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15 Gennaio 2026 10:55

Prezzi del cibo aumentati del 24% in 4 anni, l’Antitrust indaga sul ruolo della Gdo

Dall’aumento dei prezzi sugli scaffali allo squilibrio tra produttori e supermercati: l’Autorità indaga su come il potere della grande distribuzione stia incidendo sui costi del cibo e sulla filiera agroalimentare.

A cura di Francesca Fiore
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Negli ultimi anni fare la spesa è diventato sensibilmente più caro, molto più di quanto racconti l’inflazione nel suo complesso. È da qui che parte l’indagine conoscitiva avviata dall’Antitrust sul ruolo della Grande distribuzione organizzata, la cosiddetta Gdo, lungo la filiera agroalimentare.

I numeri Istat parlano chiaro: tra ottobre 2021 e ottobre 2025 i prezzi dei beni alimentari sono cresciuti del 24,9%, contro un’inflazione generale del 17,3%. Una distanza che si sente tutta nel carrello e che ha spinto l’Autorità ad approfondire cosa accade tra campi, industrie e scaffali.

Chi produce non guadagna, chi vende guadagna troppo

Uno dei punti centrali dell’indagine, come riporta l'Ansa, riguarda lo squilibrio di potere contrattuale tra chi produce il cibo e chi lo vende al dettaglio. Gli agricoltori e molti trasformatori si trovano spesso a negoziare con colossi della distribuzione che hanno una forza contrattuale molto maggiore.

Il risultato è una filiera dove i costi aumentano a monte, ma la capacità di spuntare prezzi equi per i produttori resta limitata. E questo, alla lunga, mette sotto pressione la sostenibilità economica delle aziende agricole e della produzione alimentare.

Secondo l’Antitrust, il momento decisivo della filiera è lo scambio tra fornitori e distributori: è qui che si decide quanto viene pagato un prodotto agricolo o alimentare e, di riflesso, quanto finirà per costare al consumatore. Questo passaggio non riguarda solo il prezzo del prodotto in sé, ma anche una serie di condizioni commerciali che possono incidere in modo rilevante sui margini dei produttori.

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Servizi, promozioni e costi “invisibili”

L’indagine analizzerà anche le richieste economiche che le catene della Gdo rivolgono ai fornitori per una serie di servizi: entrare in assortimento, ottenere una buona posizione sugli scaffali, partecipare alle promozioni o lanciare un nuovo prodotto.

Questi costi, spesso riassunti nel termine trade spending, non sono sempre visibili al consumatore, ma incidono sul prezzo finale e sulla possibilità per i piccoli produttori di competere ad armi pari.

Il peso crescente dei prodotti a marchio del supermercato

Un altro tema chiave è quello delle private label, i prodotti a marchio del distributore: negli ultimi anni hanno conquistato sempre più spazio sugli scaffali e rappresentano una leva strategica fondamentale per la Gdo. Da un lato offrono prezzi più bassi ai consumatori, dall’altro rafforzano il potere delle catene nella gestione degli acquisti e nel posizionamento dei prodotti, con effetti diretti sulla concorrenza e sull’equilibrio della filiera.

Per l’Antitrust, il modo in cui la grande distribuzione gestisce acquisti, servizi e prodotti a marchio proprio influisce direttamente sulla formazione dei prezzi e sulla concorrenza. In altre parole, su quanto paghiamo il cibo ogni giorno.

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