Un bicchiere di vino a pranzo, magari accompagnato da un buon piatto della tradizione, è un'abitudine radicata nella cultura gastronomica italiana. Ma possiamo davvero dire che, se bevuto con moderazione, il vino non faccia male? È la questione emersa durante una puntata di Pulp Podcast, il programma condotto da Fedez e Mr. Marra, che ha visto tra gli ospiti lo chef Alessandro Borghese.
Nel corso della conversazione, il conduttore di 4 Ristoranti ha difeso il consumo moderato di vino, sostenendo che non rappresenterebbe un problema per la salute. Le sue dichiarazioni hanno provocato le reazioni degli altri partecipanti, riaprendo un dibattito che coinvolge da tempo il mondo della gastronomia, della politica e della comunità scientifica.
Cosa ha detto Alessandro Borghese sul vino a Pulp Podcast
La discussione è nata da alcune considerazioni di Borghese sull'operato del governo Meloni nel settore agroalimentare. Lo chef ha espresso un giudizio positivo, affermando che "questo governo qui, almeno per il mondo del cibo, per il momento ha fatto grandi cose". A quel punto è intervenuto Mr. Marra, criticando le dichiarazioni del ministro dell'Agricoltura Francesco Lollobrigida sui presunti benefici del vino: "Deve solo smettere di dire che il vino fa bene. Non mi puoi dire che scientificamente l'alcol fa bene".
Borghese ha risposto portando un esempio legato alla tradizione: "Sto lavorando con le nonne, a novant'anni il bicchiere di rosso se lo fanno a pranzo". Un'osservazione alla quale Mr. Marra ha replicato facendo notare, ironicamente, che anche suo nonno fumava a 92 anni. Un modo per sottolineare come la longevità di una singola persona non possa essere utilizzata per dimostrare che una determinata abitudine sia innocua.
Borghese ha però ribadito la propria posizione: "Sentite: tutto fatto con moderazione, secondo me, non fa male". Lo chef ha anche paragonato i rischi legati al consumo di vino a quelli dell'inquinamento atmosferico, sostenendo che respirare l'aria di Milano mentre si sposta in motocicletta sarebbe peggio. Ma il fatto che esistano altri fattori dannosi per la salute non significa che bere vino sia privo di rischi.
Bere vino con moderazione fa davvero bene? Cosa dice la scienza
Per comprendere perché le affermazioni di Borghese abbiano suscitato perplessità è necessario distinguere tra il valore culturale del vino e i suoi effetti sull'organismo. Il vino contiene etanolo, una sostanza presente in tutte le bevande alcoliche. L'Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (IARC), organismo dell'Organizzazione mondiale della sanità, classifica il consumo di bevande alcoliche tra i cancerogeni certi per l'essere umano, nel Gruppo 1.
Questo significa che esistono prove scientifiche sufficienti per stabilire un rapporto causale tra il consumo di alcol e lo sviluppo di almeno sette tipologie di patologie tumorali: quelli della bocca, della faringe, della laringe, dell'esofago, del fegato, del colon-retto e del seno femminile. La classificazione non è recente: il legame tra alcol e cancro è riconosciuto dalla IARC dalla fine degli anni Ottanta ed è stato ulteriormente confermato dalle ricerche successive.
Secondo l'Organizzazione mondiale della sanità, che ha aggiornato la propria scheda informativa su alcol e cancro il 26 novembre 2025, non esiste una quantità di alcol che possa essere considerata completamente priva di rischio oncologico. Anche consumi relativamente bassi possono aumentare la probabilità di sviluppare alcune forme tumorali: il rischio cresce generalmente all'aumentare della quantità consumata, ma non è stato individuato un livello al di sotto del quale si possa escludere del tutto l'effetto cancerogeno.
È importante chiarire un aspetto: questo non significa che bere occasionalmente un bicchiere di vino provochi necessariamente una malattia, né che i rischi siano identici per chi consuma piccole quantità e per chi beve molto. Significa, piuttosto, che non è scientificamente corretto considerare una quantità moderata di alcol automaticamente innocua. La moderazione riduce l'esposizione rispetto a un consumo elevato, ma non elimina completamente i possibili effetti negativi sulla salute.
Perché l'esempio delle nonne che bevono vino non dimostra che sia innocuo
L'argomento utilizzato da Borghese, quello delle persone anziane che hanno bevuto vino per tutta la vita e godono ancora di buona salute, è piuttosto comune quando si parla di alimentazione e longevità. Dal punto di vista scientifico, però, presenta un limite: si tratta di esperienze individuali che non permettono di stabilire un rapporto tra un'abitudine e i suoi effetti sulla salute. È un ragionamento che può essere ricondotto al cosiddetto bias del sopravvissuto, un errore di valutazione che consiste nel concentrarsi sulle persone che hanno raggiunto un determinato risultato, trascurando quelle che non lo hanno raggiunto.
Il fatto che alcune persone arrivino a 90 anni bevendo quotidianamente vino non dimostra, quindi, che l'alcol non comporti rischi: la longevità, infatti, dipende da numerosi fattori, tra cui predisposizione genetica, alimentazione complessiva, attività fisica, condizioni di salute e ambiente.
Per stabilire gli effetti di una sostanza sulla salute occorre analizzare dati raccolti su popolazioni numerose, tenendo conto dei fattori che possono influenzare i risultati, non basarsi su singoli esempi.
Ma non si diceva che un bicchiere di vino rosso fa bene al cuore?
Per molti anni l'idea che un bicchiere di vino rosso al giorno potesse avere effetti benefici sul sistema cardiovascolare è stata ampiamente diffusa. Alcuni studi osservazionali avevano infatti riscontrato una minore incidenza di determinate malattie cardiovascolari tra le persone che consumavano quantità moderate di alcol rispetto a chi dichiarava di non berne.
Questi risultati, però, sono stati progressivamente ridimensionati alla luce di importanti limiti metodologici. In particolare, in alcuni studi il gruppo dei non bevitori comprendeva anche ex consumatori che avevano smesso di bere per problemi di salute, introducendo possibili distorsioni nel confronto. Inoltre, le persone che bevono moderatamente possono avere abitudini alimentari, condizioni economiche e stili di vita differenti da quelli di altri gruppi. Uno studio pubblicato nel 2026 e indicizzato su PubMed, basato sui dati del Multi-Ethnic Study of Atherosclerosis, ha mostrato come la correzione di queste distorsioni possa attenuare o eliminare alcune associazioni apparentemente protettive tra consumo moderato di alcol e salute cardiovascolare.
L'OMS ha chiarito già nel 2023 che non esistono studi in grado di dimostrare che gli eventuali benefici cardiovascolari attribuiti al consumo leggero o moderato di alcol superino i rischi oncologici associati alle stesse quantità. Anche il fatto che il vino rosso contenga sostanze come i polifenoli, tra cui il resveratrolo, non è sufficiente a dimostrare che berlo produca un beneficio complessivo per la salute.

Il vino fa parte della tradizione, ma questo non lo rende salutare
Il dibattito sollevato dalle parole di Alessandro Borghese tocca un tema particolarmente sentito in Italia, dove il vino rappresenta un elemento importante della cultura gastronomica e della convivialità. Riconoscerne il valore storico, economico e culturale, però, è diverso dall'attribuirgli benefici per la salute che non sono dimostrati.
Le indicazioni delle principali istituzioni sanitarie internazionali sono chiare: ridurre il consumo di alcol significa ridurre i rischi associati, mentre non consumarne rappresenta la scelta preferibile dal punto di vista della prevenzione oncologica.
Non si tratta, quindi, di demonizzare il vino o di negarne il ruolo nella nostra tradizione gastronomica, ma di distinguere il piacere di berlo dagli effetti che può avere sull'organismo. Perché un'abitudine può essere profondamente radicata nella cultura senza essere necessariamente salutare.