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8 Febbraio 2026 11:00

Come è nato il Carnevale: una festa dove un tempo tutto era concesso (non solo a tavola)

Si dice che a Carnevale "ogni scherzo vale" e, probabilmente, una volta era proprio così: le origini della ricorrenza, infatti, si legano a un passato di eccessi consentiti, un mondo al rovescio che durava qualche settimana e che aveva una funzione ben precisa.

A cura di Federica Palladini
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Il Carnevale è una festa che rispetto ad altre ricorrenze mette al centro delle sue celebrazioni l’allegria e il divertimento: un appuntamento che cade ogni anno in date differenti comprese tra il mese di febbraio e l’inizio di marzo e che vede protagonisti travestimenti in maschera e sfilate che coinvolgono ogni età. Si tratta di festeggiamenti legati ad antiche tradizioni, che mescolano sacro e profano, oltre a essere un appuntamento irrinunciabile per i più golosi, che possono scegliere tra dolci come chiacchiere, castagnole, graffe, tortelli e bomboloni o piatti salati, tra lasagne e paste al forno, senza il timore di esagerare con il menu. Ma da dove ha origine il Carnevale e come si è evoluto nel tempo? Mettiamo indietro le lancette dell’orologio e proviamo a raccontare la sua lunga storia.

Cos’è il Carnevale e perché si festeggia

Il Carnevale come lo conosciamo oggi è una festa popolare che inizia generalmente con il Giovedì Grasso e culmina nel Martedì Grasso. La sua data non è fissa come quella del Natale (il 25 dicembre), ma cambia a seconda di quando cade la domenica di Pasqua, che sappiamo essere differente di anno in anno. Tradizionalmente è un periodo di allegria, travestimenti e abbondanza a tavola, soprattutto di golosità fritte, che nel corso del tempo ha assunto forme diverse, avendo come fil rouge elementi come le maschere e le sfilate in costume: nell’antichità erano gli dei a essere celebrati, mentre con l’avvento del Cristianesimo corrisponde a un periodo di divertimenti e libertà prima delle ristrettezze tipiche della Quaresima.

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Carnevale e Quaresima: il legame con la cristianità

Il Carnevale non nasce come festa prettamente cristiana, ma con il Cristianesimo entra a far parte del calendario liturgico. Come consuetudine, è il Martedì Grasso a chiudere il periodo di festeggiamenti, lasciando il posto alla Quaresima, che inizia con il Mercoledì delle Ceneri: si tratta dei 40 giorni che precedono la Pasqua, ovvero la resurrezione di Cristo, e che corrispondevano a un periodo di penitenza e di privazione – ricordando quella di Gesù nel deserto – anche dal punto di vista del cibo. L’origine più quotata del termine Carnevale, infatti, si farebbe risalire proprio allo stretto legame tra questi due momenti, derivando dal latino carnem levare (eliminare la carne), in riferimento all’astinenza praticata durante la Quaresima. In Italia è nota l'eccezione del Carnevale Ambrosiano, che segue il rito ambrosiano (dal patrono Sant’Ambrogio) e non quello romano: la Quaresima non inizia il mercoledì, ma la domenica successiva, quindi di fatto l’ultimo giorno di festa non è il Martedì Grasso, ma il sabato, ritardando di conseguenza la fine.

Come le tradizioni di Carnevale si sono evolute nel tempo

Le radici di questa ricorrenza si fanno risalire a tempi antichi, con celebrazioni dedicate ai culti degli dei che attraversano le grandi civiltà del Mediterraneo, tra Egizi, Babilonesi, Greci e Romani e che si caratterizzano per essere momenti in cui l’ordine sociale viene sovvertito momentaneamente: a tutti sono concessi atti liberatori, tra scherzi, giochi e banchetti.

Sono spesso chiamati in causa festeggiamenti in onore della dea Iside egiziana, del dio Marduk babilonese, del dio Dioniso greco: a Roma ecco che ci sono i Saturnali, con gli schiavi che diventavano temporaneamente uomini liberi, e i Lupercalia, che si svolgevano in febbraio, associati alla purificazione e alla fertilità in vista del nuovo anno, che scattava il 1° marzo e non il 1° gennaio, fino al cambio nel 153 a.C. Fin da subito la maschera acquista un ruolo di primo piano, perché simboleggia anonimato e finzione, nonché è rappresentazione del divino, così come sono comuni le sfilate allegoriche e gli spettacoli di giocolieri, danzatori e circensi che coinvolgono tutte le città. Sotto questo punto di vista, un’altra ipotesi sull’origine etimologica sarebbe proprio quella di carrus navalis, indicando un rito in omaggio a Iside e Osiride chiamato Navigium Isidis, dove un carro ornato di fiori navigava accompagnato da un corteo mascherato.

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Il Carnevale durante il Medioevo viene istituzionalizzato all’interno della religione cattolica e mantiene saldo per diversi secoli la sua funzione di valvola di sfogo sociale: non è un caso che molte figure che irridono il potere e le classi agiate si leghino a questa ricorrenza. Un mondo alla rovescia che vive nel XVIII secolo il suo massimo splendore, basti pensare alla popolarità del Carnevale di Venezia e a figure licenziose come quelle di Giacomo Casanova, per poi subire censure e limitazioni tra ‘800 e ‘900, con la necessità di un maggiore controllo dell’ordine pubblico dopo la Rivoluzione Francese, oltre che l’avvento di due guerre mondiali. Oggi il caos carnevalesco è un elemento folcloristico e i “peccati” che restano sono quelli di gola.

Come viene festeggiato in Italia e nel mondo

Il Carnevale è espressione di rituali che arrivano da lontano nel tempo e che vengono ancora adesso più o meno sentiti all’interno delle comunità. Si tratta di una ricorrenza che accomuna molteplici paesi di religione cristiana, dove la tradizione sacra si mischia a retaggi ancestrali e a contaminazioni culturali che rendono alcuni carnevali unici al mondo, veri e proprio patrimoni culturali, oltre che eventi dal fortissimo richiamo turistico. In Italia c’è solo l’imbarazzo della scelta: proprio come sul lato gastronomico, ogni regione mette sul vassoio la propria specialità.

Tra i più famosi possiamo citare il Carnevale di Venezia, che risalirebbe al 1094 e che si caratterizza per le sue sontuose, seducenti e misteriose maschere che passeggiano lungo le calli della città lagunare e Piazza San Marco: niente sfilate, ma spazio ad appuntamenti storici come il Volo dell’Angelo, con la madrina della manifestazione che si cala dal Campanile di San Marco (al momento in restauro). Ci sono poi il Carnevale di Ivrea (Piemonte), in attività da otto secoli e noto per la Battaglia delle Arance, scenografica grazie ai carri da getto trainati da cavalli, e il Carnevale di Viareggio (Toscana), dove a essere protagonisti sono i maestosi carri allegorici, istituiti nel 1873, vere e proprie opere d’arte realizzate in cartapesta spesso ispirate a tematiche politiche e sociali.

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Da citare, ancora, il Carnevale di Cento (Emilia Romagna), che è l’unico in Italia a essere gemellato con quello di Rio de Janeiro, il Carnevale di Putignano (Puglia) che si svolge dal 1394 e quelli di Acireale e Sciacca, rispettivamente in provincia di Catania e di Agrigento.

Per quanto riguarda il resto del mondo, le manifestazioni più conosciute sono senza dubbio quella appena anticipata del Carnevale di Rio de Janeiro, in Brasile, dove i riflettori sono puntati sui balli coreografati dalle scuole di samba della città e quello di New Orleans, con le colorate ed eccentriche sfilate del Mardi Gras, dove a spiccare è il mix di influenze francesi, creole e afroamericane. Tornando nel Vecchio Continente, da segnalare sono anche il Carnevale di Nizza, nella splendida cornice della Costa Azzurra, tra carri giganti da cui vengono lanciati migliaia di fiori sul pubblico (la cosiddetta Battaglia dei Fiori), quello di Santa Cruz di Tenerife, nelle isole Canarie, per gli amanti dei ritmi latini e quello di Colonia, in Germania, con il giorno clou che passa dal Martedì Grasso al Rosenmontag, ovvero il Lunedì delle Rose.

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