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L’immagine dei camion dell’esercito che trasportano le salme lontano da Bergamo ha shockato il mondo. Proprio quest’ultima foto della tragedia causata dal Covid -19, forse la più forte mostrata fino ad oggi, ha convinto il Tre Stelle Michelin Chicco Cerea, bergamasco doc, a dare un segnale molto importante: colletta alimentare e cucina per gli ospedali da campo.

Il messaggio della famiglia Cerea

Attraverso il profilo Instagram del Ristorante Da Vittorio della famiglia Cerea il messaggio di Chicco: “La Protezione Civile ha deciso di installare l’Ospedale da Campo degli Alpini nell’area dell’Ente Fiera di Bergamo. Si tratta di 230 posti letto che inizieranno a essere operativi già in settimana. Abbiamo deciso di contribuire attivamente all’organizzazione delle attività, offrendoci volontari per la preparazione pasti. Tuttavia, chiediamo un aiuto concreto a tutti voi. Tutti coloro che ne hanno la possibilità, dai ristoratori, ai titolari di negozi o aziende di generi alimentari o affini, è gentilmente invitato ad offrire degli approvvigionamenti. Se pensi di poter essere d’aiuto, ti invitiamo a inviare un’email a cucineospedaledacampo@vicook.it L’unione fa la forza, condividiamo il più possibile! #AndràTuttoBene”.

Per collaborare alla raccolta, basterà inviare una mail a cucineospedaledacampo@vicook.it, o chiamare Graziano, collaboratore dello chef che coordinerà la raccolta, al numero +393358174540″.

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L’iniziativa è stata accolta molto volentieri, almeno stando a quanto scrivono sui propri social, da importanti chef italiani come Anthony Genovese, chef due Stelle Michelin a Roma con Il Pagliaccio, o Filippo La Mantia. Si legge di un’adesione anche da parte di Lidl Italia e di tantissimi cittadini comuni di Bergamo e provincia che in questo momento di crisi vogliono aiutare mettendosi a disposizione della collettività.

I problemi non terminano qui

Per la famiglia Cerea la problematica legata al Covid-19 si trascinerà ben oltre la tragedia della morte. Ai microfoni di La Repubblica proprio Chicco esprime forti preoccupazioni sul futuro della ristorazione italiana: "Abbiamo chiuso prima del decreto ministeriale, perché in cucina la famosa distanza di sicurezza è impossibile. Ma è stata una decisione pesantissima. Tra catering, mense, ristoranti e camere abbiamo cinquecento dipendenti. Giorno dopo giorno, abbiamo attivato la prassi dell’esaurimento di permessi, recuperi e ferie. Siamo in attesa che l’Inps, a cui tocca l’ultima parola, dia il via libera per la cassa integrazione”.