
Esistono delle cose, nella vita, di cui siamo così tanto convinti che è davvero difficile accettare di aver sempre sbagliato. Eppure molti dicono che non si smette mai di imparare e, in effetti, è proprio così: perciò, in questo articolo, vogliamo avallare questa tesi e smontare una convinzione che quasi mai nessuno avrebbe pensato di mettere in discussione. I nachos, quei croccanti triangolini di mais fritti o tostati, in realtà, non si chiamano così: il loro vero nome è totopos. Ma, allora, perché li chiamiamo nachos? Perché, in fondo, non è del tutto sbagliato ma dipende da come vengono serviti e dal piatto che ci troviamo di fronte: ti spieghiamo tutto di seguito.
"Pensavo fossero nachos… invece erano totopos": qual è la differenza
Sebbene sia una preparazione che arriva dal lontano Messico, tutti conosciamo i nachos: li abbiamo mangiati almeno una volta in un ristorante, a una festa o addirittura come snack al cinema. Comunque, se per qualche oscuro motivo non ne conosci minimamente l'esistenza, si tratta di triangolini di mais serviti con formaggio fuso, guacamole, jalapeños e salse varie. Fin qui tutto bene… qual è il problema quindi? Che molto spesso, quando utilizziamo la parola nachos, ci riferiamo anche soltanto ai triangolini di mais: in realtà, però, questi ultimi si chiamano totopos.
La confusione nasce soprattutto fuori dal Messico dove, appunto, il termine nachos è diventato una sorta di etichetta generica per indicare le tortilla chips triangolari. Nella tradizione messicana, invece, la distinzione è molto chiara e netta: i totopos sono le tortillas tagliate e fritte, mentre i nachos sono un vero e proprio piatto preparato usando i totopos come base, poi ricoperti da ingredienti vari.

Totopos prima, nachos poi: da dove nascono
Ci troviamo quindi di fronte a due prodotti strettamente collegati, ma appartenenti a categorie diverse: uno è un ingrediente che funge da base per realizzare il secondo, una ricetta completa che prevede l'aggiunta di altri elementi. Nonostante camminino di pari passo, la loro nascita risale a periodi storici diversi. I totopos sono molto più antichi dei nachos e affondano le loro radici nella cucina tradizionale dell'Oaxaca e dell'Istmo di Tehuantepec. Secondo diversi fonti, derivano dall'abitudine di recuperare le tortillas avanzate tagliandole e cuocendole nuovamente per conservarle più a lungo. Anche il termine totopo sembra avere origini ancora più antiche e deriverebbe dal nahuatl tlaxcaltotopochtl, parola composta da tlaxcalli, ossia "tortilla", e totopoktli, ovvero ovvero "tostato" o "abbrustolito": si tratta di un riferimento diretto alla preparazione tradizionale di queste chips di mais. Infatti, secondo la tradizione messicana autentica, i totopos vengono preparati a partire da tortillas ottenute con mais nixtamalizzato, cioè sottoposto a un antico processo di lavorazione con acqua e calce alcalina che migliora consistenza, sapore e proprietà nutrizionali del cereale.

I nachos, invece, hanno una storia molto più recente e documentata: furono inventati nel 1940 a Piedras Negras, città messicana al confine con il Texas, da Ignacio Anaya García, maître del ristorante del Victory Club. La ricostruzione più accreditata dice che un gruppo di mogli di militari statunitensi arrivò nel locale quando la cucina era ormai chiusa: per improvvisare qualcosa da servire, Anaya tagliò delle tortillas di mais in triangoli e le ricoprì di formaggio e jalapeños e le mise a scaldare. Quando le clienti chiesero il nome della ricetta, egli rispose: "Nachos especiales". Sembra infatti che "Nacho" fosse proprio il soprannome affibbiato a Ignacio. Da quel momento il piatto cominciò a diffondersi rapidamente negli Stati Uniti, soprattutto negli Stati del Sud, trasformandosi in uno dei simboli della cucina Tex-Mex. Nel tempo la ricetta si è evoluta fino a includere cheddar, carne macinata, fagioli, panna acida, guacamole e numerosi altri topping. È proprio questa versione ricca e abbondante che oggi domina l'immaginario collettivo e corrisponde alla definizione più comune di "nachos".