
Tra i tanti piatti iconici della nostra tradizione gastronomica, i dolci meritano senza dubbio una particolare menzione. La pasticceria italiana, infatti, è il risultato di secoli di tecniche, evoluzioni e sperimentazioni che nascono dall'incontro tra ingredienti locali e prodotti introdotti da altri popoli: un vero e proprio melting pot culturale che ha dato vita ad alcuni dei dolci più amati della nostra cucina. A esserne conquistati, però, non siamo solo noi. A confermarlo è la Guida Michelin, che ha segnalato i sei dolci italiani più apprezzati nel mondo: dal cannolo siciliano al babà al rum, scopriamo quali sono.
1. Il tiramisù

Come poteva iniziare questa lista se non con uno dei dolci italiani più amati e replicati in tutto il mondo? Strati di savoiardi bagnati nel caffè si alternano con una crema vellutata di mascarpone, uova e zucchero per terminare con una sottile spolverizzata di cacao in polvere. Il tiramisù nasce tra Veneto e Friuli-Venezia Giulia nella seconda metà del Novecento e, secondo alcune fonti, sembra che il luogo in cui ha visto i natali sia il ristorante "Le Beccherie" di Treviso per opera di un certo cuoco pasticciere di nome Loly Linguanotto. Altre fonti, invece, ritengono che il dolce sia nato dallo chef Mario Cosolo del ristorante "Il Vetturino a Pieris" a Gorizia che serviva un semifreddo a base di zabaione, panna montata, cacao, pan di Spagna, imbevuto nel Marsala, chiamato prima "Coppa Vetturino" e, successivamente, "Tirime su" che, in dialetto veneto-friulano significa "dammi energia" o "tirami su il morale".
2. La cassata

Con l'arrivo degli Arabi in Italia, la nostra cucina accoglie ingredienti nuovi come canna da zucchero, agrumi e frutta secca. La pasticceria italiana, grazie all'introduzione di questi prodotti, conosce una nuova era, in cui i dolci cominciano a ospitare curiose forme di gelatina e sculture di zucchero. In questo contesto nasce la cassata che, a differenza dell'origine incerta del tiramisù, può essere attribuita alla Sicilia. Questo dolce combina pan di Spagna, ricotta di pecora, frutta candita e aromi come pistacchio e cioccolato diventando un simbolo regionale nato però dall'incontro di diverse culture. Anche il termine stesso deriva dall'arabo qas'at ovvero "bacinella" e rappresenta bene l'anatomia del dolce, ossia un guscio glassato e decorato che contiene un goloso ripieno.
3. Il cannolo

Rimaniamo in Sicilia per il terzo dolce italiano più amato al mondo: il cannolo. Un involucro croccante di sfoglia che racchiude un ripieno di ricotta dolce, spesso arricchita da scorza di agrumi candita o gocce di cioccolato. Anche l'origine del cannolo risale all'epoca araba, intorno al IX-XI secolo, e il cui nome si fa risalire al latino canna, perché l'impasto prima di essere fritto veniva arrotolato attorno a piccole canne o cilindri. Nonostante sia in dubbio che il dolce sia nato in Sicilia, un po' meno certa è sapere la precisa città d'origine: alcuni ritengono sia nato a Caltanissetta, per opera di alcune donne di un harem che avevano inventato questo dolce a forma di tubo ripieno di ricotta come simbolo di fertilità e vitalità, mentre altri credono abbia preso forma a Palermo come dolce per la festa di Carnevale.
4. Sfogliatella di Santa Rosa

Ci spostiamo ora in Campania, dove tra i tanti simboli della tradizione dolciaria troviamo la sfogliatella e la Michelin segnala, in particolare, quella di Santa Rosa, nata nell'omonimo monastero di Conca dei Marini, in Costiera Amalfitana. Una sfoglia croccante fa da involucro a un ripieno composto da semolino, ricotta e canditi con sopra un ciuffo di crema pasticciera e amarene. Nata nel XVI secolo, la sfogliatella di Santa Rosa ha saputo resistere al passare del tempo, mantenendo intatti ingredienti, metodo di preparazione e la propria identità artigianale.
5. Babà al rum

Passiamo a un altro pilastro della pasticceria campana, il babà, che, come afferma la stessa Michelin, è "il dessert partenopeo con il maggior apprezzamento internazionale": sarà per la sua morbidezza, per la sua bagna al rum, per la possibilità di accompagnarlo con creme varie o frutta fresca. Eppure, nonostante la sua fama nella città campana, questo dessert non nasce qui, ma sembra abbia origine addirittura oltre i confini italiani. Leggenda vuole che il babà nasca per "sbaglio" dalle mani del re polacco Stanisław Leszczyński, nella prima metà del 1700 durante l'epoca del suo esilio nella Lorena: egli decise di bagnare il kugelhopf, un dolce tipico polacco, con il liquore perché lo considerava troppo asciutto. Il dolce passò poi per le mani di Maria Leszczyńska, figlia di Stanislao, che andò in sposa al re di Francia, Luigi XV: proprio qui il dolce assunse la sua tipica forma che è rimasta invariata nei secoli. Dalla Francia, il babà arrivò a Napoli, anche se non si sa di preciso come: alcuni dicono siano stati dei cuochi partenopei al servizio dei Borbone che impararono la ricetta nelle cucine francesi e altri ritengono sia stata Maria Carolina d’Austria, moglie del re di Napoli Ferdinando IV di Borbone, che, stanca della cucina partenopea chiamò alcuni cuochi della corte francese che insegnarono ai pasticceri napoletani come preparare buonissimo dolce.
6. Il gelato

Terminiamo la lista con uno dei dessert più amato in assoluto sia da grandi che da piccini: il gelato. Rispetto ai casi precedenti, per quanto riguarda questo dolce non c'è una sola Regione da segnalare, ma è una ricetta che attraversa tutta la Penisola. Le origini del gelato sembrano avere radici nella Firenze del Rinascimento, ma la paternità è contesa tra il cuoco di corte Ruggeri, che preparò una specie di sorbetto ante litteram a base di ghiaccio e frutta, e Bernardo Buontalenti che aggiunse latte e uova alla ricetta inventando la "Crema Fiorentina". Ma fu con il siciliano Francesco Procopio dei Coltelli che nacque il gelato come lo conosciamo oggi, grazie al perfezionamento di una macchina utile alla lavorazione dei sorbetti, e la prima gelateria. A concludere la storia, poi, c'è il bellunese Italo Marchioni che brevettò un macchinario per realizzare delle cialde biscotto a forma di cono che sarebbe diventato, di lì in poi, il sostegno prediletto del gelato.