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10 Febbraio 2026 15:00

Slugburger: che cos’è l’hamburger fritto nato dalla fame e dalla storia americana

Lo slugburger non è un panino con le lumache: è un hamburger fritto originario del Mississippi. Nato per necessità durante la Grande Depressione, era stato ideato per usare meno carne per ogni panino. Oggi è un simbolo della cucina locale americana.

A cura di Enrico Esente
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Se mastichi un po' di inglese dovresti sapere che "slug" significa lumaca. Di conseguenza non sarebbe sbagliato se, non conoscendo minimamente ciò di cui andremo a parlare, pensassi che lo slugburger sia un hamburger fatto con le lumache. Per quanto bizzarro sarebbe potuto sembrare – e magari super goloso per i nostri amici francesi -, purtroppo lo slugburger non c'entra niente con le lumache. In realtà si tratta di un panino tipico del Mississippi, uno Stato del Sud degli Usa.

Niente lumache, molta storia americana

Lo slugburger è profondamente legato ai tempi duri degli anni Venti americani, quelli che sono passati alla storia come gli anni della Grande Depressione. In realtà nasce all'inizio del secolo scorso, ma è proprio durante quel periodo che inizia ad acquistare fama e celebrità. Il nome curioso non si riferisce all'animaletto viscoso e strisciante, ma "slug" era un termine gergale per indicare una monetina da cinque centesimi di dollaro, il cosiddetto nichelino, ovvero il prezzo originale del panino.

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Foto: TasteAtlas

La sua invenzione è attribuita a John Weeks che, nel 1917, arrivò con la sua personale ricetta da Chicago a Corinth. Questo prodotto nacque per "allungare" la carne quando questa era un lusso prezioso e poche persone potevano permettersela. Weeks infatti chiedeva ai macellai locali, che volevano riprodurre il suo prodotto, di mescolare i fiocchi di patate con la carne macinata. Così facendo si creava un composto che potesse sfamare più bocche pur utilizzando meno carne. Inizialmente chiamato "Weeksburger", si trasformò presto in slugburger soprattutto dopo che la ricetta si diffuse e perse il legame diretto con il cognome del suo creatore.

Dal punto di vista gastronomico, lo slugburger si afferma come soluzione pratica: un modo intelligente per spendere meno e sfamare di più. La tecnica dell'allungamento della carne, meat-extending, non era unica del Mississippi, ma qui trovò terreno fertile, diventando parte integrante delle cucine locali. La cottura tipica è mediante la frittura che non è un dettaglio, ma il cuore della ricetta. Il contrasto con l’hamburger moderno è evidente. Mentre oggi domina l’idea del panino alto, succoso e costoso, lo slugburger è l’opposto: sottile, essenziale, senza pretese. Non punta tutto sulla carne, ma sull’equilibrio tra texture e frittura.

Dal bancone del drugstore alla cultura pop locale (e in Italia?) 

Nel tempo lo slugburger è passato dall'essere un semplice pasto economico a diventare un simbolo identitario della comunità. A Corinth, dalla fine degli anni Ottanta, ogni mese di luglio si tiene lo Slugburger Festival, una festa che celebra questo prodotto con gare di cibo, eventi da strada e partecipazioni di chef locali. Oggi questo panino è comunque un prodotto di "nicchia" se lo paragoniamo alle storie (da colossal della gastronomia) dei cheeseburger e degli smash burger. Si può trovare in quei piccoli diner americani, ovvero quei ristorantini stile anni '50, lungo la Tennessee Valley, soprattutto nel Mississippi nord-orientale, ma anche in zone limitrofe dell'Alabama e del Tennessee. La ricetta può variare leggermente: alcuni utilizzano carne di maiale, altri miscele di farina di soia o grani nutritivi rendendolo un prodotto vegano molto più simile a una crocchetta che a un burger.

E in Italia è possibile trovare gli slugburger? No, purtroppo non esiste una diffusione significativa di questo panino nei pub del nostro Paese. In Italia lo slugburger è visto più come una curiosità da conoscere e magari replicare in casa, piuttosto che una tendenza come gli ufo burger e gli smash burger. Fuori dagli Stati Uniti è principalmente apprezzato dai cultori delle cucine regionali americane o dagli appassionati di storia del cibo.

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