
Negli ultimi giorni le dichiarazioni di Ernst Knam sul lavoro nella ristorazione e, in particolare, sull’addio di quasi tutta la sua brigata hanno acceso un ampio dibattito. In un’intervista rilasciata a Fanpage.it, il pasticciere ha raccontato che a luglio quasi tutta la squadra ha lasciato la sua attività, attribuendo quanto accaduto anche all’influenza di una persona da lui definita una “mela marcia”. Nella stessa intervista Knam ha parlato del rapporto dei giovani con il lavoro, di passione, orari e straordinari, sostenendo, tra le altre cose, che “15 minuti in più non sono nemmeno da considerarsi come straordinario”.
Dopo la pubblicazione di quelle dichiarazioni, abbiamo raccolto la testimonianza di un gruppo di persone che hanno lavorato nella pasticceria Knam e che ha deciso di raccontarci la propria versione di quanto accaduto, ricostruendo dall’interno le circostanze che, secondo il loro racconto, hanno portato alle dimissioni. Conosciamo l’identità delle persone che hanno rilasciato la testimonianza e abbiamo verificato il loro rapporto professionale con la pasticceria: su loro richiesta, abbiamo però scelto di non pubblicarne i nomi né altri elementi che possano renderle identificabili, per tutelarne la riservatezza.
Quella che segue è quindi una testimonianza diretta delle persone coinvolte: il loro racconto offre un punto di vista diverso sulla vicenda rispetto a quello espresso pubblicamente da Knam. Le dichiarazioni relative a episodi, condizioni di lavoro e circostanze vissute all’interno della pasticceria vengono attribuite alle fonti e, laddove non sia stato possibile verificarle attraverso riscontri indipendenti, riportate come tali.
La lettera degli ex dipendenti di Knam
Gentili della Redazione,
Vi trasmettiamo questo contributo a nome di un gruppo di ex dipendenti che ha rassegnato le dimissioni dalla Knam s.r.l. negli ultimi mesi. Vi chiediamo contestualmente la massima riservatezza sulla nostra identità, a nostra tutela.
Desideriamo intervenire esclusivamente per offrire un quadro fedele rispetto al dibattito mediatico emerso nelle ultime ore. Non vi è in noi alcun intento speculativo: la decisione di scrivervi nasce unicamente dal bisogno di fare chiarezza su aspetti che non rispecchiano la nostra esperienza diretta e che hanno suscitato forte rammarico tra chi ha lavorato nell'azienda.
Abbiamo intrapreso questo percorso professionale con profondo entusiasmo, consapevoli di fare ingresso in una realtà di alto livello e pronti a investire ingenti energie in termini di tempo, dedizione e formazione.
Ci preme tuttavia rettificare fermamente l'ipotesi di un licenziamento "di massa" orchestrato o di una regia collettiva. Le dimissioni si sono susseguite in un arco temporale prolungato e sono state il frutto di scelte individuali e maturate in autonomia, determinate da criticità gestionali divenute nel tempo insostenibili. Respingiamo pertanto anche la ricostruzione che attribuisce a presunte "singole mele marce" la causa dell'allontanamento del personale.
Nel dettaglio, desideriamo evidenziare alcuni aspetti chiave:
1. Gestione dell'orario lavorativo: l'idea che gli sforamenti si limitassero a pochi minuti non riflette la quotidianità del laboratorio. Nei periodi di maggior carico, il lavoro oltre l'orario ordinario era la prassi. Va precisato che, durante i picchi stagionali come il mese di dicembre, gli straordinari venivano regolarmente retribuiti; per la restante parte dell'anno, il prolungamento del turno oltre l'orario previsto rappresentava una costante della giornata lavorativa. La responsabilità di tali prolungamenti, a volte, veniva imputata a presunte inefficienze dei lavoratori quali una presunta lentezza nello svolgere i compiti e le mansioni, trasferendo impropriamente sul personale la pressione organizzativa dell'attività. Anche i tentativi di riorganizzare le turnazioni si traducevano spesso in giornate estese ben oltre le otto ore ordinarie.
2. Carenza organica e carichi compensativi: più volte è stata rappresentata la necessità di inserire nuove risorse per alleggerire i ritmi di lavoro. Nonostante le rassicurazioni ricevute, le assunzioni non hanno dato seguito alle uscite del personale, generando un progressivo sovraccarico su chi rimaneva in servizio e deteriorando il clima interno nei confronti di chi decideva di dimettersi.
3. Correttezza e preavviso: molti di noi hanno svolto periodi di preavviso persino superiori ai termini contrattuali proprio per garantire continuità, affiancare l'operatività residua ed evitare disservizi, fornendo supporto informativo anche successivamente alle dimissioni.
4. Dimensione motivazionale: ciò che ha compromesso il rapporto di lavoro non è mai stata la mancanza di passione per la pasticceria, bensì la sistematica assenza di riscontri positivi e di valorizzazione rispetto ai sacrifici richiesti.
Riteniamo opportuno che il racconto pubblico sia bilanciato dalla voce di chi ha vissuto operativamente il laboratorio. Per ragioni di tutela personale e al fine di evitare contenziosi legali, scegliamo di circoscrivere la nostra testimonianza a questi dati di fatto oggettivi.
Restiamo a disposizione per ogni riscontro, fermo restando il rispetto dell'anonimato.
Cordiali saluti,
Ex dipendenti del laboratorio