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9 Ottobre 2026 13:00

Sembrano mirtilli ma sanno di pera: alla scoperta del pero corvino, il pometto selvatico d’Italia

Non si tratta di una varietà di pere, ma di un arbusto molto suggestivo che durante l'estate dona piccoli pomi simili a mirtilli nell'aspetto e dal gusto molto dolce, usati tradizionalmente per realizzare confetture e distillati.

A cura di Federica Palladini
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Pianta antica e affascinante, il pero corvino è un alberello rigoglioso che, quando c’è, non passa inosservato. Cresce in diverse aree del mondo e in quasi tutto il territorio italiano (comune nelle regioni centrali e settentrionali rispetto al meridione e alle isole), ma in Italia non è molto diffuso in termini di volume: ama in particolare le posizioni soleggiate sia sul livello del mare (lo troviamo in parchi, giardini, orti botanici in veste ornamentale) sia in zone collinari e montuose, arrivando fino ai 2000 metri di altezza, tra radure e pendii scoscesi di Alpi e Appennini. Si tratta di una pianta resistente, che non ha paura del freddo o dei terreni poveri, e alla vista cattura l’attenzione tutto l’anno: a primavera fiorisce e diventa candida, in estate è ricoperta di foglie verdi e di frutti violacei simili a bacche – anche se tecnicamente si chiamano pomi o pometti – mentre in autunno le fronde si colorano di un rosso acceso. Il suo nome botanico è Amelanchier ovalis e fa parte della grande famiglia delle Rosacee, la stessa che comprende mele, pere, nespole: la denominazione di pero corvino si rifà proprio ai suoi frutti, che ricordano pometti dalle sfumature quasi nerastre (l’associazione più spontanea, in realtà, è quella con i mirtilli) e sì, sono commestibili.

Pero corvino: come riconoscerlo

Il pero corvino è un arbusto dal portamento cespuglioso, con rami sottili, alto generalmente tra 1 e 3 metri, che si sviluppa in larghezza. Le foglie sono di forma ovoidale o ellittica, cadono in inverno e, quando compaiono nel mese di marzo, risultano coperte da una peluria biancastra, che con il tempo scompare, lasciando posto a una superficie glabra, liscia, solcata da venature giallo-verdi e dai bordi seghettati. Prima delle foglie, solitamente, compaiono i fiori a grappolo, caratterizzati da cinque petali allungati e di colore bianco, tanto che la fioritura sull’albero quando ancora è spoglio si rivela molto suggestiva. Nei mesi estivi a essere protagonisti sono i frutti: inizialmente sono dei pomi in miniatura verdi, poi passano al rossastro, mentre a completa maturazione si scuriscono notevolmente, diventando di un viola-blu intenso, restando di piccole dimensioni.

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I frutti del pero corvino: si mangiano o no?

La risposta alla domanda è positiva: i frutti del pero corvino, seppur rari in disponibilità, sono commestibili solo da maturi, in un periodo che varia a seconda della loro posizione, tra luglio e agosto. Il loro sapore è particolarmente dolce, paragonato spesso a quello della pera (da qui il nome), del miele e dei fichi, con un retrogusto in certi casi leggermente acidulo. Ne sono attratti gli uccelli così come le api: la pianta è infatti ricca di nettare e altamente mellifera, anche se la sua presenza sporadica nei boschi rende rara la produzione di un miele monoflora. La polpa è farinosa, mentre a prevalere una volta aperto il pometto sono i semi, caratteristiche che rendono questa specie poco appetibile al consumo fresco.. La polpa è farinosa e scarsa, mentre a prevalere una volta aperto il frutto sono i semi, caratteristiche che rendono questa specie poco appetibile. Un recente studio ne ha analizzato la composizione (prendendo in esame Amelanchier ovalis selvatici presenti in Spagna) dove spiccano sorbitolo, dall’elevato potere dolcificante, vitamina E e acidi grassi insaturi, che ne mette in luce una potenziale significativa attività antiossidante.

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Come si usa in cucina il pero corvino

Il pero corvino ai nostri giorni è un albero soprattutto decorativo e anche gli arbusti che crescono spontanei in montagna vengono preservati: se non sei pratico di foraging o con te non c’è un esperto, evita la raccolta spontanea per non rischiare scambi con specie tossiche presenti nei boschi. Nel caso del pero corvino, inoltre, va considerata una particolarità: come per i semi della mela, anche i suoi nocciolini contengono piccole dosi di glucosidi cianogenici. Mangiare qualche pometto crudo è innocuo, ma per preparazioni abbondanti o confetture è sempre preferibile setacciare la polpa e scartare i semi. In questo caso il rischio è di fare confusione con le molteplici varietà di bacche che si possono reperire lungo i sentieri. L’utilizzo in gastronomia si lega soprattutto a preparazioni che arrivano dal mondo contadino, impiegando i frutti freschi in veste di tradizionali confetture, per realizzare composte di frutta, da crudi in macedonie o in versione essiccata per arricchire gli impasti di dolci e torte, merito del suo essere particolarmente zuccherino. Si adatta bene alla realizzazione di distillati pregiati, tra i più noti la grappa di pero corvino.

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