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2 Maggio 2026 16:00

Perché diciamo “alla spina”? Da dove viene il nome della birra spillata al bancone

Una tipologia di servizio che nasce in Inghilterra in epoca vittoriana e che oggi è diffusa in tutto il mondo. All'inizio prevedeva l'utilizzo di un rubinetto inserito in una botte di legno: oggi, invece, è composta da un sistema più complesso e affidabile.

A cura di Arianna Ramaglia
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Ci sono molte cose nella nostra vita che diamo per scontate, così comuni da non spingerci a chiederci perché si facciano in un certo modo o perché si chiamino così. Eppure, arriva un momento in cui ci si ferma a porsi degli interrogativi semplici, quasi banali, a cui però non si sa dare una risposta. Uno di questi è: perché si chiama birra alla spina? Se te lo sei mai chiesto, o se la curiosità è nata leggendo semplicemente il titolo di questo articolo, te lo spieghiamo di seguito.

Una botte forata e un rubinetto: l'origine dell'espressione

Partiamo subito col dire che non si tratta di una particolare tipologia di birra, ma di uno specifico metodo di servizio, alternativo alla classica bottiglia o lattina. Per capire da dove derivi il nome, dobbiamo fare un piccolo passo indietro nella storia. Tutto inizia nei pub dell'Inghilterra vittoriana, dove la birra veniva conservata in botti di legno collocate dietro il bancone: per servirla, veniva praticato un foro nel legno in cui veniva inserito una sorta di rubinetto. Proprio quest'ultimo era la famosa "spina", che serviva a versare la birra direttamente nel boccale sfruttando la forza di gravità.

Con il tempo, questo metodo si è diffuso in tutta Europa e nel mondo, evolvendosi grazie a moderne tecniche di spillatura. In particolare, con l'avvento di fusti metallici e l'impiego di alcuni gas come l'anidride carbonica e l'azoto, il sistema si è perfezionato ulteriormente, garantendo una pressione stabile e una spillatura uniforme.

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Come funziona la spillatura oggi

Naturalmente, quando oggi ordini una birra alla spina, non ti trovi di fronte a una botte forata, ma a un piccolo sistema composto da fusto, gas, tubazioni e rubinetto. Il meccanismo funziona più o meno così: il fusto, generalmente in acciaio, contiene la birra ed è collegato a un sistema a pressione che utilizza anidride carbonica o miscele di gas per spingere il liquido fino al punto di erogazione.

La qualità di una buona spillatura, però, dipende da diversi fattori. In primo luogo, l'abilità del barista, che regola il flusso in modo da ottenere equilibrio tra liquido e schiuma. La temperatura del fusto è un altro aspetto da non sottovalutare: deve essere mantenuta tra i 4 e gli 8 °C per garantire freschezza e preservare gli aromi. Infine, l'inclinazione del bicchiere, che dovrebbe essere di 45 gradi in modo da creare una schiuma compatta e stabile: questa, infatti, aiuta a mantenere intatti gli aromi, a formare una sorta di strato protettivo che ritarda l'ossidazione, conservandone al meglio il sapore, e a trattenere l'anidride carbonica, limitando la sua dispersione rapida.

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Quante tipologie di spillatura esistono?

Sebbene per birra alla spina si intenda una tipologia di servizio, la spillatura può essere fatta in diversi modi: le tecniche cambiano in base allo stile e alla tradizione birraia di riferimento. Per questo motivo, esistono quattro tecniche principali – tedesca, belga-olandese, irlandese e inglese -, ognuna pensata per esaltare le caratteristiche specifiche della birra. La spillatura tedesca, per esempio, è più lenta e avviene in più fasi: si lascia formare molta schiuma, in modo da favorire la fuoriuscita dell'anidride carbonica in eccesso, ottenendo una bevanda più digeribile. Quella belga o olandese, invece, prevede il cosiddetto "taglio della schiuma", una tecnica che serve a eliminare le bolle più grandi e rendere la superficie più compatta e stabile.

Diverso ancora è il metodo irlandese in cui entra in scena una miscela di azoto e anidride carbonica che crea una schiuma fine, cremosa e molto persistente e dona alla bevanda una texture quasi vellutata. Arriviamo, infine, all'ultima tipologia, quella inglese che privilegia una spillatura più delicata, spesso con una pompa manuale, che produce birre meno frizzanti e con poca schiuma, mettendo in risalto la complessità degli aromi.

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