
I barattoli e i contenitori di plastica sono degli strumenti utilissimi in cucina: economici, facili da usare, permettono di conservare in frigo o congelare piccole porzioni di alimenti, che altrimenti andrebbero sprecati. Ma avrai notato che, a forza di utilizzarli, barattoli e contenitori si macchiano e che rimuovere queste macchie è molto difficile, al contrario per esempio dei contenitori in vetro che rimangono intatti nel tempi. Questo avviene soprattutto quando riponi al loro interno alimenti grassi o acidi (come il sugo di pomodoro) ed è un fenomeno causato da combinazione di chimica delle sostanze contenute nel cibo, struttura della plastica e condizioni di utilizzo. Non si tratta di un pericolo per la sicurezza alimentare di per sé, ma può diventare rischio se sfreghi molto la plastica nel tentativo di rimuovere le macchie: in quel caso rischi di graffiare la plastica e incentivare il rilascio di microplastiche che si trasferiscono al cibo. Vuol dire che devi buttare i tuoi contenitori macchiati? No, se sono solo macchiati e non rovinati: ecco qualche trucchetto per pulirli senza rovinarli.
Perché i contenitori di plastica si macchiano facilmente e sono difficili da pulire?
A prima vista un contenitore di plastica sembra una superficie perfettamente liscia e impermeabile. In realtà, però, la situazione è un po' più complessa. Molte plastiche utilizzate per gli alimenti hanno in realtà una struttura leggermente porosa che può favorire l'adesione e, in alcuni casi, la penetrazione superficiale di alcune molecole presenti negli alimenti. Il caso più evidente è quello dei sughi di pomodoro, del curry, della curcuma e di altri cibi ricchi di pigmenti e grassi che, anche dopo il lavaggio, possono lasciare una colorazione arancione o rossastra apparentemente indelebile. Non significa necessariamente che il cibo abbia "tinto" la plastica come farebbe un colorante su un tessuto, ma vuol dire che alcune molecole colorate sono penetrate negli strati più superficiali del materiale.
L’elemento fondamentale che provoca questo fenomeno è la presenza di olio e grassi negli alimenti che riponi all’interno di barattoli e contenitori di plastica. Molti pigmenti responsabili dei colori degli alimenti sono lipofili, cioè tendono a interagire meglio con le sostanze grasse che con l'acqua. Un esempio famoso è il licopene, il pigmento rosso del pomodoro. Quando un sugo contiene contemporaneamente licopene e olio, quest'ultimo può favorire il contatto del pigmento con la superficie del contenitore. Qui entra in gioco una caratteristica della plastica: molte plastiche comuni sono anch'esse poco affini all'acqua e relativamente affini alle sostanze apolari. Il risultato è che il pigmento può aderire più facilmente alla superficie invece di essere rimosso semplicemente con acqua e sapone. Ecco perché, con l’acqua, è difficile rimuovere queste molecole penetrate nella plastica.
Il vetro, al contrario della plastica, è un materiale molto diverso: la sua superficie è costituita da una struttura inorganica rigida e non presenta la stessa capacità dei polimeri organici di interagire e permettere la diffusione di determinate molecole lipofile. Questo non significa che il vetro sia impossibile da macchiare: residui di grasso o pigmenti possono comunque aderire alla sua superficie. Tuttavia, la rimozione tende a essere più semplice e il pigmento ha molte meno possibilità di diffondere all'interno del materiale. È una delle ragioni per cui un contenitore di vetro che ha ospitato un sugo al pomodoro può tornare trasparente dopo il lavaggio, mentre un contenitore di plastica può conservare una caratteristica tonalità arancione.
La macchia non significa necessariamente che la plastica sia "sporca" o che si sia rovinata. Colore e pulizia non sono la stessa cosa, e una superficie può essere igienicamente pulita anche se presenta una colorazione residua. Il lavaggio può aver eliminato quasi completamente i residui alimentari, ma non necessariamente tutte le molecole responsabili della colorazione. È un problema per la sicurezza alimentare? No, il problema nasce dal modo in cui provi a rimuovere queste macchie. L’istinto è quello di strofinare energicamente, anche se è sostanzialmente inutile, ma così facendo finisci per provocare graffi e abrasioni sulla superficie ed è questo che rende il contenitore meno sicuro. Una superficie graffiata, infatti, aumenta il rischio di interazione tra il cibo e la plastica, rendendo più facile che si stacchino delle microplastiche e che queste vengano poi a contatto con gli alimenti che ingeriamo. Inoltre, la plastica graffiata trattiene ancora più facilmente residui e pigmenti, aumentando sia la percezione della macchia sia la difficoltà di eliminarla.
Come pulire i contenitori di plastica macchiati
Pulire i contenitori macchinati senza rovinarli è difficile ma non impossibile e ci sono diverse tecniche che puoi usarle per evitare di strofinarli talmente forte da finire per graffiarli. Prima di tutto ricorda di lavare subito barattoli e contenitori sporchi di alimenti molto grassi, oleosi e pigmentati: più li lasci sporchi, più le molecole hanno tempo di penetrare negli strati superficiali della plastica. Se il contenitore era pulito o nuovo prima dell’utilizzo, ed è rimasto macchiato dopo il lavaggio, un metodo rapito è riempirlo con acqua calda e qualche goccia di detersivo per piatti, chiuderlo con il suo coperchio o tappo e agitare energicamente. Il detersivo aiuta a disperdere i grassi, mentre l'agitazione contribuisce a staccare i residui dalle pareti: se la macchia è “fresca” dovrebbe essere sufficiente per rimuovere l’alone
Se la macchia è più persistente, oppure è da un po’ di tempo che hai ne hai notato la presenza e non riesci proprio a rimuoverla, i tuoi migliori alleati sono i prodotti naturali dall’alto potere smacchiante e sgrassante, in particolare aceto e bicarbonato. I metodi principali sono due:
- Mescola un litro d'acqua e un litro d'aceto bianco in una bacinella, lascia in ammollo il contenitore per un'intera notte, poi risciacqua con acqua e detersivo per piatti.
- Crea una pasta abrasiva delicata con bicarbonato e poca acqua e strofinala con una spugna sulle macchie gialle.
- Se vuoi usare l'aceto, impiegalo separatamente come ammollo acido sgrassante: mescolarlo al bicarbonato genera effervescenza momentanea ma neutralizza il potere pulente di entrambi.
E se nemmeno questo funziona, puoi usare anche due prodotti più aggressivi, a patto che rispetti il dosaggio indicato e che, dopo, lavi a fondo il contenitore per rimuovere qualsiasi residuo. Per le macchine più vecchie e ostinate prova:
- Bicarbonato e candeggina. Uno dei metodi più facili e veloci per far tornare a splendere la plastica ingiallita è usare una soluzione a base di candeggina, acqua e bicarbonato di sodio. Metti dei guanti e una mascherina protettiva per evitare di entrare a contatto con la candeggina, quindi prepara una soluzione altamente diluita con un litro d'acqua fredda e un solo cucchiaio di candeggina (ipoclorito di sodio). Immergi il contenitore o passa una spugna non abrasiva senza strofinare con forza, lascia agire brevemente e poi risciacqua abbondantemente con acqua calda e sapone per eliminare qualsiasi residuo.
- Acqua ossigenata. L’acqua ossigenata è un rimedio perfetto per la plastica ingiallita, perché in pochissimi minuti ti permette di togliere le fastidiose macchie di giallo. Questo metodo è ancora più facile: tutto quello che devi fare è pulire gli oggetti con del detersivo per i piatti e poi immergerli in una soluzione di un litro di acqua e due misurini di acqua ossigenata. Dopo l'ammollo o il lavaggio, esponi il contenitore alla luce diretta del sole per un paio di ore: i raggi ultravioletti (UV) spezzano i legami chimici dei pigmenti lipofili come il licopene, facendo scomparire la macchia in modo naturale. Anche in questo caso, ti consigliamo l'utilizzo di guanti protettivi.