video suggerito
video suggerito
5 Febbraio 2026 13:00

Spreco alimentare in Italia: cala del 10% ma buttiamo ancora 7 miliardi di euro secondo Waste Watcher

Il 3 febbraio è stato presentato il nuovo report "Il Caso Italia 2026". I dati mostrano un lieve miglioramento dello spreco settimanale pro capite, ma il quadro resta critico soprattutto per le regioni del Sud e sul fronte dell'insicurezza alimentare. Emergono, inoltre, grandi differenze tra le diverse generazioni.

A cura di Arianna Ramaglia
0
Immagine

Siamo ancora qui a parlare di spreco alimentare e lo facciamo alle porte della tredicesima Giornata nazionale di Prevenzione dello spreco alimentare, fissata per il 5 febbraio. Per l'occasione è stato pubblicato il report "Il Caso Italia 2026" dall'Osservatorio Waste Watcher International che ha mostrato un lieve miglioramento nella lotta degli italiani contro lo spreco alimentare, con una riduzione di circa il 10% rispetto allo scorso anno. Un dettaglio fondamentale messo in luce dal rapporto è soprattutto il divario generazionale e la differenza tra le diverse zone d'Italia: vediamo nel dettaglio.

Meno sprechi in casa, ma non basta

Una diminuzione del 10% del volume di cibo gettato via non è poco. E non lo sono neanche i dati che riguardano la media settimanale pro capite: infatti, lo spreco alimentare domestico si attesta oggi a 554 grammi – pari a 79,14 grammi al giorno – rispetto ai 617 dello scorso anno. Per arrivare a questi risultati, i ricercatori di Waste Watcher hanno monitorato il comportamento di un campione di 2000 soggetti, rappresentativi della popolazione generale, nel mese di gennaio 2026 attraverso un'indagine condotta con metodo CAWI, promossa da Spreco Zero con l'Università di Bologna – Dipartimento di Scienze e Tecnologie Agroalimentari e Last Minute Market su monitoraggio Ipsos – Doxa.

Numeri sicuramente incoraggianti, che ci avvicinano ancora un po' di più agli obiettivi dell'Agenda ONU per lo sviluppo sostenibile, che mira a dimezzare la quantità di cibo sprecato entro il 2030. Dati che però non devono farci rilassare troppo perché, se entriamo più nel dettaglio, scopriamo che i numeri non sono così sostenibili rispetto al valore economico complessivo del cibo che finisce nella spazzatura: nelle abitazioni italiane parliamo di circa 7 miliardi di euro ogni anno, mentre se parliamo dell'intera filiera – dai campi alla distribuzione arrivando al consumo – questo valore è destinato quasi a raddoppiare, con sprechi che superano i 13,5 miliardi di euro, che equivalgono a oltre cinque milioni di tonnellate di alimenti non utilizzati. Tra i cibi che vengono maggiormente gettati via figurano frutta fresca (22,2 grammi), verdura fresca (20,6 grammi) e pane fresco (19,6 grammi), a cui seguono insalata (18,8 grammi) e cipolle, aglio e tuberi (17,2 grammi).

Immagine

Generazioni a confronto: chi spreca di più?

La continua "lotta" tra generazione Z e boomer continua anche sul versante dello spreco alimentare. Secondo gli esperti di Waste Watcher, i cosiddetti boomer, cioè quelli nati tra il 1946 e il 1964, mostrano un livello di spreco significativamente inferiore rispetto alla media nazionale, attestandosi su circa 352 grammi a settimana. Dal lato opposto, invece, la Gen Z, che comprende i nati tra il 1997 e il 2012, arriva a un livello di circa 799 grammi di spreco alimentare settimanale pro capite. Tra i due poli opposti troviamo quelli della generazione 1981-1996, i Millenials, con 750 grammi settimanali pro capite, e quelli della Generazione X (1965-1980) con 478 grammi settimanali.

A guidare questo miglioramento, quindi, sono i boomer che, grazie alle conoscenze degli strumenti digitali e alla propensione al cambiamento della generazione Z – più in difficoltà sul piano organizzativo -, possono però collaborare per ottenere risultati ancora più favorevoli. Secondo Andrea Segrè, direttore scientifico Osservatorio WasteWatcher International, è proprio da qui che "nasce l'intelligenza intergenerazionale: quando l'esperienza incontra la tecnologia, quando il sapere pratico dei più anziani viene tradotto in nuovi linguaggi dai più giovani. Solo favorendo questo scambio possiamo davvero dimezzare lo spreco alimentare entro i prossimi quattro anni. Lo spreco non è solo una questione di consapevolezza, ma di competenze condivise: e il futuro passa dalla capacità di farle circolare tra le generazioni" afferma.

Immagine

La differenza tra Nord, Centro e Sud Italia

Se la differenza tra generazioni è sempre attuale, ancora di più lo è quello tra Nord, Centro e Sud Italia e lo è anche in questo caso. I dati mostrano come nel Nord della Penisola ci sia uno spreco più basso, con 516 grammi settimanali a testa, seguiti dai 570 grammi del Centro e, infine, dai 591 grammi al Sud. Qui, nonostante un lieve miglioramento rispetto allo scorso anno, il valore continua a essere troppo alto, superando la media nazionale.

Al Sud, poi, il problema riguarda anche l'insicurezza alimentare, ossia la difficoltà di accesso a cibo sufficiente, sicuro e nutriente, che qui vede un incremento del 28% rispetto allo scorso anno. Un valore che si attesta al 50% per i giovani della generazione Z, mentre risulta più contenuto al Nord e nelle aree rurali (-15% rispetto all’anno precedente). In linea generale, comunque, i dati del report non sono per niente incoraggianti: nel 2026, l'indice sale di mezzo punto rispetto alla rilevazione dello scorso anno, raggiungendo i 14,36, confermandosi un fenomeno strutturale che non deve essere trascurato.

La lotta allo spreco anche nei ristoranti: arriva Donometro

C'è una buona notizia, invece, per quanto riguarda il mangiare fuori: sembra, infatti, che 8 italiani su 10 non sprecano più cibo quando sono al ristorante perché mangiano tutto oppure chiedono di portarlo a casa, grazie alle doggy bag. Ovviamente, questo non basta a far scomparire gli sprechi negli esercizi pubblici come bar, ristoranti, pasticcerie e gelaterie: per questo nasce Donometro, la nuova piattaforma della Campagna Spreco Zero e dell'applicazione Sprecometro realizzata con il sostegno di FIPE. Si tratta di un app che consente agli esercenti di registrare rapidamente il cibo avanzato, ma ancora perfettamente commestibile, e renderlo visibile per gli enti del Terzo Settore che provvederanno a distribuirlo alle persone in difficoltà. L'app, in questo modo, consente di tenere traccia della quantità e della tipologia di beni donati, favorendo analisi precise sull'impatto ambientale e sociale, trasformando ciò che sarebbe destinato a rifiuto in valore per la comunità.

Immagine
Immagine
Resta aggiornato

Ogni giorno nuove Ricette tutte da gustare

News
Immagine
Quello che i piatti non dicono
Segui i canali social di Cookist
api url views