
Tra le coste della Liguria e il crepuscolo milanese c'è una zona che sussurra la propria bellezza. Se ti ritroverai lì, basterà chiudere gli occhi e ascoltare il fruscio delle foglie di vite per orientarti, mentre un frizzante soffio di vento proveniente dal mare rinfrescherà l'aria. Qui le colline del Monferrato inizieranno a raccontare le storie di un'Italia che c'era: fatta di momenti semplici e genuini, di contadini che lavoravano nei campi gustando toma piemontese, accompagnata da una caraffa di Barbera. Non si tratta di elementi improvvisati, ma di note che rientrano nello spartito di una tradizione gastronomica secolare chiamata merenda sinoira, da non confondere in alcun modo con l'aperitivo moderno. La merenda sinoira è infatti un pasto a sé, in grado, tra le altre cose, di precedere diversi trend degli ultimi anni, anche se la prima testimonianza risale alla seconda metà dell'Ottocento.
Storia e tradizione
La merenda sinoira nasce da un'esigenza: i contadini, specialmente nei periodi estivi, avevano bisogno di un momento per rifocillarsi e recuperare energie. Dato che la giornata lavorativa iniziava molto presto, era proibitivo aspettare la cena per mangiare un boccone. E qui si inserisce la merenda sinoira, a poche ore dal pasto serale, considerando che dopo aver consumato qualcosa si tornava al lavoro. In particolare, le donne non impegnate nel lavoro agricolo portavano in un fazzoletto pane, salami giunti alla perfetta stagionatura, formaggi freschi, vino e frutta. Niente stuzzichini, la merenda sinoira tradizionale prevede soltanto alimenti del proprio territorio.
Dai campi alle osterie: i sapori della merenda sinoira
Se nei secoli scorsi la merenda sinoira si componeva di prodotti provenienti dalla cascina, nel tempo ha conquistato anche luoghi diversi dai campi. Nel Novecento, infatti, diventa un rito conviviale da osteria dopo, ad esempio, una gita in montagna. Raggiungendo ambienti borghesi si è arricchita di carne, acciughe, insalata russa ma anche vitello tonnato, uova sode e peperoni, sempre però con la sua anima, quindi prodotti locali e ambiente conviviale, insieme a un immancabile dolcetto. Nonostante queste aggiunte, la merenda sinoira è una tradizione impermeabile al frastuono della modernità, che resiste ai tentativi di innovazione conservando le sue radici storiche e culturali. Se c'è la merenda sinoira, a tavola non mancano mai i capisaldi del territorio: si comincia con l'iconica soma d'aj, pane strofinato con aglio e olio, e le acciughe al verde o servite con burro di montagna.

Altra eccellenza locale che non può mancare è la salsiccia di Bra, da consumare rigorosamente cruda e accompagnata da fette di pane. Questo insaccato è un vero gioiello nascosto tra le colline piemontesi, dal sapore delicato e dalla consistenza morbida. Tra i formaggi, dominano il Raschera e la tuma di pecora delle Langhe, Presidio Slow Food prodotta con latte ovino crudo. La varietà culmina con il bonet, il tipico dessert al cucchiaio piemontese, cremoso e raffinato. E da bere? Puoi farti coccolare dalla semplicità di un bicchiere di Barbera o Grignolino.

Merenda sinoira e aperitivo: una distinzione necessaria
Sebbene oggi possa apparire simile a un moderno aperitivo, la merenda sinoira ne è l'antitesi. Mentre l’aperitivo nasce per stimolare l’appetito con stuzzichini e bollicine in attesa del pasto principale, la versione piemontese è un pasto completo e sostanzioso che "fa sera" (da qui il termine sinoira). La differenza non è solo nella quantità, ma nell'identità: qui non trovano spazio prodotti industriali, ma solo ingredienti a chilometro zero che celebrano il legame indissolubile con la terra e la tradizione rurale.