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12 Settembre 2026 16:00

Compie 30 anni il birrificio milanese tra i pionieri della birra artigianale in Italia

Nome di culto per gli appassionati milanesi (ma non solo) di craft beer: abbiamo fatto quattro chiacchiere con il fondatore Giampaolo Sangiorgi, che ci ha parlato degli inizi del birrificio e dei tempi presenti, linea temporale che si intreccia con quella della storia della birra artigianale in Italia.

A cura di Federica Palladini
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Nella geografia mutevole dei locali milanesi, che aprono e chiudono al ritmo di una tendenza dopo l’altra, ci sono realtà storiche che si sono adattate ai cambiamenti, mantenendo forte la propria identità, in un continuo dialogo con il pubblico attuale e i sogni degli inizi. Perché in una città che ha la nomea di non fermarsi mai, quando si scopre un “centro di gravità permanente", citando il Maestro Battiato, difficilmente lo si abbandona: non è un caso, quindi, che il Birrificio Lambrate, progetto pionieristico di birre artigianali made in Italy sia arrivato a festeggiare i suoi primi 30 anni diventando un simbolo dell'omonimo quartiere, prima operaio, poi universitario e creativo, conquistando almeno tre generazioni di appassionati di craft beer, e non solo. “L’idea primordiale”, ci racconta Giampaolo Sangiorgi, tra i fondatori e motori del birrificio che di anni ne aveva 23, “era quella di fare un pub un po’ diverso dagli altri, andando a comprare birre artigianali in Belgio, Olanda, Germania, Inghilterra, Scozia. Poi un giorno, mio padre, Franco, che era professore e luminare di agraria, ha suggerito a me, a mio fratello Davide e al nostro amico Fabio (Brocca), che invece di girare come delle trottole, la birra avremmo potuto farcela da soli”.

Le birre artigianali e il 1996, l’anno da ricordare

Ed è così che sono nate quelle birre che ancora adesso ordina chi frequenta i due pub di Lambrate, il primo iconico in via Adelchi, seguito nel 2011 dal fratellino minore in via Golgi. Si chiamano, tra le tante in lista, Monte Stella, Porpora, Sant'Ambroeus, Ghisa, Gaina e i nomi fanno riferimento a luoghi, figure, modi di dire strettamente meneghini, a sottolineare il profondo legame con la città. Il 1996 non è un anno qualunque, perché come ricorda Giampaolo “nulla avviene per caso: abbiamo aperto noi insieme al Birrificio Italiano, al Birrificio Baladin, al Birrificio Beba, iniziando un percorso non in solitaria, ma di collaborazione, fondando l'associazione di categoria Unionbirrai, anche se eravamo un gruppo sparuto. Con i colleghi di allora il confronto era continuo: ci scambiavamo opinioni e contatti sulle materie prime, dove si andava a prendere il malto, il luppolo. Si cercava di darci una mano per poter andare avanti, esplorare e ottimizzare quel lavoro che per noi era ovviamente nuovo, dove abbiamo imparato tutto sul campo”. Insomma, 30 anni fa, insieme al Birrificio Lambrate, prende il via il movimento della craft beer revolution in Italia, che ha come protagonisti giovani che spesso si improvvisano mastri birrai, con mezzi limitati, ma guidati da grande entusiasmo, curiosità e un pizzico di incoscienza e follia.

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Birre artigianale di ieri e di oggi: una continua evoluzione

Si potrebbe dire che il mondo delle birre artigianali sia sempre in fermento e chi lo vive dall’interno ne è ben consapevole. Con l’avanzare del tempo i saperi e le tecnologie sono progrediti, ed è il mastro birraio, figura professionale che coniuga romanticismo e precisione, che studia, ricerca e sperimenta per creare prodotti sempre migliori e dalla forte personalità. “Ricordo che il mood dell’inizio era che le birre artigianali dovevano essere torbide”, per differenziarsi da quelle industriali, “e che abbiamo dovuto far capire ai clienti che non era per forza così, che una birra limpida aumentava di qualità. In principio producevamo solo tipi di birra in stile classico tedesco, belga, anglosassone, poi dal 2000-2002 è arrivata la moda delle Ipa, che ha conquistato tutti per la sua ricchezza di luppolo e i sentori agrumati e di frutta, e che non se n'è più andata”.

La nuova frontiera: poco o niente alcool

Chi sta al bancone di un pub – o lo è stato come Giampaolo, che ha da poco lasciato la postazione – la nuova direzione l’avverte senza bisogno di leggere ricerche di mercato. La tendenza odierna è quella di bere in modo più leggero, puntando su bevande con gradazioni alcoliche minori, se non inesistenti: vale per i cocktail, il vino, e la birra non fa eccezione. “Quando abbiamo aperto, la birra che vendevamo di più in assoluto era la Sant'Ambroeus, un cavallo di battaglia, una Belgian Ale da 7%, così come la Lambrate, una bock sempre da 7%. Negli anni si è passati al 4% e 5% e ultimamente la richiesta è quella di birre low alcool o zero alcool”. La differenza tra le due: nella prima il tenore alcolico è molto basso, sui 2-3% al massimo, mentre la seconda per la legge italiana può arrivare fino all'1,2% di alcol, mentre secondo le normative europee e internazionali per definirsi "zero/senza alcol" non deve superare lo 0,5% (o lo 0,05% per le versioni 0.0). Nel 2025 la compagnia societaria del Birrificio Lambrate è cambiata: i fratelli Sangiorgi sono rimasti, mentre sono andati via Fabio Brocca e gli altri due soci storici (Alessandra Brocca e Paolo Maran). Al loro posto si è unito l’amico di lunga data Enrico Maestri (la famiglia è quella degli gnocchi Patarò): “il primo progetto è stata proprio la messa a punto di una birra low alcool e di una gluten free – per chi soffre di celiachia. Mentre la zero alcool la presenteremo alla nostra festa”.

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Le celebrazioni dei 30 anni

Il Birrificio Lambrate è sinonimo di socialità, aggregazione, convivialità: il secondo locale è stato aperto nel 2011 per poter traghettare parte della clientela in un’altro spazio al fine di ottenere una migliore gestione delle persone, evitando capannelli all’esterno ed eventuali problemi di ordine pubblico. “Posso garantire che la nostra longevità è dovuta al 50% da quello che abbiamo fatto dietro al bancone: le serate al pub erano divertentissime, un cinema ogni sera, dalle 18 alle 2. Non dico che avremmo potuto vendere acqua e la gente sarebbe venuta lo stesso, ma quasi”. Proprio per questo, non poteva mancare una festa realizzata con tutti i crismi: anzi, un vero e proprio festival battezzato Lambrateland a ingresso gratuito, dove si spillerà, mangerà e ascolterà musica live in quel di Rubattino 56 sabato 12 settembre dalle ore 12.

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