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22 Maggio 2026 9:58

Addio a Carlo Petrini, il fondatore di Slow Food che ha cambiato il modo di pensare il cibo

Si è spento a 76 anni Carlo Petrini, teorico del cibo “buono, pulito e giusto” e fondatore di Slow Food, movimento simbolo della sostenibilità alimentare globale.

A cura di Francesca Fiore
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Ci ha lasciato il patron di Slow Food: Carlo Petrini è morto nella serata del 21 maggio nella sua casa di Bra, in provincia di Cuneo, la città dove era nato e dalla quale aveva dato vita a una delle esperienze culturali italiane più conosciute nel mondo. Aveva 76 anni: gastronomo, scrittore, giornalista e attivista, Petrini è stato il fondatore di Slow Food, il movimento internazionale che ha trasformato il cibo da semplice consumo quotidiano a tema politico, ambientale e sociale.

Per decenni è stato il volto di una battaglia contro l’omologazione alimentare, l’agricoltura intensiva e la perdita della biodiversità. Con il motto del cibo “buono, pulito e giusto”, Petrini ha costruito una rete globale capace di unire produttori, contadini, cuochi, studiosi e consumatori attorno all’idea di un sistema alimentare più sostenibile ed equo. La sua figura è diventata un punto di riferimento internazionale sui temi dell’ecologia, della sovranità alimentare e della difesa delle culture gastronomiche locali.

Chi era Carlo Petrini

Figlio di un ferroviere e di un’ortolana, Carlo Petrini cresce a Bra, nel cuore delle Langhe. Dopo il diploma tecnico si iscrive a Sociologia all’Università di Trento, negli anni delle contestazioni studentesche e dei grandi movimenti politici, senza però completare gli studi. In quegli anni matura l’interesse per la politica e l’impegno sociale, entrando nell’area della sinistra extraparlamentare e venendo eletto consigliere comunale nella sua città con il Partito di Unità Proletaria. Parallelamente nasce la passione per il vino, il cibo e le tradizioni popolari piemontesi, che negli anni successivi diventeranno il centro della sua attività culturale e professionale.

A partire dalla fine degli anni Settanta Petrini inizia a collaborare con giornali e riviste occupandosi di enogastronomia: insieme a Stefano Bonilli contribuisce alla nascita del Gambero Rosso, inizialmente allegato del Manifesto, diventato poi una delle principali realtà editoriali italiane del settore.

Nel 1986 fonda Arcigola, associazione nata per difendere la cultura del cibo e del vino di qualità contro la standardizzazione dei consumi; tre anni dopo, il 9 dicembre 1989, a Bra nasce ufficialmente Slow Food, il movimento internazionale destinato a espandersi in tutto il mondo.

L’idea di Petrini era semplice ma radicale: il cibo non doveva essere solo buono da mangiare, ma anche prodotto rispettando l’ambiente, il lavoro e le comunità locali. Una filosofia che si sviluppa in aperta contrapposizione alla cultura del fast food e dell’omologazione globale.

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Terra Madre e la difesa della biodiversità

Negli anni Petrini trasforma Slow Food in una rete internazionale presente in oltre cento Paesi. Tra i suoi progetti più importanti c’è Terra Madre, la comunità mondiale che riunisce contadini, allevatori, pescatori, artigiani del cibo, cuochi e accademici impegnati nella tutela della biodiversità e della sovranità alimentare.

Ideatore di eventi diventati centrali nel panorama agroalimentare internazionale, come il Salone del Gusto di Torino e Cheese, dedicato alle produzioni casearie artigianali, la sua battaglia si concentra soprattutto contro l’industrializzazione estrema dell’agricoltura e il predominio delle multinazionali agroalimentari. Petrini sostiene un modello agricolo sostenibile e territoriale e si schiera più volte contro gli Ogm, attirando anche critiche da parte di alcuni settori del mondo scientifico favorevoli alle biotecnologie.

Il riconoscimento internazionale

Nel corso della sua carriera Petrini ha ricevuto riconoscimenti da istituzioni internazionali, università e organizzazioni ambientaliste. Nel 2004 il Time lo ha definito “Eroe europeo”, mentre nel 2008 il Guardian lo ha inserito tra le cinquanta persone che potrebbero contribuire a salvare il pianeta.

Ha collaborato con le Nazioni Unite sui temi della sostenibilità alimentare e nel 2013 riceve dal Programma ONU per l’Ambiente il premio “Champion of the Earth”; nel 2016 viene nominato ambasciatore speciale FAO per il programma Fame Zero in Europa. Tra le sue realizzazioni più importanti c’è anche l’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo, fondata per promuovere uno studio interdisciplinare del cibo che unisse agricoltura, ambiente, economia e cultura.

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Il rapporto con Papa Francesco e l’ultima stagione

Negli ultimi anni Petrini aveva intensificato il dialogo con il mondo cattolico, in particolare con Papa Francesco, con cui condivideva l’attenzione per l’ambiente e la critica ai modelli economici predatori. Da questo confronto nascono anche le Comunità Laudato Si’, ispirate all’enciclica dedicata all’ecologia integrale.

Pur continuando a viaggiare, scrivere e partecipare al dibattito pubblico, era rimasto profondamente legato a Bra e alle colline piemontesi dove tutto era cominciato. Amava ripetere: “Chi semina utopia raccoglie realtà”. Una frase che sintetizza il percorso di un uomo capace di trasformare una battaglia culturale locale in un movimento globale.

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