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3 Settembre 2020 11:00

Sfusato Amalfitano, l’oro giallo della Costiera: il figlio delle Repubbliche Marinare

Il profumo della Costiera Amalfitana, il sapore del golfo racchiuso in uno scrigno color oro: lo Sfusato Amalfitano, chiamato anche Limone Costa d'Amalfi è un frutto unico nel suo genere. Un agrume dalla storia curiosa, che oggi è utilizzato ampiamente nelle cucine più importanti del mondo. Buono da mangiare anche a naturale, ideale come accompagnamento di carne e pesce, pazzesco come ingrediente principale della celebre Delizia al limone.

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Lo Sfusato Amalfitano, o più comunemente, il Limone Costa d’Amalfi, uno dei prodotti ortofrutticoli più incredibili che abbiamo in Italia. Un limone che di comune ha ben poco, presenta delle caratteristiche esclusive, uniche, che lo hanno reso famoso in tutto il mondo per delle proprietà organolettiche inconfondibili.

La storia dello Sfusato Amalfitano

La coltivazione dei limoni in Campania risale all’epoca dei Romani come testimoniano i ritrovamenti di Pompei; secondo alcuni storici in quel periodo i pompeiani cominciarono a fare addirittura il limoncello. Bisogna però attendere il IX secolo con l’istituzione della Repubblica Marinara di Amalfi, la più antica e per due secoli anche la più potente, perché questo prodotto venga apprezzato appieno. Il periodo storico favorevole ha contribuito al fiorire di questo agrume, coltivato con amore dai cittadini di Amalfi e dei paesi limitrofi. Proprio in questi anni si scopre il perché lo Sfusato di Amalfi abbia caratteristiche tanto speciali: i limoneti sono esposti al sole e solo ai caldi venti provenienti da Sud perché coperti e protetti dai Monti Lattari che bloccano il vento freddo, in particolare la Tramontana, proprio il vento scoperto dai navigatori dell'antica Repubblica di Amalfi (il nome del vento freddo di tramontana deriva infatti da Tramonti, antica Triventum).

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Il sito della Costiera Amalfitana specifica poi che "l’influenza araba ha fatto sì che la Scuola Medica Salernitana iniziasse a praticare esperienze scientifiche importate per le quali era richiesta l’introduzione dei limoni amalfitani". L'interesse dei dottori salernitani è dovuto alle richieste dei marinai: il limone di Amalfi favorisce la guarigione dello scorbuto, una malattia dovuta a carenza di vitamina C che in passato ha colpito milioni di navigatori. L’utilizzo dell’agrume in ambito medico, e non solo, comincia a diffondersi maggiormente proprio in seguito a queste esperienze, dalla seconda metà del XIX secolo, quando gli abitanti della Costa cominciarono a smerciare il limone in zone più distanti ma bisogna attendere per l'esportazione.

Nonostante la vocazione al commercio di tutte le Repubbliche Marinare, lo Sfusato Amalfitano ha mantenuto un mercato molto locale. Si presume che la sua esportazione nei mercati esteri, in particolare quelli di Stati Uniti, Russia e Francia, risalga solo al 1860, con l’Unità d’Italia. Da allora la tecnologia si è messa al passo ma le tecniche di coltivazione sono rimaste le stesse, portando a noi un prodotto incredibile.

Le caratteristiche e gli usi in cucina dei limoni di Amalfi

Quando vi trovate con un limone Costa d’Amalfi tra le mani, il consiglio è uno: prima di ogni altra cosa, annusatelo perché nella buccia si sente tutto l’aroma del frutto grazie ai suoi composti ossigenati. Lo Sfusato Amalfitano è il limone che contiene il più alto contenuto di acido ascorbico e un elevato numero di ghiandole oleifere nel flavedo ed è ricco di oli essenziali.

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La delizia al limone di Sal De Riso

Buonissimo anche al naturale, con del sale o dello zucchero, è ovviamente un ottimo aromatizzante: carne, pesce, verdure di ogni genere, unitamente a frutti esotici, sono i suoi compagni ideali. È adoperato anche per produrre il limoncello, e alcuni bar di Amalfi e dintorni servono persino il caffè al limone, il babà al limone, e torte e dolciumi tipici locali, nonché gelati e granite. Impossibile non citare la delizia al limone, il dolce con pan di spagna e crema al limone a forma di cupola, tipico della costiera sorrentina, creato dal pasticciere Carmine Marzuillo nel 1978. Oggi esiste anche una versione amalfitana, creata da Salvatore De Riso, più elaborata, che può essere degustata sia in versione monoporzione che come torta.

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Quello che i piatti non dicono
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