Pizza e birra, un abbinamento che fa parte dell’antropologia di una nazione. Un binomio unico che rappresenta socialità, gioia, buon gusto: eppure non è sempre stato così. La storia di questo abbinamento è relativamente recente rispetto alla storia della pizza stessa. In verità, ammettendo che la pizza "moderna" abbia circa 300 anni, per la maggior parte del tempo la tonda è stata accompagnata dal vino e non dalla birra. Solo negli ultimi 50 anni infatti la birra ha preso il proprio posto sui banconi di marmo delle pizzerie italiane.

In principio era il vino

Contrariamente alla credenza popolare che vede la pizza nascere dopo l’Unità d’Italia, con una preparazione dedicata alla Regina Margherita di Savoia, la pizza nasce molti anni prima. È probabile che l’idea di disporre degli ingredienti su un impasto di pane sia addirittura risalente agli Egizi, il cui lascito sarebbe andato ai Greci e così via.

La pizza napoletana in particolare nasce intorno al 1700, come piatto popolare e amatissimo sin da subito. Nei tanti racconti che Matilde Serao, una delle più fini scrittrici del ‘900, fa della città di Napoli c’è sempre il vino come accompagnamento alla pizza. Il classico fiaschetto di vino impagliato è onnipresente nelle rappresentazioni artistiche: dalle opere della Serao ai dipinti di Salvator Rosa, passando per i grandi maestri dell’arte presepiale napoletana. Il vino è l’accompagnamento a tutto, che sia pasta, pizza o mozzarella, almeno fino agli anni ‘50.

Dal boom economico ai giorni nostri, l’abbinamento vincente

Fino agli anni ‘50 le pizzerie non potevano vendere alcolici a causa di una legge introdotta dal governo fascista. Giocoforza c’è il binomio col vino, soprattutto nella vendita a spicchi, porta a porta. Le persone si portavano il vino fatto in casa, come nelle fiaschetterie romane. Con il boom economico nascono due congiunzioni particolari.

La prima è legislativa: per via del rilascio della cosiddetta licenza speciale, i proprietari delle pizzerie hanno l’autorizzazione a vendere alcolici di gradazione pari o superiore agli 8 gradi, tra cui il vino e la birra. Grazie invece al costo ridotto del fermentato, accompagnato a un piatto popolare dal costo altrettanto ridotto, l’abbinamento pizza-birra spopola in città.

L'abbinamento pizza e birra diventa l’espressione della possibilità offerta a tutti, anche ai meno abbienti, di andare a mangiare al ristorante, esattamente com'è avvenuto negli Stati Uniti con la nascita dei fast food nella storia dell’hamburger.

Con il boom economico, inoltre, i consumi della birra crescono a dismisura, superando le barriere imposte dai provvedimenti fiscali ereditati dal regime fascista. La birra assume interesse nazionale, diventando una valida alternativa alle classiche bevande analcoliche. Negli anni ‘60 la pizzeria si afferma in tutta la nazione come luogo sociale per il pasto fuori casa della medio borghesia, un pasto accessibile e democratico, contribuendo così all’emancipazione di quella classe sociale che, fino a qualche anno prima, ha visto solo "gli altri" andare al ristorante.

Scena emblematica è in "Ladri di biciclette", capolavoro di Vittorio De Sica: papà e figlio, in preda alla disperazione, trovano rifugio in una trattoria napoletana a Roma. Il locale è praticamente diviso in due: da una parte le famiglie ricche (anche alle spalle dei protagonisti), dall’altro quelle povere, in sottofondo la Tammurriata Nera e il papà Antonio che chiede la pizza e un litro di vino. Ripiegheranno su due meravigliose mozzarelle in carrozza filanti.

Altra congiunzione astrale legata al binomio pizza e birra è lo spostamento della Peroni a Napoli. La birra lombarda dagli anni ‘20 in poi ha attuato una grande politica espansionistica, arrivando a diventare il primo marchio italiano. Nel 1953 inaugura la nuova fabbrica di Napoli-Miano, realizzata su progetto redatto dallo studio Harley-Ellington & Day di Detroit. Con l’apertura della fabbrica si producono ingenti campagne pubblicitarie in modo da associare il marchio della birra alla ristorazione partenopea. Gadget, doni, sconti: la Peroni diventa una birra "napoletana" e, ancora oggi, in tante pizzerie storiche della città si possono intravedere gli accessori che il birrificio ha regalato ai locali.

Pizza e birra fa male?

Questa è una domanda che si fanno in molti ultimamente. Pizza e birra non fa male, una buona birra weiss per la pizza o una buona birra artigianale sono ottimi accompagnamenti al piatto. La vera domanda è che tipo di birra abbinare e soprattutto come viene versata e spillata. A tal proposito l'Associazione Verace Pizza Napoletana ha ideato un corso per scoprire il miglior modo per abbinare pizza e birra.

L'idea che pizza e birra sia un abbinamento sbagliato nasce dall’errata convinzione che i lieviti dei due prodotti facciano contrasto "in pancia" e che continuino la maturazione, bloccando la digeribilità.

La cosa non ha senso e il perché è semplice: i lieviti muoiono intorno ai 60 gradi, le pizze vengono cotte tra i 300 e i 480 gradi a seconda dello stile che si sceglie. La spillatura e il versaggio, dunque, non creeranno alcun disturbo se l’anidride carbonica riesce a fuoriuscire interamente. Se questo processo avviene, la birra non solo non gonfierà, ma chi la assume ne desidererà ancora perché avvertirà una sensazione di leggerezza.

Per molti con la pizza è meglio il vino, un binomio che sta tornando in auge, soprattutto nelle pizzerie di alta fascia. Non c’è una regola precisa, la pizza permette una sconfinata tavolozza di abbinamenti possibili sia negli ingredienti che negli abbinamenti con le bevande quindi, molto semplicemente: de gustibus.