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28 Febbraio 2026 16:00

Aglianico del Vulture: caratteristiche, gusto e migliori abbinamenti

Un rosso vulcanico, profondo e schietto: guida pratica per capirlo e portarlo a tavola senza timori.

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L’Aglianico del Vulture non è un vino che passa inosservato: ha carattere da vendere, tempi lunghi e una personalità che non cerca scorciatoie. Proprio per questo incuriosisce anche chi non si considera un esperto: è uno di quei rossi che senti nominare spesso, magari come "vino importante", ma che pochi sanno davvero raccontare in modo semplice. Prima di parlare di profumi e abbinamenti, vale la pena fermarsi un attimo sulle origini. Oggi vediamo insieme da dove nasce davvero l’Aglianico del Vulture, che tipo di territorio lo plasma e perché, già alla base, è un vino che non può essere confuso con altri rossi del Sud. Capire com’è fatto significa leggere il vino prima ancora di versarlo nel calice.

Un vino figlio del vulcano

L’Aglianico del Vulture nasce sulle pendici del Monte Vulture, un antico vulcano spento in provincia di Potenza. Qui il suolo non è un semplice "terreno agricolo", ma una miscela di ceneri, tufi e materiali vulcanici che trattengono l’acqua e la rilasciano lentamente. Questo significa viti meno stressate in estate e uve che maturano con calma, accumulando sostanza e complessità.

I vigneti si trovano tra i 200 e i 700 metri di altitudine. Le giornate possono essere calde, ma le notti restano fresche: questa escursione termica è uno dei segreti dell’equilibrio del vino, perché permette di avere struttura senza perdere freschezza.

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Il vitigno: Aglianico in purezza

Il disciplinare è chiaro: l’Aglianico del Vulture è fatto al 100% da uva Aglianico. Si tratta di un vitigno a maturazione tardiva, tra i più lenti in Italia; non è raro difatti che venga vendemmiato a fine ottobre o addirittura a novembre. Gli acini sono piccoli, con buccia spessa e ricca di tannini: è qui che nasce la fama di vino "tosto", soprattutto da giovane. Questa caratteristica non è un difetto, ma una promessa: più materia significa più possibilità di evoluzione nel tempo.

Doc e Docg: cosa cambia nel bicchiere

L’Aglianico del Vulture ha ottenuto la Doc nel 1971. Dal 2011 esiste anche l’Aglianico del Vulture Superiore Docg, tipologia specifica all’interno della denominazione, che prevede regole più stringenti: rese basse, almeno un anno in legno e uno in bottiglia, tempi che si allungano fino a minimo 36 mesi per Riserva. Tradotto in parole semplici: meno quantità, più concentrazione, più profondità.

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Profilo aromatico e caratteristiche organolettiche

Una volta chiarito il contesto, è il momento di entrare nel bicchiere. Qui vediamo insieme che aspetto ha l’Aglianico del Vulture, che profumi sprigiona e che tipo di sensazioni lascia in bocca. Niente linguaggio da degustazione professionale: l’obiettivo è riconoscere i tratti principali che ti aiutano a capire se quello che stai bevendo è giovane, maturo o pronto per accompagnare un piatto importante.

Colore: intenso e in evoluzione

Nel calice l’Aglianico del Vulture si presenta con un rosso rubino carico, quasi impenetrabile da giovane. Con il passare degli anni vira verso il granato, fino a mostrare riflessi aranciati nelle bottiglie più mature. È un vino che racconta il tempo anche solo guardandolo.

Profumi: frutta, spezie e una firma minerale

Al naso non è mai timido: i primi sentori ricordano ciliegia matura, amarena e prugna, ma subito dopo arrivano spezie come pepe nero e chiodi di garofano, spesso accompagnate da una nota che richiama la grafite o la pietra bagnata. In molti sostengono che sia il segno distintivo del suolo vulcanico in cui crescono le uve.

Con l’affinamento emergono profumi più profondi: tabacco, cuoio, liquirizia, un accenno balsamico. Non è un bouquet "ruffiano", ma uno che si apre poco alla volta, invitandoti a tornare nel bicchiere.

Al palato: tannino protagonista, ma non isolato

In bocca l’Aglianico del Vulture è secco, pieno, con un’acidità viva che allunga la beva. I tannini sono presenti e si fanno sentire, soprattutto nei vini giovani. Non cercano di piacere subito: asciugano leggermente il palato e ti chiedono attenzione. Con qualche anno in più sulle spalle, però, questi tannini si integrano e diventano più morbidi, senza scomparire. È qui che il vino trova il suo equilibrio migliore, mantenendo struttura ma guadagnando armonia. La persistenza è lunga, con ritorni di frutta scura e spezie che restano dopo il sorso.

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Come abbinare l’Aglianico del Vulture

Arriviamo alla domanda che conta davvero quando sei a tavola o davanti a uno scaffale: con cosa lo bevo? Vediamo insieme come abbinare l’Aglianico del Vulture senza complicazioni inutili, partendo dai piatti che lo valorizzano di più e da quelli che è meglio evitare. Perché è un vino generoso, sì, ma chiede rispetto e il contesto giusto per dare il meglio.

Il principio guida: struttura chiama struttura

Questo vino ama i piatti che non hanno paura di reggere il confronto. L’acidità e i tannini lavorano bene con grassi e proteine, perché "ripuliscono" la bocca e rendono il boccone successivo più piacevole. Se il piatto è delicato, il vino lo sovrasta. Se è ricco, nasce l’equilibrio.

1. Carni rosse e selvaggina

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Brasati, arrosti, spezzatini di manzo o vitello sono abbinamenti naturali: la carne a lunga cottura dialoga con la struttura del vino senza esserne schiacciata. Ancora meglio con la selvaggina: cinghiale, lepre, cervo. Qui l’Aglianico del Vulture gioca in casa, perché le note speziate e leggermente selvatiche del piatto trovano continuità nel bicchiere. La salsiccia lucanica alla brace è un esempio perfetto di cucina semplice ma centrata: grassa, speziata, intensa. Il vino fa il suo lavoro senza strafare.

2. Cucina lucana: quando territorio e vino parlano la stessa lingua

Agnello alla lucana

Con l’agnello alla lucana, cucinato con patate e peperoni cruschi, l’abbinamento diventa quasi inevitabile. La dolcezza dei peperoni e la succulenza della carne vengono bilanciate dall’acidità del vino.
Anche il baccalà alla lucana sorprende: sapido, aromatico, con una complessità che regge un rosso strutturato se ben dosato. Qui l’Aglianico del Vulture mostra un lato meno scontato.

3. Formaggi stagionati e salumi

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Formaggi a pasta dura e lunga stagionatura, come il Canestrato di Moliterno Igp, funzionano molto bene. La sapidità del formaggio smussa il tannino e fa emergere la parte più profonda del vino. Stesso discorso per salumi importanti e ben stagionati, da gustare senza fretta.

Servizio: piccoli accorgimenti che fanno la differenza

Come servire al meglio l'Aglianico del Vulture? Servilo tra i 16 e i 18 °C, in un bicchiere ampio; se la bottiglia ha qualche anno sulle spalle, la decantazione aiuta: non è un gesto da intenditori, ma un modo concreto per far respirare il vino e renderlo più espressivo.

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Quello che i piatti non dicono
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