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11 Febbraio 2026 12:10

Rider sfruttati e salari insufficienti: cosa sta succedendo a Glovo e cos’è il caporalato digitale

La società italiana Foodinho, che gestisce la piattaforma di delivery Glovo, è stata messa sotto controllo giudiziario con l'accusa di caporalato. Il provvedimento è arrivato dopo alcune testimonianze dei rider, che hanno denunciato paghe molto basse e condizioni di lavoro pessime.

A cura di Arianna Ramaglia
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Il mondo delle consegne a domicilio è recentemente finito sotto accusa a seguito di un'indagine della Procura di Milano che ha disposto il controllo giudiziario su Foodinho srl, società italiana che gestisce la piattaforma di delivery Glovo. L'ipotesi di reato è quella di sfruttamento dei lavoratori, messa in luce da una serie di accertamenti condotti dal Nucleo Ispettorato del Lavoro dei Carabinieri, mandati dalla Procura, e da numerose denunce dei rider che, finalmente, sono stati ascoltati.

Condizioni di lavoro pessime e paghe minime: cosa emerge dalle testimonianze

È notizia ben nota già da tempo che quello dei fattorini delle consegne a domicilio non è un lavoro semplice: chilometri e chilometri percorsi in tempi strettissimi, spesso su una bicicletta e con qualsiasi condizione meteorologica. Un lavoro che, al netto di tutto questo, non viene adeguatamente pagato, anzi: gli stipendi sono decisamente bassi, in alcuni casi addirittura sotto la soglia di povertà, aggirandosi tra i 700 e 1.200 euro al mese per 10/12 ore al giorno, sei o sette giorni su sette. Per questo, la società Foodinho e Oscar Pierre, il suo amministratore unico, sono indagati per aver gestito un sistema di lavoro basato sullo sfruttamento di circa 40.000 rider in tutta Italia – di cui 2.000 solo a Milano, sede dell'azienda – approfittando della condizione di bisogno economico dei lavoratori, spesso di origine straniera.

La Procura ha raccolto numerose testimonianze dei rider e tutti loro hanno dichiarato di non riuscire neanche a coprire le spese, di essere costantemente geolocalizzati e di essere penalizzati se non risultano disponibili durante l'orario di lavoro. "Uso una bicicletta elettrica che ho acquistato io, ricevo in media 2 euro e 50 centesimi a consegna, con incrementi legati alla distanza o ai fine settimana e penalizzazioni in caso di ritardo, circa 10/15 consegne al giorno con punte anche di 20/25 percorrendo tra i 50 e 60 km, rimango collegato all'app per circa dodici ore al giorno dalle 10 alle 22″ è una delle tante testimonianze dei rider riportate dal Corriere della Sera. Un sistema che non prevede nessuna garanzia, senza un minimo di tutela, in condizioni spesso disastrose in cui "se mi rubano la bici o la batteria, tutte le spese sono a carico mio", come se il peso non fosse già abbastanza.

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Il provvedimento è stato disposto dal procuratore Paolo Storari, secondo cui gli illeciti contestati all'amministratore Pierre sono da imputare a tutta l'organizzazione lavorativa, non al singolo. In ogni caso, il controllo giudiziario sotto cui si trova la Foodinho prevede delle figure da affiancare agli amministratori: quindi, non si tratta di una chiusura, né tantomeno di una sostituzione degli organi amministrativi, ma di una supervisione da parte di amministratori giudiziari nominati dal tribunale che hanno il compito di sistemare ed eliminare pratiche illegali.

Perché si parla di caporalato digitale?

L'accusa rivolta a Glovo, alla Foodinho e al suo amministratore è quella di caporalato, ossia, più semplicemente, di sfruttamento dei lavoratori. In questo caso, però, si sta parlando di uno specifico tipo di caporalato, quello digitale: qui non è una persona a gestire le prenotazioni, ma un software. Secondo le testimonianze, non c'è nessun tipo di interazione umana, ma tramite l'app i rider ricevono una notifica sul ristorante in cui andare, sul numero identificativo dell'ordine e sull'indirizzo di consegna. In questo meccanismo, è la stessa app a decidere a chi assegnare le consegne attraverso un sistema di ranking: maggiore è la disponibilità e il numero di consegne accettate, più alte sono le probabilità di ricevere incarichi nelle fasce orarie migliori. Un meccanismo che potrebbe apparire come un'assegnazione basata sulla meritocrazia ma che, nei fatti, ti costringe soltanto a dover lavorare di più, a prescindere dai tempi e dalle condizioni, per cercare di guadagnare quel poco in più ma per essere, comunque, ai limiti della povertà.

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