la ‘nduja veniva preparata per recuperare le parti meno pregiate del maiale, trasformandole in un alimento gustoso e facilmente conservabile. Nel tempo la ricetta si è evoluta: oggi viene realizzata soprattutto con tagli suini selezionati, macinati molto finemente e amalgamati con una grande quantità di peperoncino calabrese, ingrediente fondamentale che le regala il caratteristico colore rosso acceso e il suo sapore intenso. La lavorazione tradizionale prevede un lungo riposo dell'impasto prima dell'insaccatura e una fase di stagionatura che permette agli aromi di svilupparsi. Proprio il peperoncino, grazie alle sue proprietà naturali, contribuisce alla conservazione del prodotto senza bisogno di aggiungere conservanti.

A tavola la ‘nduja dà il meglio di sé nella sua forma più semplice: spalmata su una fetta di pane caldo o su una bruschetta. Ma è usata anche per dare un gusto più deciso a un piatto di pasta, una pizza, un sugo di pomodoro o persino alcuni piatti a base di legumi.

3. Fileja calabrese

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Tra i formati di pasta più rappresentativi della regione c'è la fileja, una pasta fresca dalla forma allungata e attorcigliata, ottenuta ancora oggi seguendo un metodo semplice e antico: l'impasto viene arrotolato intorno a un sottile ferretto, chiamato in passato dinaculu, per creare la caratteristica cavità capace di raccogliere al meglio il condimento. Diffusa in tutta la regione, trova nella provincia di Vibo Valentia e nell'area della Costa degli Dei una delle sue espressioni più autentiche. La sua consistenza rustica si abbina perfettamente ai sapori della cucina calabrese: dal classico sugo di pomodoro con basilico alla ‘nduja di Spilinga fino ai ragù di carne.

Uno degli abbinamenti più conosciuti è proprio la fileja con la ‘nduja, un piatto che unisce due eccellenze del territorio: la pasta fatta a mano e il salume piccante. Il risultato è un primo semplice ma ricco di carattere, dove la porosità della pasta permette al condimento di aderire perfettamente.

4. Pecorino del Monte Poro Dop

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Foto dal profilo Instagram pecorino_monte_poro_dop

Nel cuore dell'entroterra vibonese, nasce uno dei formaggi più iconici della Costa degli Dei: il Pecorino del Monte Poro Dop. La sua storia è legata alla tradizione pastorale di questo territorio, dove da secoli l'allevamento delle pecore e la lavorazione del latte rappresentano una parte importante della cultura agricola locale.

Prodotto esclusivamente con latte ovino proveniente dagli allevamenti del comprensorio del Monte Poro, questo formaggio deve le sue caratteristiche proprio all'ambiente in cui viene realizzato. Le pecore, infatti, vengono allevate secondo un sistema semi-brado e si nutrono delle erbe spontanee dei pascoli locali, elementi che contribuiscono a creare il suo profilo aromatico particolare, con richiami alla macchia mediterranea, ai fiori selvatici e al fieno. Il Pecorino del Monte Poro Dop si presenta in tre diverse tipologie, determinate dal periodo di stagionatura: fresco, con una consistenza più morbida e un gusto delicato; semistagionato, più equilibrato e aromatico; stagionato, dalla pasta più compatta e dal sapore più intenso e sapido.

5. Surici fritti

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A Tropea esiste un piccolo protagonista della cucina di mare che difficilmente si trova altrove: il surice, nome dialettale con cui viene chiamato il pesce pettine, un pesce dalla caratteristica forma allungata e dalla carne bianca, delicata e saporita. Il nome può trarre in inganno i visitatori, perché in dialetto "surici" significa anche topi, ma in questo caso si parla di una delle specialità più curiose della tradizione marinara tropeana.

Il modo migliore per gustarli è quello più semplice: fritti. Dopo essere stati puliti e infarinati, vengono immersi nell'olio bollente fino a raggiungere una doratura croccante, mantenendo però all'interno tutta la delicatezza della loro carne. La tradizione vuole che vengano mangiati caldi, senza eliminare la pelle, considerata una delle parti più saporite. Spesso vengono accompagnati dall'insalata tropeana, un altro grande classico della cucina locale preparato con cipolla rossa di Tropea, pomodori, cetrioli, olive, basilico, menta, peperoncino, olio extravergine d'oliva e aceto.

6. Tartufo di Pizzo

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Foto dal profilo Instagram visitcalabriaofficial

A Pizzo, piccolo borgo affacciato sul Tirreno in provincia di Vibo Valentia, il dolce più famoso nasce quasi per caso: è la storia del tartufo di Pizzo, un gelato artigianale diventato negli anni uno dei simboli più riconoscibili della Costa degli Dei. La sua nascita risale agli anni Cinquanta del Novecento e ha come protagonista Giuseppe De Maria, maestro gelatiere siciliano conosciuto da tutti come Don Pippo. Secondo la tradizione, durante la preparazione di un banchetto si trovò senza gli stampi necessari per confezionare i gelati e decise di lavorare il composto direttamente con le mani. Da quell'intuizione nacque una forma irregolare, simile a quella di un tartufo, destinata a diventare una specialità famosa ben oltre i confini calabresi.

La ricetta tradizionale prevede due strati di gelato, uno alla nocciola e uno al cioccolato, con un cuore morbido di cioccolato fondente fuso all'interno e una copertura di cacao amaro. Il contrasto tra il freddo del gelato e la sorpresa cremosa del ripieno è proprio ciò che rende unico questo dessert.

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