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9 Marzo 2020 11:10

Coronavirus, le novità del decreto: limitazioni per ristoranti, bar e pub

Le attività ristorative e d'ospitalità sono fra le prime ad essere state colpite dall'emergenza sanitaria: dall'8 marzo nuove regole vietano l'apertura prima delle 18 per le attività come ristoranti, bar e pub nelle zone rosse. Mentre, nelle altre zone, si potrà continuare ad andare al ristorante, purché questo rispetti le regole già date in precedenza su igiene e distanza minima. Ecco nel dettaglio cosa si potrà e cosa non si potrà fare fino al 3 aprile.

A cura di Francesca Fiore
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Con il peggiorare della situazione a causa dell'emergenza sanitaria, arriva il nuovo decreto del governo, approvato nella notte fra il 7 e l'8 marzo: oltre alle limitazioni alla circolazione nelle cosiddette "zone rosse" novità anche per le attività ristorative. Ecco le nuove norme contenute nel testo per quanto riguarda ristoranti, pub, bar, locali di vario tipo e attività di ospitalità.

Le novità del decreto: ristoranti aperti o chiusi?

Una cosa è certa: turismo e ristorazione sono già due dei settori più piegati da questa emergenza già in questi giorni. Dopo una serie di azioni in parte contraddittorie da parte delle istituzioni, dall'8 marzo sono entrate in vigore alcune norme che riguardano il settore della ristorazione e dell'ospitalità: facciamo un po' di chiarezza riguardo alle aperture di ristoranti, pub, bar ed esercizi simili.

I ristoranti nella zona rossa

Rispetto alla bozza iniziale circolata nelle ore serali di sabato 7 marzo, oltre alla Lombardia, sono 14 le province coinvolte nelle misure più stringenti:  Modena, Parma, Piacenza, Reggio Emilia, Rimini, Pesaro e Urbino, Alessandria, Asti, Novara, Verbano Cusio Ossola, Vercelli, Padova, Treviso e Venezia.

In queste zone, ristoranti e bar saranno aperti solo dalle 6 del mattino alle 18, a patto che il gestore riesca a rispettare le norme generali come l'obbligo di assicurare la distanza minima fra i clienti (almeno un metro): in caso di violazione si prefigura la sospensione dell'attività. Dalle 18 in poi un vero e proprio coprifuoco: tutti chiusi, per evitare assembramenti inutili.

Sono sospese anche tutte le manifestazioni, gli eventi che si svolgono sia in luogo pubblico che privato, compresi quelli di cinema, teatri, pub, scuole di ballo, sale giochi, sale scommesse e sale bingo, discoteche e locali simili. Anche palestre, piscine, spa e centri benessere devono sospendere del tutto le proprie attività: sono ammesse alcune competizioni sportive ma solo a porte chiuse. I centri commerciali resteranno invece aperti, sempre nel rispetto delle norme di cui sopra, ma dovranno essere chiusi nel week end. Le restrizioni sono previste fino al 3 aprile, ma è molto probabile che sia emanata una proroga.

Cosa significa tutto ciò per i comuni cittadini di questi territori? La regola è semplice: non ci si può muovere da una città all’altra per motivi di piacere o di svago, ma si può comunque andare a pranzo fuori nel proprio comune, purché si rispettino le norme igieniche e la distanza minima.

Ristoranti, bar e pub nelle altre zone d'Italia

Per quanto riguarda le altre zone d'Italia, resta l'obbligo di sospendere, su tutto il territorio nazionale, eventi cinematografici, teatrali, iniziative e spettacoli di qualsiasi natura "svolti in ogni luogo, sia pubblico sia privato". Restano chiusi musei, teatri e luoghi di aggregazione culturale, ma anche le attività di pub, delle scuole da ballo, le sale giochi, scommesse e sale bingo, discoteche e locali simili.

Bar e ristoranti possono restare aperti ma con obbligo di distanziare i clienti di un metro almeno, pena la sanzione in caso di violazione. Anche palestre e piscine possono continuare a stare aperte a patto che i frequentatori siano distanziati gli uni dagli altri.

In ogni caso, fra le misure di prevenzione, all'art. 3 il punto C sottolinea: "Si raccomanda di limitare, ove possibile, gli spostamenti delle persone fisiche ai casi strettamente necessari".

Le sanzioni in caso di mancato adeguamento

Il mancato rispetto delle disposizioni del decreto è punito ai sensi dell'articolo.650 del Codice penale, come previsto dal decreto legge del 23 febbraio scorso: ossia con l'arresto fino a 3 mesi e fino 206 euro di ammenda.

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