
Scegliere la carne in maniera consapevole è una vera impresa per chi vuole un prodotto etico, sano e sostenibile. A differenza di altri alimenti come le uova, che in Italia hanno un sistema di etichettatura obbligatoria per indicare il metodo di allevamento, per la carne non esiste ancora un obbligo simile. Per questo motivo molte informazioni in etichetta possono risultare vaghe, generiche o fuorvianti per il consumatore.
Secondo rilevazioni recenti, la maggior parte degli animali da carne nel nostro paese proviene da allevamenti intensivi: stime di Eurostat indicano che circa l’80% dei bovini italiani e oltre il 90% dei polli sono allevati con metodi industriali. Gli allevamenti intensivi si caratterizzano per l'elevata concentrazione di animali in spazi ristretti, alimentazione spesso basata su mangimi industriali e un uso elevato di risorse per raggiungere produzioni elevate, ma con costi importanti in termini di benessere animale, ambiente e salute pubblica.
L’etichettatura della carne: cosa c’è e cosa manca
La legislazione italiana (e dell’Unione Europea) non richiede ancora l’indicazione obbligatoria del tipo di allevamento sulla carne. Ciò significa che molte diciture sono volontarie e non standardizzate, per cui possono risultare vaghe o addirittura ingannevoli per chi non ha gli strumenti per decodificarle.
- Carne “senza antibiotici”: indica solo che durante l’allevamento non sono stati usati antibiotici in fase di crescita, ma non dice nulla sulle condizioni di vita dell’animale né sull’uso di altri farmaci.
- “100 % naturale” o “alimentato con prodotti biologici”: sono diciture generiche che non garantiscono che l’animale abbia pascolato o vissuto in libertà.
- Dop e Igp: certificano qualità legate al territorio e a tecniche tradizionali, ma non garantiscono il benessere animale o condizioni di allevamento etico.
- “100 % italiana”: si riferisce alla provenienza dell’animale, non alle condizioni d’allevamento.
- Biologico: il marchio biologico europeo impone regole precise su alimentazione e spazi, ma non è automaticamente sinonimo di allevamento al pascolo tutto l’anno.
L’unica eccezione “quasi” significativa riguarda la certificazione Demeter: un marchio ufficiale dell'agricoltura biodinamica, che va oltre il biologico, promuovendo pratiche agricole sostenibili, ecologiche e rispettose degli ecosistemi naturali. Per quanto riguarda la carne, gli animali certificati Demeter sono allevati con mangimi biologici, hanno accesso a pascoli naturali e sono sottoposti a un trattamento che garantisce il loro benessere. Sebbene la certificazione non imponga l'allevamento esclusivamente al pascolo durante tutto l'anno, essa assicura che gli animali vivano in ambienti più naturali e con un'attenzione maggiore rispetto agli allevamenti intensivi. Demeter garantisce una qualità superiore dei prodotti, seguendo un approccio integrato che include la salute del suolo, la biodiversità e il rispetto per gli animali.

L’etichettatura volontaria della carne di pollo
In Italia esiste un sistema volontario per la carne di pollo, che però le aziende usano poco perché non è obbligatorio. Le diciture più diffuse sono:
- Polli da allevamento rurale
- Polli da allevamento in libertà
- Polli da allevamento all’aperto
Puoi anche trovare varianti come “allevato al coperto con metodo estensivo” o “allevati con maggior spazio rispetto ai minimi di legge”. Tuttavia, bisogna fare molta attenzione: anche diciture che suonano bene non garantiscono sempre condizioni ottimali, specie quando si parla di produttori che rispettano solo i minimi di legge.
È importante sapere che i polli da carne non vengono mai allevati in gabbia, ma l’espressione “allevamento al chiuso” può comunque indicare condizioni vicine a quelle intensive, con spazi molto ridotti e scarsa possibilità di movimento per gli animali.

Cos’è la carne “Grass Fed” e perché sceglierla
“Grass Fed” significa letteralmente nutrito ad erba: un animale allevato al pascolo cresce mangiando esclusivamente erba fresca, foraggi naturali e fieno, senza integratori di cereali o mangimi industriali.
Perché scegliere carne grass‑fed
La carne grass‑fed si distingue per vari aspetti:
- Benessere animale, perché gli animali vivono all’aperto e seguono comportamenti naturali.
- Ambiente, in quanto riduce la dipendenza da coltivazioni intensive di mais, soia e altri mangimi ad alto impatto ambientale.
- Nutrizione, con un profilo di grassi più favorevole: contenuto maggiore di omega‑3 e CLA (Acido linoleico coniugato), associato a benefici per la salute, e un migliore rapporto omega‑3/omega‑6 rispetto alla carne grain‑fed.
- Sapore e consistenza, con un gusto più intenso e particolare, spesso descritto come più “ricco” e meno neutro rispetto alla carne convenzionale. (Fine Dining Lovers)
Attenzione alle etichette “grass‑fed”
Il termine non è regolato in modo uniforme in tutto il mondo e può essere interpretato in modi diversi dai produttori (per esempio con integrazioni minime di cereali). In alcuni paesi esistono certificazioni terze che garantiscono standard stringenti, ma in Europa e in Italia la certificazione specifica grass‑fed non è ancora armonizzata come in altri Stati (es. USA). Questo significa che consigliamo sempre di chiedere informazioni aggiuntive al macellaio o all’allevatore.

Carne biodinamica: non solo alimentazione
La carne biodinamica si presenta come un’alternativa che va oltre l’alimentazione animale, promettendo un approccio olistico alla rigenerazione degli ecosistemi agricoli. Sebbene la certificazione Demeter imponga standard rigorosi in termini di suolo, alimentazione e gestione agricola, c'è da considerare che la sua applicazione nel settore della carne è ancora piuttosto limitata. La certificazione è certamente una delle più complete per chi cerca prodotti rispettosi dell’ambiente e del benessere animale, ma la sua diffusione nel settore carne è più che altro marginale rispetto a quella nel vino e nei prodotti vegetali.
Questo solleva dubbi sulla reale capacità di imporsi nel mercato della carne, dove altre certificazioni, come quella biologica, sono più radicate e facilmente reperibili. Inoltre, l’adozione di pratiche biodinamiche richiede un impegno significativo da parte dei produttori, il che potrebbe comportare un costo maggiore, senza garanzie su un eventuale valore aggiunto significativo in termini di qualità del prodotto finale.
Come capire se hai acquistato carne da allevamento intensivo
Dato l’etichettatura non fornisce sempre tutte le informazioni necessarie, è possibile fare affidamento su alcuni segnali visivi, organolettici e pratici per riconoscere la carne proveniente da allevamenti intensivi rispetto a quella da pascolo.
- Colore del grasso. Il grasso della carne proveniente da animali allevati a erba (allevamento estensivo) tende ad avere una tonalità più giallastra, dovuta al betacarotene contenuto nelle erbe fresche consumate dagli animali. Questo pigmento naturale conferisce al grasso un colore distintivo che lo differenzia da quello della carne da allevamento intensivo, dove il grasso è generalmente più bianco o pallido, poiché gli animali sono nutriti principalmente con mangimi industriali.
- Perdita d’acqua in cottura. Un altro segnale distintivo riguarda la perdita di acqua durante la cottura: la carne proveniente da allevamenti intensivi, infatti, tende a rilasciare una grande quantità di liquido durante la cottura, spesso visibile sotto forma di acqua e grasso, che può farla apparire più secca e meno succosa. Al contrario, la carne da animali al pascolo tende a trattenere più succhi, risultando più saporita e meno "sfiammata", grazie a una dieta naturale e bilanciata che favorisce una carne più densa e umida.
- Sapore. Il sapore è uno degli indicatori più facili da identificare: la carne da animali al pascolo ha un gusto più profondo e complesso, con note che richiamano il terreno e l’erba fresca, ed è percepibile soprattutto in carni di qualità superiore, come quelle di bovini, ovini o caprini allevati a erba. Al contrario, la carne da allevamento intensivo tende ad avere un sapore più neutro e meno caratteristico, spesso dovuto a una dieta a base di mangimi artificiali e un ambiente di vita più stressante per gli animali.
- Aspetto della carne. Anche l’aspetto visivo della carne può dare indizi sulla sua provenienza: la carne da pascolo tende ad avere una consistenza più compatta e una texture più "fibrosa", con venature di grasso più evidenti. Al contrario, la carne da allevamento intensivo può apparire più pallida, con un aspetto più uniforme e meno marcato dal grasso intramuscolare, che è tipico degli animali allevati all’aperto.
- Odore. La carne proveniente da animali al pascolo tende a emanare un odore più naturale e "fresco", mentre la carne da allevamento intensivo, a causa dei mangimi e dei metodi di conservazione più industriali, può avere un odore meno gradevole o più "metallico".