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12 Giugno 2026 15:00

A Todi esiste il formaggio della strega che si apre rompendo un coccio con una bacchetta

In Umbria viene prodotto un formaggio ispirato a Matteuccia, una donna accusata di stregoneria nel XV secolo: viene affinato con un mix di erbe aromatiche citate negli antichi atti del processo, conservati nell'Archivio Storico cittadino.

A cura di Arianna Ramaglia
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Hai mai provato un formaggio che, per essere assaggiato, richiede di rompere un coccio di terracotta con una bacchetta? Se la risposta è no, probabilmente non ti sei mai trovato di fronte al Filtro d'Amore. Non si tratta di una leggenda, ma di una specialità che viene realizzata in Umbria, a Todi, in provincia di Perugia, dal Caseificio Montecristo. Dietro questo prodotto si nasconde una vicenda ancora poco conosciuta, che intreccia erbe officinali, filtri amorosi e un processo per stregoneria risalente al XV secolo.

La storia della Domina Herbarum

Tutto ha inizio nel 1428, quando una donna di nome Matteuccia viene condannata con l'accusa di stregoneria: a destare sospetti furono le sue conoscenze di erbe e piante officinali, utilizzate per preparare rimedi e filtri d'amore. Naturalmente, non si trattava di vere pozioni magiche o di misteriosi intrugli: nel Medioevo, infatti, i cosiddetti filtri amorosi erano spesso preparazioni a metà strada tra medicina popolare, fitoterapia e credenze diffuse.

Le donne che li realizzavano finivano però facilmente nel mirino delle autorità e dell'opinione pubblica, come accadde a Matteuccia, conosciuta anche come Domina Herbarum, ovvero "signora delle erbe". Processata per stregoneria, fu condannata al rogo il 20 marzo del 1428 nella piazzetta del Montarone, nel centro storico di Todi.

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Foto dal profilo Instagram caseificiomontecristo

Dalla vicenda storica al formaggio

L'idea del Filtro d'Amore nasce dagli atti del processo conservati nell'Archivio Storico Comunale di Todi e che rappresentano una preziosa testimonianza dell'epoca. Partendo da questi documenti, Riccardo Marconi, titolare del Caseificio Montecristo, ha dato vita a un prodotto che vuole mantenere vivo il legame con il territorio e riportare alla memoria una pagina poco nota della storia della città e del nostro Paese.

Realizzato con una miscela di latte vaccino, ovino e caprino, il Filtro d'Amore si distingue soprattutto per la sua particolare maturazione. La forma viene racchiusa in un contenitore di terracotta e lasciata affinare per almeno tre mesi. Prima della chiusura vengono aggiunte erbe aromatiche locali che, secondo quanto riportato negli atti, erano impiegate dalla stessa Matteuccia per preparare i suoi magici filtri. La terracotta crea inoltre un microclima ideale, regolando umidità e ossigenazione e favorendo lo sviluppo di particolari aromi.

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Foto dal profilo Instagram caseificiomontecristo

Il coccio da rompere: il momento dell'assaggio

Anche il momento dell'apertura è parte dell'esperienza: una volta terminata la stagionatura, per assaggiare il formaggio custodito all'interno è necessario rompere il recipiente di terracotta. Per questo motivo, nella confezione è inclusa una piccola bacchetta di ferro insieme a una formula – attribuita alla stessa Matteuccia – da pronunciare al momento della rottura, che recita così: "Unguento unguento, mandame a la noce de Benivento, supra agua et supra vento et supra ad omne maltempo". Oggi queste parole vengono riproposte come gesto simbolico che accompagna la rottura del coccio, trasformando l'assaggio in un piccolo rito capace di riportare alla luce una vicenda che continua ad affascinare dopo quasi sei secoli di distanza.

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