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10 Settembre 2026 15:00

Quando la pasticceria incontra l’alta moda: cos’è il Roccobabà e perché si chiama così

Un babà, una crema, uno strato di cioccolato e un nome decisamente originale. Il Roccobabà è una specialità casertana dalla storia particolare, legata a un incontro inaspettato con uno dei protagonisti della moda italiana.

A cura di Arianna Ramaglia
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Foto dal profilo Facebook Emilio il Pasticciere

Se sei un napoletano, forse penserai che in questo articolo parleremo di un dolce che unisce due tipicità dell'arte dolciaria partenopea: il babà e il roccocò. E hai ragione, ma solo in parte: si tratta infatti di un semifreddo, in cui da una parte abbiamo un babà e dall'altra una storia davvero affascinante e molto curiosa. Il dolce, nato dalle mani e dalla mente di Emilio Goglia – proprietario della pasticceria Emilio Il Pasticciere a Casal di Principe (Caserta) -, è diventato oggi un vero e proprio simbolo della tradizione gastronomica casertana, tanto da essere acquistato come un souvenir a tutti gli effetti. Vediamo insieme di cosa si tratta e come questa creazione si incrocia con uno dei nomi più famosi della moda italiana.

Tra babà, crema e cioccolato: com'è fatto

Partiamo subito con quello che ci interessa di più: cos'è il Roccobabà? "Non è un babà farcito, non è un semifreddo al cioccolato, è semplicemente il Roccobabà": è con questa frase che la pasticceria parla, sul proprio sito ufficiale, del suo prodotto di punta. Il Roccobabà – oggi marchio registrato – nasce nel 1997 per opera di Emilio Il Pasticciere, proprietario dell'omonima pasticceria insieme a suo figlio Nicola. Il protagonista, come avevamo (giustamente) immaginato, è proprio lui: un babà che, dopo essere stato bagnato, viene farcito con una morbida crema e poi avvolto da uno strato di cioccolato. Il risultato è pensato per essere qualcosa di diverso dalla semplice somma delle singole parti: nel Roccobabà, infatti, babà, crema e cioccolato finiscono per fondersi dando vita a un'unica preparazione.

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Emilio e Nicola Goglia – Foto dal profilo Facebook Emilio il Pasticciere

Anche la temperatura di servizio gioca un ruolo importante. Mentre per il babà classico non esiste una temperatura precisa alla quale debba essere necessariamente servito (tendenzialmente a temperatura ambiente), il Roccobabà viene acquistato a circa -18 °C e deve raggiungere i 4 °C prima di essere gustato. La stessa pasticceria consiglia infatti di consumarlo entro le due ore successive all'acquisto, così da permettergli di raggiungere la consistenza ottimale.

L'incontro con l'alta moda e la nascita del nome

Oltre a essere buonissimo, questo dolce — o meglio, il suo nome — nasconde una storia davvero curiosa. Alle origini, infatti, il Roccobabà aveva una denominazione decisamente meno originale: "babà semifreddo al cioccolato". Un nome molto più descrittivo, pensato semplicemente per spiegare in modo diretto la natura del prodotto. Il nome, così curioso e ormai immediatamente riconoscibile, arrivò grazie a Rocco Barocco, lo stilista che si imbatté casualmente nel dolce e ne rimase colpito. Era il 2000 quando, durante il programma televisivo La Vita in Diretta, quell'incontro si trasformò in un vero e proprio gioco di parole: "Rocco" e "babà" vennero uniti in un'unica parola, dando vita al nome Roccobabà.

Un simpatico gioco linguistico nato da un episodio che poteva sembrare apparentemente insignificante, ma che si è rivelato tutt'altro. Da quel momento, infatti, quel nome è diventato parte integrante dell'identità del dolce, contribuendo alla riconoscibilità e alla crescente popolarità di una creazione che, ancora oggi, rappresenta una delle specialità più caratteristiche della pasticceria casertana.

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Foto dal profilo Facebook Emilio il Pasticciere
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