
Se sei un napoletano, forse penserai che in questo articolo parleremo di un dolce che unisce due tipicità dell'arte dolciaria partenopea: il babà e il roccocò. E hai ragione, ma solo in parte: si tratta infatti di un semifreddo, in cui da una parte abbiamo un babà e dall'altra una storia davvero affascinante e molto curiosa. Il dolce, nato dalle mani e dalla mente di Emilio Goglia – proprietario della pasticceria Emilio Il Pasticciere a Casal di Principe (Caserta) -, è diventato oggi un vero e proprio simbolo della tradizione gastronomica casertana, tanto da essere acquistato come un souvenir a tutti gli effetti. Vediamo insieme di cosa si tratta e come questa creazione si incrocia con uno dei nomi più famosi della moda italiana.
Tra babà, crema e cioccolato: com'è fatto
Partiamo subito con quello che ci interessa di più: cos'è il Roccobabà? "Non è un babà farcito, non è un semifreddo al cioccolato, è semplicemente il Roccobabà": è con questa frase che la pasticceria parla, sul proprio sito ufficiale, del suo prodotto di punta. Il Roccobabà – oggi marchio registrato – nasce nel 1997 per opera di Emilio Il Pasticciere, proprietario dell'omonima pasticceria insieme a suo figlio Nicola. Il protagonista, come avevamo (giustamente) immaginato, è proprio lui: un babà che, dopo essere stato bagnato, viene farcito con una morbida crema e poi avvolto da uno strato di cioccolato. Il risultato è pensato per essere qualcosa di diverso dalla semplice somma delle singole parti: nel Roccobabà, infatti, babà, crema e cioccolato finiscono per fondersi dando vita a un'unica preparazione.

Anche la temperatura di servizio gioca un ruolo importante. Mentre per il babà classico non esiste una temperatura precisa alla quale debba essere necessariamente servito (tendenzialmente a temperatura ambiente), il Roccobabà viene acquistato a circa -18 °C e deve raggiungere i 4 °C prima di essere gustato. La stessa pasticceria consiglia infatti di consumarlo entro le due ore successive all'acquisto, così da permettergli di raggiungere la consistenza ottimale.
L'incontro con l'alta moda e la nascita del nome
Oltre a essere buonissimo, questo dolce — o meglio, il suo nome — nasconde una storia davvero curiosa. Alle origini, infatti, il Roccobabà aveva una denominazione decisamente meno originale: "babà semifreddo al cioccolato". Un nome molto più descrittivo, pensato semplicemente per spiegare in modo diretto la natura del prodotto. Il nome, così curioso e ormai immediatamente riconoscibile, arrivò grazie a Rocco Barocco, lo stilista che si imbatté casualmente nel dolce e ne rimase colpito. Era il 2000 quando, durante il programma televisivo La Vita in Diretta, quell'incontro si trasformò in un vero e proprio gioco di parole: "Rocco" e "babà" vennero uniti in un'unica parola, dando vita al nome Roccobabà.
Un simpatico gioco linguistico nato da un episodio che poteva sembrare apparentemente insignificante, ma che si è rivelato tutt'altro. Da quel momento, infatti, quel nome è diventato parte integrante dell'identità del dolce, contribuendo alla riconoscibilità e alla crescente popolarità di una creazione che, ancora oggi, rappresenta una delle specialità più caratteristiche della pasticceria casertana.
